Volevano costringere il presidente Nicola Canonico a dimettersi e a cedere la società del Calcio Foggia 1920, ricorrendo ad avvertimenti intimidatori.
Come una bomba sotto l’auto del figlio Emanuele, lo scorso 9 gennaio a Modugno davanti alla sede dell’azienda CN costruzioni generali dell’imprenditore. E poi il 15 e 16 marzo a Foggia i tentativi di incendiare le auto di due dirigenti.
Rispondono a vario titolo di tentata estorsione, porto e detenzione di esplosivo, incendio e tentato incendio aggravati dalla mafiosità per i metodi usati i cinque foggiani – quattro maggiorenni e 1 minore - indagati a piede libero nell’indagine della Polizia.
I 4 indagati sono foggiani di mezza età: uno fu coinvolto un blitz antidroga e ritenuto vicino a esponenti della famiglia Francavilla, mentre un altro è stato condannato per mafia in “Decimabis”. Di un terzo soggetto si parla anche nella relazione sullo scioglimento del Consiglio comunale di Foggia.
Due sono sospettati d’aver piazzato il 9 gennaio a Modugno, uno quale esecutore e l’altro come istigatore, un chilo di materiale pirotecnico con miccia vicino all’Audi Q5 del figlio del presidente della società rossonera.
I quattro maggiorenni e il minore sono indagati per l’incendio dell’auto di un capo tifoso data alle fiamme il 14 marzo e dei tentativi di bruciare le macchine di due dirigenti della squadra, avvenuti il 14 e 15 marzo. E soprattutto rispondono di tentata estorsione al presidente Canonico “per costringerlo a dimettersi e a cedere la società”.
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