L’intesa raggiunta a Bruxelles tra i tre principali gruppi politici della maggioranza al Parlamento europeo segna una svolta per il futuro dell’automotive. Il compromesso, nato sulla scia dell’accordo bilaterale siglato a metà ottobre 2026 dai governi di Francia e Germania, apre alla neutralità tecnologica e supera il principio dell’obbligo di una mobilità interamente elettrica dal 2035. Il rinvio degli obiettivi europei appare sempre più probabile, ma la portata delle concessioni alla filiera dipenderà dai prossimi negoziati. Il primo passaggio decisivo è previsto per la fine di novembre, quando il Parlamento europeo voterà la propria posizione ufficiale. Nel dettaglio, l’accordo tra Partito Popolare Europeo (PPE), Socialisti e Democratici (S&D) e Liberali di Renew Europe prevede per le autovetture una riduzione delle emissioni allo scarico dell’87,5% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2021. Il restante 12,5% sarà gestito attraverso meccanismi di flessibilità: il 7,5% mediante crediti legati all’utilizzo di acciaio verde prodotto in Europa, mentre il 5% non comporterà ulteriori obblighi di compensazione. Sul tema è intervenuto Matteo Biancofiore, imprenditore foggiano e titolare della concessionaria EuroVector, che manifesta perplessità sulla portata dell’accordo e sulle prospettive della transizione: “È un accordo politico che, a mio avviso, è eccessivamente minimalista. Ma una riduzione del 90% cosa significa concretamente? Se consideriamo un’automobile che emette mediamente 130-140 grammi di CO₂, quante vetture elettriche dovrò vendere per raggiungere quell’obiettivo? Il rischio è che il peso della transizione ricada comunque in larga parte sull’elettrico, perché al momento è l’unica tecnologia a impatto zero disponibile. Era prevedibile una revisione: è evidente che l’Europa non è pronta a passare interamente alla vendita di autovetture elettriche, per tanti motivi”. Tra le criticità principali, Biancofiore indica la dipendenza dalla Cina per le batterie e le carenze infrastrutturali: “Non abbiamo una produzione autonoma di batterie e dobbiamo acquistarle dalla Cina. Il problema, sul fronte infrastrutturale, riguarda soprattutto la capacità della rete di erogare energia alla potenza necessaria. Se un milione di autovetture si collegasse contemporaneamente per ricaricare le batterie, in Italia si rischierebbe un blackout generalizzato. Mi auguro che da qui al 2035 si lavori anche sulle infrastrutture, altrimenti la transizione sarà impossibile. Il mercato rischia di fermarsi, con un crollo delle vendite, un maggiore ricircolo delle auto usate e, di conseguenza, più lavoro per i meccanici”.
PER LEGGERE L'ARTICOLO COMPLETO
Transizione elettrica, Biancofiore: “Non siamo ancora pronti”. Il mercato mostra segnali positivi
Carattere
- Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
- Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times
- Modalità Lettura
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).