“Sconfina”, cartellone teatrale che attraversa tutti i confini. Severo: “Fiducia pubblico vale più dei titoli”

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La nuova stagione del Teatro Comunale Lucio Dalla è stata anticipata nell’aula consiliare di Palazzo San Domenico da un incontro moderato e condotto da Felice Sblendorio, che ha introdotto i temi e il senso di un programma destinato ad accompagnare la città fino alla prossima primavera. Quasi quaranta titoli complessivi tra prosa, appuntamenti per famiglie, attività formative e progetti dedicati alle scuole. Un’offerta ampia che ruota attorno a una parola scelta come bussola dell’intera stagione: “Sconfina”. L’assessora alla Cultura Maria Teresa Valente ha evidenziato come la costruzione del cartellone sia il risultato di un lavoro condiviso, ma ha anche ammesso che ogni anno resta una sorpresa. Il concetto di sconfinamento richiama la necessità di allargare il pubblico del teatro. “L’auspicio – ha detto Valente - è che anche con questa stagione teatrale si possa attrarre ancora più persone, anche un pubblico eterogeneo”. Da qui, l’invito a superare barriere culturali e abitudini consolidate, recuperando “quel senso che avevano anche gli antichi Greci di teatro catartico, una rappresentazione che ti fa andare oltre i confini fisici, oltre i confini dell’anima, per poi ritornare dentro se stessi”. Un viaggio, ha concluso, “per sconfinare e ritrovarsi”. Sulla stessa lunghezza d’onda il Sindaco Domenico la Marca, che ha rivendicato la scelta dell’Amministrazione di incrementare progressivamente il sostegno economico al teatro perché “le risorse che mettiamo nell’ambito del teatro sono un investimento”, ha affermato. Per il Sindaco, “Sconfina” rappresenta la volontà di “andare oltre quelli che sono i confini dettati spesso da un modo di vivere, da uno stile di vita”. Un concetto che lega direttamente all’azione amministrativa: “Sconfinare è credere che le cose possono cambiare”. Ma il passaggio più intenso del suo intervento è stato il ricordo di Annibale D’Elia, scomparso nelle ore precedenti alla presentazione. la Marca gli ha dedicato simbolicamente l’apertura della stagione, ricordando la sua visione di una politica capace di uscire dalle istituzioni per contaminare la società. “La politica non è questi banchi, ma è generativa quando esce da questi banchi. Quando riesce a contaminare, riesce a seminare e quindi sconfina”.

Gli interventi istituzionali hanno delineato il significato civile e culturale della stagione, Cosimo Severo - regista della Bottega degli Apocrifi - è entrato nel cuore della programmazione e della filosofia che la sostiene. Le sue parole sono partite da un dato che racconta da solo il rapporto costruito negli anni con il pubblico: cento abbonamenti venduti prima ancora di conoscere il cartellone. “Credo sia il fatto che ormai c’è una fiducia”. Gli abbonamenti al buio sono andati esauriti in meno di quarantotto ore e, ha raccontato, le richieste sarebbero state molte di più. Per Severo quel dato ha un significato preciso: “L’atto di fiducia rispetto all’idea che andare a teatro sia, a prescindere dal titolo, un atto di emancipazione civile”. È da questa convinzione che nasce l’intero cartellone. Sconfinano i contenuti, sconfinano i linguaggi, sconfinano i generi. 

Severo ha poi insistito su un principio che considera fondamentale: la programmazione non deve assecondare il pubblico ma dialogare con esso. “Assecondare i gusti significa abbassare ogni tipo di livello di proposta culturale”, è il suo convincimento. Diverso è costruire insieme alla città un’offerta “inaspettata, globale”, capace di sorprendere e di ampliare orizzonti. Da qui la scelta di contaminare continuamente i confini tradizionali della prosa, inserendo nella programmazione serale spettacoli provenienti dal teatro per ragazzi e dalle domenicali. Una sfida che punta a rompere categorie e pregiudizi generazionali. “Sono spettacoli altamente visionari e adatti a un pubblico trasversale, eterogeneo, di tutte le età”, ha spiegato.

Per il regista, il vero rischio culturale resta una responsabilità da assumersi ogni anno, anche quando le politiche nazionali sembrano andare in direzione opposta. “Questo rischio culturale noi ce lo assumiamo sempre”, ha detto, riconoscendo all’Amministrazione comunale il merito di sostenere scelte non scontate. 

Attorno agli spettacoli continuerà a svilupparsi anche il lavoro educativo che negli ultimi anni ha trasformato il Teatro Lucio Dalla in un presidio permanente. Dalle matinée scolastiche ai corsi di formazione per insegnanti realizzati con la Casa dello Spettatore di Roma, fino agli interventi che dovrebbero consentire la partecipazione degli studenti provenienti dagli istituti più lontani.

Il sipario si alzerà a novembre e si abbasserà soltanto ad aprile. Ma il messaggio emerso dalla presentazione è che il teatro, almeno a Manfredonia, non coincide più con un luogo o con una stagione. È uno spazio che prova a uscire dai propri confini, a incontrare la città e a lasciarsi contaminare da essa. In una parola, a sconfinare.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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