La scarcerazione del boss Sinesi ha colto tutti di sorpresa. Non è la prima volta che ritornava in libertà

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Sarebbe stato un aspetto burocratico a consentire la scarcerazione di Roberto Sinesi, considerato uno dei capi delle batterie della Società Foggiana. Un episodio che paradossalmente ha colto di sorpresa anche gli esponenti della criminalità organizzata del capoluogo dauno. La vicenda si interseca con il pentimento dei fratelli Francavilla, Ciro e Giuseppe, non per altro perché una delle batterie è composta proprio dalle due famiglie. La loro volontà di collaborare, però, nulla avrebbe a che vedere con la ritrovata libertà di Sinesi. E questo confermerebbe l’assoluta mancata consapevolezza dell’imminente scarcerazione. Sinesi, detto “Lo zio”, 62 anni, è tornato in libertà dopo anni al 41bis, carcere duro, scontati nell’ultimo periodo a Rebibbia, Roma (è poi ritornato in carcere, ndr). Non è, però, la prima volta che l’esponente della Società Foggiana riesce a uscire da un penitenziario. E’ accaduto nel marzo del 2016, ad esempio. L’uomo era ai domiciliari dal 2 settembre 2015 quando violò le prescrizioni di non allontanarsi dal comune di residenza e di non frequentare altri pregiudicati. Quel giorno, infatti, Sinesi prese parte a un banchetto nuziale di un amico, in una nota sala ricevimenti in agro di Lucera: a quella cerimonia vi erano numerosi pregiudicati e soggetti ritenuti “sodali” del suo clan.

Nel febbraio del 2018, invece, un altro banale errore permise a Sinesi di uscire dal carcere. Fu permesso da un grossolano “copia e incolla” del giudice per le indagini preliminari che si era limitato a riportare in ordinanza il contenuto della richiesta di arresto formulata dai pm della Dda di Bari. Identiche persino le note a piè di pagina.

Già all’epoca Sinesi era ritenuto capostipite della famiglia, oltre che uno dei vertici storici della Società Foggiana (probabilmente al pari di Rocco Moretti) ed era stato già condannato per mafia nei processi Panunzio e Day Before. Padre di Francesco Sinesi e suocero di Antonello Francavilla, la sua ascesa al potere risalerebbe al 1990 dopo l’uccisione di Gerardo Agnelli, detto “Professore”, e il ferimento di Michele Mansueto, i primi boss della “Società” assieme a Rocco Moretti e Giosuè Rizzi.

Il nome di Antonello Francavilla riporta ancora alla vicenda del pentimento dei fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla. E’ vero che hanno affermato di voler collaborare per restituire “un futuro migliore alla famiglia”, ma d’altro canto non è stato fatto mistero di una “rottura” con il cugino. Cosa questo potrà significare emergerà dai prossimi, eventuali interrogatori dei magistrati che ad oggi, per quanto è dato sapere, hanno ascoltato i ‘pentiti’ per un’ora circa. 

Ultime novità in merito a questa vicenda riguarda il ruolo delle mogli dei pentiti. La coniuge di Giuseppe Francavilla è una vigilessa in servizio al Comune di Foggia, come emerge dalla relazione che ha portato allo scioglimento del Consiglio comunale del capoluogo dauno, redatta dall’allora Prefetto di Foggia Carmine Esposito. Adesso la donna sarebbe in aspettativa retribuita, a differenza della compagna di Ciro Francavilla che è presente tra le collaboratrici alle dipendenze di un noto studio di professionisti della città.

Alla luce del pentimento e della scarcerazione, potrebbe mutare l’assetto della batteria Sinesi-Francavilla. A ‘reggere’ i Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese invece ci sarebbe Raffaele Tolonese, alias “Rafanill”. Infine, i Moretti-Pellegrino-Lanza sarebbero guidati da Rocco Moretti, detto “Il porco”, e famiglia. Proprio quest’ultimo personaggio, come detto considerato uno dei capi storici della Società Foggiana, ha avuto una ‘sorte’ diversa da Sinesi. 

Moretti, infatti, ha trascorso dietro le sbarre 32 anni degli ultimi 34, con solo 21 mesi da uomo libero. C’è quasi sempre il suo nome, infatti, nei blitz che raccontano la storia della mafia foggiana, sin dal maxi-processo Panunzio che fotografò il suo ruolo di boss (insieme a Giosuè Rizzi ammazzato a 59 anni il 12 gennaio 2012) nei primi anni di vita della “Società” sino all’operazione Game Over del 24 luglio scorso con 82 arresti, da cui emerge che nel gennaio 2017 – in uno dei rarissimi periodi di libertà – in un summit di mafia Moretti impose le nuove regole sullo spaccio di cocaina per monopolizzare il mercato della droga in città.

Potrebbe, dunque, essere imminente una nuova fase della criminalità organizzata foggiana, da sempre o quasi in azione tra periodi di lotta intestina e visione comune degli ‘affari’.

Nell’ultima relazione semestrale (secondo semestre del 2022, ndr) della Direzione investigativa antimafia (Dia) veniva evidenziato come “nonostante la detenzione degli esponenti di vertice e delle figure maggiormente carismatiche, la Società Foggiana sarebbe orientata alla sua progressiva espansione sia nei territori della provincia, sia oltre confine in direzione di regioni quali l’Emilia Romagna, l’Abruzzo ed il Molise. Ciò anche grazie al potenziamento delle batterie che, sebbene continuino ad attraversare alterni periodi di fibrillazioni e contrapposizioni anche violente, rappresentano il vero e proprio motore operativo dell’organizzazione mafiosa”. 

“Le articolazioni dotate di maggiori margini di autonomia decisionale, infatti, continuano a mostrare una comunanza di intenti nel perseguire il controllo del territorio mediante la commissione di reati tesi al reperimento di denaro da destinare agli illeciti scopi associativi, al sostentamento degli affiliati e all’assistenza legale dei detenuti. Al riguardo, in base all’analisi delle sentenze giudiziarie che hanno definitivamente statuito l’esistenza della Società Foggiana, si è appurato che nella cosiddetta cassa comune della stessa confluirebbero i proventi delle attività illecite di esclusiva pertinenza dell’associazione”, si legge infine.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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