Amiu Puglia, guerra a Episcopo anche dal fedelissimo De Santis: “Un riequilibrio vero nell’ambito gestionale”

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Sembravano gli unici ad essere, se non del tutto soddisfatti, quantomeno non apertamente in conflitto con la sindaca Marida Episcopo. E invece anche gli emilianisti di Con, nei giorni scorsi, hanno alzato la testa e preso una posizione politica di eloquente disappunto nei confronti della guida comunale. La scintilla che ha fatto emergere il malumore di Ciruolo e compagni è stata la scelta di confermare i due consiglieri espressi dal Comune di Foggia, l’ex parlamentare dem Colomba Mongiello e il pentastellato Fabrizio Baia, nel Consiglio di amministrazione di Amiu Puglia, la società che gestisce il servizio di igiene urbana a Bari e Foggia. Quasi in contemporanea con la notizia, il gruppo consiliare ha infatti depositato sulla scrivania della prima cittadina un documento che chiede di mettere mano allo schema dei rapporti tra il capoluogo regionale e quello provinciale dentro la partecipata. Tradotto, non solo Partito Democratico e Movimento 5 Stelle a dare le carte per quanto riguarda Foggia. La partecipata comunale, che già di per sé rappresenta da tempo un nervo scoperto per la maggioranza, diventa così un altro tassello della lunga storia di rapporti sempre più complicati tra Episcopo e le forze che la sostengono. Il tema posto dagli emilianisti è soprattutto quello della dignità istituzionale di Foggia dentro Amiu, formula scelta dallo stesso gruppo per rivendicare una richiesta di riequilibrio di poteri e rappresentanza delle forze politiche del campo largo foggiano nelle scelte aziendali. E del resto il tono del documento è tutt’altro che quello di una semplice sollecitazione amministrativa, quanto piuttosto quello di una malcelata insofferenza rispetto al proprio spazio di manovra nella partecipata. De Santis e i suoi chiedono infatti di rimettere in discussione gli attuali assetti della società e di costruire un rapporto diverso tra Bari e Foggia e, in forma meno esplicita, anche quello tra i due principali azionisti della maggioranza e i soggetti minori. Una presa di posizione che non equivale, naturalmente, a una profonda frattura politica, ma che segnala come anche all’interno di quello che sembrava essere l’elemento più tranquillo del campo largo foggiano il malessere sia ormai esploso del tutto. La proposta messa nero su bianco da Con parte da una considerazione politica precisa.

Secondo gli emilianisti, Amiu dovrebbe essere una società realmente comune a Bari e Foggia, mentre l’attuale assetto conserva una prevalenza strutturale del capoluogo regionale. Il gruppo individua nella governance, composta da cinque membri, il principale squilibrio da correggere. Oggi, infatti, entrambi i Comuni esprimono due consiglieri, ma Bari ha anche il presidente. Uno schema che, per gli emilianisti, non garantisce uguale potere di indirizzo sulle scelte che riguardano il territorio. La prima richiesta riguarda dunque proprio il Cda, per il quale viene proposta una composizione paritetica. Sei componenti, tre di Bari e tre di Foggia, con l’obiettivo non dichiarato di ottenere il terzo nome foggiano dopo Mongiello e Baia. In alternativa, se la normativa non dovesse consentirlo, si propone un Cda a quattro, con due membri a testa. In entrambe le configurazioni la presidenza resterebbe a Bari e la vicepresidenza a Foggia. Riguardo a questa figura, però, il gruppo chiede che assuma competenze proprie sul presidio foggiano, con accesso diretto ai dati del servizio. Potrebbe chiedere, ad esempio, l’inserimento di argomenti all’ordine del giorno, presentare una relazione trimestrale sul servizio e verificare l’attuazione del piano territoriale. Le deleghe, inoltre, non potrebbero essere ridotte o revocate senza il voto favorevole di almeno un amministratore foggiano.

Il passaggio più rilevante riguarda invece le materie sulle quali il voto del presidente non sarebbe sufficiente. La pattuglia emilianista propone una serie di decisioni riservate, per le quali servirebbe il voto favorevole di almeno un amministratore indicato da ciascun Comune. Rientrerebbero tra queste il piano industriale, i budget annuali e pluriennali, la ripartizione territoriale degli investimenti e le variazioni superiori al 10% delle risorse economiche, del personale o dei mezzi assegnati a uno dei due territori. La stessa garanzia varrebbe per le decisioni su direttore generale e vicedirettore generale per Foggia, sedi e strutture operative, operazioni straordinarie, indebitamento, partecipazioni, rami d’azienda, affidamenti strategici e criteri di contabilità tra Bari e Foggia. Inclusi anche gli atti capaci di incidere sul contratto di servizio o sugli standard richiesti dal Comune dauno.

