L’addio esplosivo di Valiante, interdittive fino all’ultimo minuto utile: colpiti Rotice e San Giovanni di Dio

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Sono pesantissimi e, anzi, clamorosi, gli ultimi atti assunti dal prefetto di Foggia Maurizio Valiante, che ieri ha salutato tutti nella sede di corso Garibaldi. In mattinata un piccolo rinfresco e un discorso ai collaboratori, ma non tutti i dipendenti dell’Ufficio territoriale del Governo erano presenti. Poi, da mezzogiorno in poi, l’incontro coi referenti delle forze di polizia e coi sindaci di Capitanata. Proprio in extremis, a valigie già fatte, il prefetto salernitano ha firmato due provvedimenti destinati ad avere enorme risalto: da un lato l’interdittiva antimafia nei confronti della cooperativa San Giovanni di Dio per i legami familiari tra l’ex amministratore sipontino Raffaele De Nittis e il suocero Michele d’Alba, l’ex patron del colosso Tre Fiammelle, cooperativa interdetta (sempre da Valiante) a febbraio 2023; dall’altro l’avvio del procedimento che potrebbe portare tra alcuni mesi (o anni) ad analoga interdittiva antimafia per l’impresa edile di Gianni Rotice, ex Sindaco di Manfredonia. 

Sullo sfondo resta il dibattito, accresciutosi in Italia negli ultimi anni, sulla necessità di riformare e migliorare la normativa antimafia, che su scioglimenti di consigli comunali e interdittive alle imprese – a fronte dell’obiettivo di contrastare il rischio di infiltrazioni mafiose negli organi di governo e nell’economia locale – registra numerosi aspetti critici per la maniera in cui l’amplissimo potere discrezionale dei prefetti impatta sui diritti fondamentali dell’individuo previsti dalla Costituzione, dal diritto comunitario e dalle Convenzioni internazionali.

L’inutile presa di distanze da d’Alba, Tre Fiammelle e Lavit. Avviato il procedimento anche per l’impresa edile dell’ex leader di Confindustria
E’ stata notificata giovedì scorso l’interdittiva nei confronti della cooperativa foggiana San Giovanni di Dio, fino allo scorso anno guidata dal fondatore ed amministratore Raffaele De Nittis, genero di Michele d’Alba. Dopo l’interdittiva di febbraio 2023 relativa a Tre Fiammelle – considerata non solo estorta ma anche contigua alla criminalità mafiosa foggiana - fu chiaro che l’azione della Prefettura si stava allargando alle altre imprese del gruppo d’Alba. Difatti a quel primo atto seguì il 15 dicembre 2023 la seconda interdittiva di Valiante: quella contro Lavit spa, l’impresa di d’Alba leader nel settore delle lavanderie industriali, che come Tre Fiammelle era molto forte negli appalti pubblici. 

La San Giovanni di Dio tentò di chiarire la propria distanza rispetto alle imprese di d’Alba, al punto che De Nittis lasciò il cda e si interruppero persino i rapporti tra le due famiglie. A luglio 2023 la coop sociale sanitaria e di servizi integrati per azioni arrivò a diramare un comunicato stampa a firma di Roberto Marino, nuovo presidente del cda: “Articoli di recente pubblicazione continuano ad associare la San Giovanni di Dio e la figura di un suo ex amministratore a Michele d’Alba, alla famiglia d’Alba e a società da questi controllate, lasciando intendere nuovamente anche che la San Giovanni di Dio sia parte di un gruppo di società riconducibile alla famiglia d’Alba. 

Tuttavia, come già fatto in occasione di precedenti smentite, la San Giovanni di Dio ribadisce con decisione la propria autonomia, estraneità e distanza da Michele d’Alba, dalla famiglia d’Alba, dalla cooperativa Tre Fiammelle e dalle società a quest’ultima collegate, nonché da qualunque iniziativa direttamente o indirettamente riconducibile ai d’Alba. 

