“Chi denuncia non deve restare solo”: associazioni antiracket lanciano monito: “Basta dire che va tutto bene”

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Non si deve restare soli. E’ questo il monito emerso dall’assemblea regionale delle associazioni antiracket della Puglia aderenti alla Fai. L’isolamento è nocivo prima, durante e dopo la denuncia del sopruso, la richiesta del cosiddetto pizzo. Un messaggio che assume un valore ancora più alto perché è stato lanciato da una delle aziende di Lazzaro D’Auria, imprenditore e vicepresidente dell’associazione antiracket Foggia. Colui che più volte ha subito minacce e danni materiali per aver denunciato coloro che volevano estorcere denaro.

“Mi aspettavo meno persone, forse la gente in provincia di Foggia che crede nella legalità sta aumentando. Siamo grati alla Squadra Stato e alla e ringraziamo Chiara Colosimo (presidente commissione parlamentare antimafia, ndr) per la sua presenza. Squadra che vince non si cambia, anche se chi è subentrato sta svolgendo un ottimo lavoro”, ha evidenziato l’imprenditore di origini campane. “La nostra azione, quella dell’associazione, sta portando all’aumento anche di informazioni che destiniamo alle forze dell’ordine le quali poi confiscano i beni e i patrimoni. La Capitanata è ricca, ma questo cancro – quello dalla malavita – la impoverisce. Chi sceglie di vivere sulle spalle degli altri è un pover’uomo, un pezzo di puntini, puntini. Dobbiamo seguire le associazioni antiracket e antiusura per dare un futuro migliore ai nostri figli e nipoti. Oggi siamo al 50 per cento, dobbiamo arrivare almeno all’80. Dobbiamo lavorare per coinvolgere sempre più persone”.

L’incontro di ieri mattina si è tenuto a Cerignola. Era presente anche un imprenditore di Reggio Calabria che come D’Auria è stato minacciato dopo la denuncia dei soprusi o tentativi di estorsione ricevuti. Si tratta di Herbert Catalano, che ha ospitato l’associazione antiracket in Calabria qualche giorno fa. “L’associazione serve per aiutare gli imprenditori, il coraggio si trova quando si combatte insieme e si dialoga, anche noi facciamo parte della Squadra Stato, ognuno ha la sua battaglia. Dove c'è presenza e dialogo c'è sviluppo”, è stata la sua testimonianza.

Come detto, anche in questa occasione era presente la presidente della commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo, la quale ha annunciato il nuovo ruolo di Tano Grasso, antesignano nell’organizzare associazioni antiracket, come consulente per la commissione. “Lazzaro ha modificato questo posto in avamposto di libertà. Con Tano in commissione si ha più forza – ha evidenziato –. Abbiamo il dovere morale di un’altra narrazione per incidere sulla società civile che nell'indifferenza muore e fa morire. Spesso il fenomeno è stato sottovalutato. Ci dobbiamo mettere la faccia, non per essere eroi, ma per spiegare che c'è gente che a 20 anni sceglie di stare dalla parte giusta (riferendosi alla figlia di D’Auria, ndr). Non c'è solo da fare l’assemblea, noi dobbiamo dare risposte e vedendo questa sala piena è ancora più facile dire che la battaglia si può vincere. Agire così, da volontario, ha un significato enorme e magari può essere da esempio per altri imprenditori”.

Da poco più di un anno una delle associazioni è presente anche a Foggia. E’ stata intitolata ai fratelli Luciani. “Ascoltiamo vittime, ma parliamo anche col cittadino comune – ha spiegato il presidente locale Alessandro Zito –. Quando parliamo di mafia, tutti conoscono il nome, il cognome e il soprannome di chi fa parte di quel sistema. La gente sa quale sono le zone più delicate, quelle con più alta concentrazione di criminali, molti sanno i bar in cui entrare e non entrare. A Foggia chiudono le attività commerciali ma aprono sempre tanti bar. Noi vogliamo dare una mano, un supporto. Le forze dell’ordine non possono fare tutto da sole. Quando chiedo com’è la situazione però, tutti rispondono che ‘va bene’. È arrivato il momento di mettere un punto, l’alibi che non succede nulla ci porta a impoverire ancora di più la città. Rispetto a 20 anni fa è tutto peggiorato, ora tocca a noi difendere la nostra realtà”.

Dunque, come ha detto la commissaria straordinaria del governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura Maria Grazia Nicolò, “la denuncia è un atto dovuto, non si può più pensare di non farlo per paura. Forse qualcuno che non denuncia ha anche dei ‘vantaggi’ e ha convenienza a non farlo. Il percorso della denuncia non è più personale, ora non si è più soli. Le associazioni fanno un servizio di prossimità, non solo per l’imprenditore ma anche per le forze dell'ordine. Il commissario interviene a reato consumato. Presupposto essenziale è la denuncia. Interviene elargendo risorse. Anche dopo determinati servizi, l’imprenditore non deve essere lasciato solo, nemmeno dalla Squadra Stato. Le risorse devono essere erogate nel più breve tempo possibile, non far passare tanto tempo tra la denuncia e i sostegni”.

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