La vera novità politica è però l’introduzione di una vicedirezione generale dedicata al territorio foggiano. Il gruppo propone che il dirigente abbia sede a Foggia e disponga di poteri effettivi di gestione entro il budget e le soglie stabilite dal Cda. Avrebbe competenze sul personale assegnato alla città, sulla gestione di mezzi, impianti e sedi, sugli investimenti territoriali, sugli atti gestionali delegati e sui rapporti operativi con il Comune. Dovrebbe inoltre monitorare il contratto di servizio e potrebbe intervenire alle riunioni del Cda sulle questioni relative a Foggia. La nomina dovrebbe avvenire attraverso una procedura trasparente e comparativa, su proposta del vicepresidente e con il voto favorevole di almeno un amministratore foggiano. A questa figura verrebbe affiancato un budget territoriale. Ogni anno Amiu dovrebbe individuare risorse umane, finanziarie e strumentali destinate a Foggia, in rapporto al contratto di servizio, agli standard richiesti, alla popolazione e ai fabbisogni del territorio. Una riduzione superiore al 10% in corso d’esercizio richiederebbe il ricorso alla procedura prevista per le materie riservate.

Gli emilianisti chiedono inoltre una contabilità analitica per centri territoriali, capace di distinguere costi diretti, costi comuni, ricavi, personale, mezzi, investimenti, indebitamento e risultati riferibili ai due capoluoghi. Foggia avrebbe accesso integrale ai dati relativi al proprio contratto e gli indicatori territoriali dovrebbero essere pubblicati almeno ogni sei mesi. Il principio viene trasferito nei nuovi patti parasociali tra Bari e Foggia. I due Comuni dovrebbero riconoscere che la gestione unitaria di Amiu deve essere accompagnata da una governance equilibrata, con effettivi poteri di indirizzo, controllo e verifica per entrambi, indipendentemente dalla misura delle partecipazioni. Foggia manterrebbe la presidenza del Collegio sindacale, mentre gli altri componenti dovrebbero garantire la presenza di entrambi i soci. Il Comune di Bari sarebbe chiamato a sostenere gli atti necessari per attribuire al vicepresidente foggiano le nuove competenze e le parti si impegnerebbero a istituire entro novanta giorni dall’entrata in vigore delle modifiche una vicedirezione generale con sede a Foggia, dotata di effettivi poteri di firma e gestione e di obiettivi misurabili.

C’è poi il Piano territoriale di Foggia, da approvare ogni anno insieme al budget societario. Dovrebbe contenere fabbisogno di personale, mezzi disponibili e da acquistare, investimenti, manutenzioni, obiettivi di raccolta e pulizia, standard minimi, sicurezza, cronoprogramma, quadro economico, indicatori e responsabili. Il controllo sarebbe accompagnato da un cruscotto mensile condiviso, report trimestrali, accesso agli atti entro dieci giorni, audizioni semestrali dei vertici societari nelle commissioni consiliari e una relazione annuale pubblica comparabile tra i due territori. Anche l’eventuale stallo viene disciplinato. In caso di mancata intesa su una materia riservata, il documento prevede la convocazione entro cinque giorni di un comitato dei soci composto dai sindaci o dai loro delegati. Il comitato avrebbe dieci giorni per formulare una soluzione motivata, prima dell’eventuale conciliazione istituzionale. Nel frattempo resterebbero garantiti i livelli essenziali del servizio e sarebbero congelate le decisioni irreversibili sul territorio interessato. I nuovi patti avrebbero durata quinquennale, con verifica dopo dodici mesi e successive revisioni biennali. Le clausole su parità, vicepresidenza, vicedirezione e materie riservate sarebbero modificabili soltanto con il consenso scritto di entrambi i Comuni. In definitiva, assessore e consiglieri chiedono di trasformare la presenza foggiana nella partecipata in un sistema di poteri meno sbilanciato. Tra le righe, con un occhio di riguardo per i proponenti. 

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