“La San Giovanni di Dio, leader in Italia del settore dei servizi sociali, sanitari e sociosanitari, una delle più grandi cooperative sociali del Sud Italia e probabilmente la più grande cooperativa sociale della Puglia, è una cooperativa priva di scopo di lucro, con circa 700 soci, 1.200 dipendenti e 5.000 persone assistite. In altre parole, oltre ad operare in un settore assolutamente distante, per competenze, conoscenze e professionalità, da quello in cui opera la cooperativa Tre Fiammelle (che presta servizi di pulizia e facility management), la San Giovanni di Dio ha circa il quadruplo dei dipendenti rispetto alla Tre Fiammelle e un numero di soci pari a circa 20 volte quello della cooperativa Tre Fiammelle. Michele d’Alba non è mai stato socio, dipendente, consulente o amministratore né è mai stato coinvolto a vario titolo nelle dinamiche operative e/o gestionali della San Giovanni di Dio”. 

“Non si capisce come la Tre Fiammelle, notevolmente più piccola della San Giovanni di Dio, possa controllarla o influenzarne le decisioni o come possa farlo d’Alba che ad essa è del tutto estraneo. La San Giovanni di Dio non ha poi alcuna relazione con la Tre Fiammelle. Anzi, affida i servizi di pulizia delle proprie strutture sanitarie, sociosanitarie e sociali non alla Tre Fiammelle ma ad imprese concorrenti”. 

“In ultimo, preme sottolineare che la San Giovanni di Dio, da sempre impegnata in prima linea sui temi della sicurezza sociale, del welfare e della legalità, esprime il proprio sostegno all’encomiabile lavoro delle istituzioni del territorio, riponendo la massima fiducia nel loro operato”. 

Tutto inutile, perché al termine del procedimento – avviato a quanto pare una ventina di mesi fa – la stessa sorte di Tre Fiammelle e Lavit è toccata alla San Giovanni di Dio. Come inutili sono state dichiarazioni e presenze a sostegno della legalità, come quelle fatte dalla cooperativa a novembre 2023 in occasione della marcia e manifestazione di piazza di Libera a Manfredonia, alla presenza del presidente nazionale dell’associazione antimafia don Luigi Ciotti. 

Una manifestazione che vide la presenza anche dell’ex Sindaco sipontino Gianni Rotice, che stando a insistenti rumors si sarebbe visto notificare dalla Prefettura nei giorni scorsi la comunicazione di avvio del procedimento che potrebbe condurre all’interdittiva antimafia per la sua imprese edile Gianni Rotice srl.

l’Attacco ha tentato inutilmente di contattare l’ingegnere, ex presidente di Confindustria Foggia e primo cittadino tra il 2021 (dopo gli oltre due anni di commissariamento per mafia del consiglio comunale) e l’autunno 2023. 

Nella scorsa primavera l’operazione della Procura di Foggia Giù le mani svelò le intercettazioni sul presunto accordo elettorale che sarebbe intercorso, per le comunali 2023, tra i fratelli Gianni e Michele Rotice (anch’egli imprenditore edile) e Michele Romito, fratello del boss Mario Luciano ucciso nella strage mafiosa del 9 agosto 2017. 

Oggi, nel processo che si sta svolgendo a Foggia, entrambi i Rotice rischiano di essere rinviati a giudizio.  L’accusa è di aver chiesto voti a Romito con la promessa di salvare il ristorante Guarda che Luna intestato a Francesco Romito, figlio di Michele. Rotice collaborò negli scorsi anni con la Prefettura per la demolizione della struttura e da quel momento è scoppiata la guerra con Romito, che oggi prosegue nelle aule di tribunale. Ma sull’interdittiva potrebbe anche aver pesato il fatto di essere legato sentimentalmente da anni alla consulente del lavoro e dipendente del DARe Puglia Libera Scirpoli, sorella del boss mattinatese Francesco, da tempo in carcere. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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