Volevano ammazzare Massimo Casanova (Lega). Vivo per miracolo, denunciato pregiudicato Costantino Folla

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È la sera dell’8 marzo. Sono quasi le ore 20.00. Su Bosco Isola, la lunga striscia di terra dell’istmo di Lesina che separa le acque del lago dal mare, il sole è ormai calato. Gli operai della tenuta hanno terminato il lavoro e sono andati via. Nel rustico casolare che si affaccia sulla laguna sono rimasti l’europarlamentare e imprenditore Massimo Casanova e la sua famiglia, proprietari qui di due aziende agricole e zootecniche e di diversi ettari di terreno. Con loro anche un paio di amici. Lo scenario è quello ideale per introdursi e fare razzia di bovini. Agilmente. D’altronde non sarebbe la prima volta. Dal verbale che l’Attacco ha intercettato tramite fonti di polizia si evince che si muovono in sette. Cominciano ad armeggiare con la recinzione che delimita l’area. Un gioco da ragazzi. Il furgone che li accompagna, funzionale al trasporto animali, inizia ad entrare nel varco creato. Qualcuno se ne accorge, evidentemente non proprio tutti sono andati via, o forse è una telecamera. Allerta Casanova. L’imprenditore muove verso il punto indicato: effettivamente ci sono delle persone. I fari del furgone ne illuminano distintamente una su tutte: Costantino Folla. “Sempre lui”, riferiscono. Vecchia e non gradita conoscenza dell’europarlamentare. I pregressi giudiziari con il soggetto in questione, infatti, non si conterebbero più. Casanova è solo, non può agire senza rischiare in prima persona. Si allontana di qualche passo. Allerta Carabinieri e Guardia di Finanza col telefono. Intanto il furgone continua la marcia e i primi bovini vengono caricati sul mezzo. Il furto è in pieno svolgimento. Casanova è solo, sarebbe sciocco agire così. Ma bisogna contenere il danno. E allora un’altra telefonata, questa volta al sindaco di Lesina Primiano di Mauro, quindi alla Polizia Locale per verificare la possibilità di predisporre e fare intervenire una pattuglia. I sette, nel frattempo, hanno terminato il lavoro, il furgone muove verso l’esterno della proprietà e si allontana.

“Non è chiaro quanti bovini mi hanno portato via”, dichiarerà poi Casanova in fase di denuncia, “né ho copertura assicurativa dal momento che, considerati i numerosi furti e danneggiamenti subiti negli anni, le compagnie si rifiutano di procedere”. Non sarebbe la prima volta, dunque. Anzi. Ma non si può lasciar correre così. Non questa volta. Ormai è troppo, avrà pensato l’imprenditore. E quindi monta sulla sua auto e, assieme ad uno degli amici presenti quella sera in famiglia nel frattempo sopraggiunto, alla figlia quindicenne (evidentemente preoccupata per l’incolumità del padre) e una quarta persona, riesce a seguire le tracce lasciate dal furgone. 

Portano ai terreni comunali, sempre a Bosco Isola, nei pressi della foce Schiapparo. Casanova sa chi occupa abusivamente quei terreni. Nel frattempo una pattuglia della Guardia di Finanza arriva in azienda, si torna indietro. Ed è qui che accade tutto, in pochissimi secondi: Casanova vede un’altra vettura procedere verso la sua auto, è una Lancia Y. La vettura non si ferma. Casanova preme sul freno, arresta la corsa. Anche la Lancia arresta la corsa, fari accesi. Come in un western d’altri tempi. O forse di questo tempo, a queste latitudini. Il passeggero al fianco dell’europarlamentare scende, vuole verificare chi guida quell’auto. 

Scende anche Casanova e qui la vita si fa questione di secondi: alla vista dell’imprenditore, la Lancia calibra la messa a fuoco, accelera, cerca l’impatto con lui. L’imprenditore capisce, con un balzo fulmineo fa un passo di lato, la Lancia lo manca di pochi millimetri e va ad urtare violentemente contro la fiancata della sua auto. Ma è salvo. Dalle carte della denuncia si evince il nome del conducente della Lancia. 

“Se sono vivo per miracolo? Così pare” si limita a dire l’europarlamentare quando riusciamo ad intercettarlo al telefono. È ancora scosso e scossa è la sua famiglia. Il livello di guardia sarebbe stato pericolosamente raggiunto, a loro parere. Cos’altro dovrebbe accadere? “E’ un’escalation sempre più violenta”, sibila l’europarlamentare. 

Era il 28 ottobre 2023, qualche mese fa. La stessa persona gli impediva l’accesso alla sua proprietà con minacce di morte davanti ai figli. “Ti sparo in testa”, gli avrebbe detto chiaramente. Ma non si conterebbero le denunce sporte dall’europarlamentare e le cause pregresse con Folla. E i capi di bestiame che si sarebbe visto sottrarre nel tempo, con sfregi e danneggiamenti. 

Di origine romagnola ma residente a Lesina da sempre, Massimo Casanova, deputato europeo in quota Lega Salvini e patron del Papeete, il marchio della movida e del divertimento giovanile che contraddistingue la riviera adriatica, ha creato qui la sua seconda attività, più lenta, bucolica, a diretto contatto con la terra e la natura. Da cacciatore e profondo conoscitore di attività primarie quali la pesca, l’agricoltura, l’acquacoltura, l’allevamento, questo lembo di terra lo frequenta da quando, calzoncini corti, seguiva il suo papà per le ampie distese di macchia mediterranea che caratterizzano questi luoghi. Più grande, non avrebbe perso interesse per la “sua” Lesina, acquistando nel tempo diversi ettari di terreno e mettendo su, mattone dopo mattone, due aziende agricole e zootecniche che occupano oggi lo spazio di tempo che intercorre tra un impegno politico e l’altro. 

Ed è qui, nella quiete che regala la posizione privilegiata di Bosco Isola, che ha trascorso lunghe giornate di relax, tra una tappa e l’altra dei suoi frenetici tour, anche il leader della Lega Matteo Salvini, amico personale di Casanova. Ed è sempre qui che – narra la leggenda – i due, affacciati sulla laguna ed ispirati evidentemente dalla bellezza dei luoghi, maturarono l’idea e l’ambizione di fare della Lega un partito nazionale, che arrivasse anche a Sud. Ma questa è un’altra storia. 

Tornando alla cronaca, la grave vicenda occorsa all’europarlamentare conferma, ove ce ne fosse bisogno, quanto sia ancora molto difficile, a queste latitudini, convivere con la protervia di alcuni comportamenti padronali ed i tentativi, mai esauritisi, di controllo del territorio. E quanto siano di difficile scardinamento antichi reati, come l’abigeato, che qui continuano a vivere e per difendersi dai quali si arriva, addirittura, a rischiare la vita. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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