Due sconfitte consecutive hanno riacceso l’allarme e rimesso in discussione le certezze costruite nelle scorse settimane. Tra moduli cambiati, uomini alternati e un mercato orientato al 3-4-3 mai realmente decollato, Gaetano Auteri è chiamato a trovare una strada precisa. La sfida con la Cavese può diventare un passaggio decisivo per uscire dall’impasse e restituire identità alla squadra. In casa Foggia è arrivato il momento delle riflessioni, ma soprattutto delle decisioni. Le due sconfitte consecutive hanno riportato a galla dubbi e interrogativi che sembravano, almeno in parte, superati e hanno inevitabilmente acceso i riflettori sulla posizione di Auteri.
Il tecnico siciliano, che fino a qualche settimana fa sembrava poter lavorare con maggiore tranquillità, si ritrova adesso a fare i conti con una situazione meno solida, nella quale i risultati mancati si sommano alle perplessità suscitate da alcune scelte tattiche e dalla gestione degli uomini a disposizione.
Il problema, infatti, non riguarda soltanto i punti lasciati per strada. A preoccupare è soprattutto la sensazione di una squadra ancora alla ricerca di una fisionomia riconoscibile, di un’identità di gioco capace di resistere alle difficoltà e di un undici sul quale costruire un progetto tecnico stabile. Auteri sta cercando la soluzione attraverso rotazioni, cambi di modulo e continui esperimenti, ma finora la quadra definitiva non è arrivata. E quando la ricerca dell’equilibrio si prolunga oltre il previsto, il rischio è che a risentirne siano anche la fiducia dei singoli e la compattezza del collettivo. Il rebus degli esterni e il 3-4-3 mai decollato. Uno degli aspetti che fanno maggiormente discutere riguarda il mercato estivo e, in particolare, gli investimenti effettuati sugli esterni offensivi. Sono arrivati Oviszach, Petito, Touré, Del Sole e, più recentemente, Clergé: cinque profili che, almeno nelle intenzioni, avrebbero dovuto garantire alternative, qualità e profondità a un sistema di gioco come il 3-4-3. Un modulo che avrebbe dovuto rappresentare una precisa scelta progettuale e che, invece, è rimasto finora una sorta di cantiere aperto, senza trovare una realizzazione concreta e continuativa. La domanda sorge spontanea: se la società ha messo a disposizione tanti interpreti per le corsie offensive, perché il Foggia non è ancora riuscito a valorizzarli all’interno di un sistema che ne esalti le caratteristiche? Naturalmente, il semplice numero degli acquisti non garantisce automaticamente risultati e rendimento. Ogni calciatore ha bisogno di tempo per inserirsi, trovare la condizione migliore e comprendere i meccanismi della squadra. Tuttavia, quando cinque giocatori vengono individuati per un ruolo strategico, è lecito aspettarsi che almeno una parte significativa di loro diventi funzionale al progetto.
La realtà racconta, invece, una distribuzione degli spazi piuttosto discontinua. Petito è quello che ha trovato maggiore continuità, mentre Oviszach è stato impiegato poco o nulla. Touré, dopo aver avuto le sue opportunità, nelle ultime settimane è progressivamente uscito dai radar. Del Sole, invece, sta trovando soltanto adesso qualche spezzone di partita, anche perché deve recuperare la migliore condizione. Per Clergé, ultimo arrivato, sarà necessario capire quali margini di inserimento potrà offrire e quanto rapidamente riuscirà a ritagliarsi un ruolo. È evidente che non tutti possano giocare contemporaneamente e che le scelte spettino all’allenatore. Ma proprio per questo diventa fondamentale individuare una gerarchia, definire le caratteristiche richieste a ciascun interprete e stabilire quale sistema possa garantire il miglior rendimento collettivo. Altrimenti, il rischio è quello di ritrovarsi con tante alternative sulla carta e poche certezze sul campo.Basta esperimenti, servono punti di riferimentoIl momento impone dunque un cambio di passo.
Non necessariamente una rivoluzione, perché modificare tutto dopo due risultati negativi potrebbe rivelarsi altrettanto controproducente, ma una scelta chiara sì. Il Foggia ha bisogno di riconoscersi in un undici di riferimento, di affidarsi a una struttura tattica precisa e di costruire attorno a essa automatismi, distanze e responsabilità. La continuità non è una garanzia assoluta di successo, ma rappresenta spesso la base sulla quale una squadra può crescere e affrontare con maggiore lucidità le difficoltà.Auteri deve innanzitutto capire quali siano gli uomini in grado di offrire le maggiori garanzie nell’immediato.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).