Foggia, dalle provinciali alle comunali. La partita (interna al centrodestra) per isolare FdI

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A pochi giorni dalle elezioni di secondo livello che il 29 gennaio designeranno il nuovo presidente della Provincia di Foggia, gli umori sono opposti nelle coalizioni che sostengono i due principali sfidanti. Grande ottimismo trapela dal fronte giallorosso formato da centrosinistra e M5S, convinto che il sindaco viestano Giuseppe Nobiletti avrà il 50% più uno. Gli aventi diritto al voto sono 782 tra consiglieri comunali e sindaci, ma il voto ponderato è assai diverso a seconda dei casi. “E’ fisiologico che un 10% dei consiglieri comunali non si recherà alle urne”, commenta un emilianista a l’Attacco. “Noi crediamo di farcela, mentre per il lesinese Primiano Di Mauro si parte da una base di 7500-8000 voti ponderati. Se fanno un buon lavoro potrebbero arrivare, secondo noi, al massimo a 15-16mila voti”. Fonti salviniani del gruppo che supporta Di Mauro - l’autoproclamato “centrodestra identitario” formato da Lega, dai forzisti Potenza-Dell’Erba, dal sindaco di Manfredonia Gianni Rotice – ritengono di poter strappare il 15-18% del totale dei voti ponderati.

“Tutti voti tolti a Nicola Gatta, ovviamente”, commentano beninformati di FdI, FI e UdC, sostenitori del presidente uscente. In questa coalizione c’è il sentore della sconfitta, nonostante si sia speso per Gatta anche l’amico presidente di Confagricoltura Filippo Schiavone (organizzazione di cui il candelese è un associato) e nonostante FdI sia certa di avere il voto dei propri eletti anche a Lesina ed Apricena. Né sono arrivati segnali positivi dalla manifestazione pubblica organizzata sabato scorso a Foggia col viceministro alle infrastrutture e trasporti Galeazzo Bignami, commissario provinciale dei meloniani.

Fonti interne allo schieramento raccontano che Nicola Gatta ha sollecitato l’iniziativa e chiesto di non esporre simboli di FdI, venendo accontentato. Ma la platea che si è radunata nel Palazzetto dell’Arte non è stata quella che ci si attendeva. In FdI c’era l’aspettativa di vedere schierati i sindaci e i consiglieri comunali pronti a votare Gatta domenica prossima e, invece, i presenti erano quasi tutti legati al partito.

“Se dovessimo parlare sulla base di quanto visto sabato Gatta potrebbe arrivare persino terzo, cosa inverosimile. Ad ogni modo, numeri alla mano, Nicola perde”, osservano amaramente alcuni presenti a l’Attacco. “Il Gargano era completamente assente, fatta eccezione per i consiglieri comunali di FdI di San Nicandro Garganico. Come sindaco garganico è arrivato solo Franco Tavaglione, che è rimasto defilato e non ha voluto sedere in prima fila”. Quel che emerge è che mancavano persone legate a Gatta e alla senatrice Annamaria Fallucchi, gli unici presenti erano legati o al deputato Giandonato La Salandra o al consigliere regionale Giannicola De Leonardis.

Tavaglione ha parlato alla fine, fuori, con Fallucchi. Stando ai rumors la sua preoccupazione, in questo momento, è duplice: da un lato le elezioni comunali di primavera, dall’altro i progetti relativi al porto, per i quali è fondamentale mantenere buoni rapporti col Ministero delle infrastrutture, retto da Matteo Salvini. Ragion per cui, secondo alcuni analisti, Tavaglione potrebbe far votare sia Di Mauro (per ingraziarsi l’europarlamentare Massimo Casanova, dominus della Lega in Capitanata e intimo amico di Salvini) sia Gatta, in modo da non scontentare nessuno.

Per Fallucchi, per cui l’ingresso in politica è ancora fresco e che è alla ricerca di spazi visti i consensi quasi esclusivamente personali, si può comprendere come i riferimenti locali avvistati sabato siano stati pochi: un’eletta a Chieuti, Roberto Augello di San Nicandro. L’imprenditrice si starebbe muovendo per le comunali foggiane, ragionando a quanto trapela su “situazioni estremamente trasversali”. Le sono vicini settori di Confartigianato e alcuni ex amministratori come Gianni Di Lauro (candidato alle regionali 2015 con Schittulli, legato al marito della senatrice Fabio Porreca), Alfonso Buono, Antonio Bove e Francesco Morese).

Ma dov’erano gli eletti schierati per il Gatta bis? Grande delusione, in particolare, per l’assenza totale dai grossi centri come Cerignola, San Severo e Lucera (tranne l’ex candidato sindaco Di Battista). Rispetto alla città ofantina il gruppo di Carlo D’Ercole – genero di Franco Metta - era presente, a Palazzo Dogana, il giorno della presentazione della candidatura di Gatta ma oggi nessuno ha la certezza, nel centrodestra, che alla fine non prevarranno diversi ragionamenti, come il forte legame tra l’ex sindaco e il primo cittadino apricenese Antonio Potenza o la volontà di questo gruppo di occupare uno spazio, a destra, in alternativa a Fratelli d’Italia.

Sono molteplici le considerazioni che in questo momento si fanno nel principale partito del centrodestra, quello della presidente del Consiglio. “In tanti giocano ad isolare FdI, unico partito forte”, è l’analisi interna. “Fanno emergere dove stanno i partiti, le macchine elettorali. Il messaggio che viene lanciato da chi sostiene Di Mauro è chiaro: è il “senza di noi si perde, non si va da nessuna parte” e faranno lo stesso anche per le comunali di Foggia. E’ chiaro che se prendono davvero il 15-18% poi il prossimo passo sarà creare una proposta alle comunali”.

La difficoltà dei meloniani è legata anche agli alleati.
Gli analisti locali sono netti: “Forza Italia non esiste, quando l’Attacco scrive che il segretario provinciale Raffaele di Mauro è “impalpabile” è fin troppo buono…Sono in guerra con Dell’Erba ma di certo non gli chiedono di lasciare il partito. L’UdC è solo una sigla. Quanto alla Lega, magari non sarà in grado di presentare una lista col proprio simbolo – nemmeno a Manfredonia e San Nicandro lo hanno fatto, peraltro – ma stanno lavorando per creare un contenitore civico sul modello di Leo di Gioia nel 2014, solo più spostato a destra: 3 liste civiche con un proprio candidato sindaco”.

A ciò si aggiunge il movimentismo di quel gruppo del centrodestra non ufficiale che, come anticipato da l’Attacco, sta lavorando per le comunali nel capoluogo, persone tra cui l’ex sindaco Paolo Agostinacchio (FdI) e l’avvocato Tonio Ciarambino (FI) che ormai ha rinunciato a volersi candidare Sindaco. Una cordata che al momento valuta la disponibilità di un noto imprenditore della città e che promette di portare a Foggia, a febbraio, il presidente del Senato La Russa e il ministro Musumeci.

“Entrambi verrebbero solo per FdI, dunque per noi. Hanno rapporti di amicizia antica con Agostinacchio, ma non farebbero mai iniziative al di fuori del nostro partito”, replicano fonti meloniane. “A tempo debito, non escludiamo un riavvicinamento con questo gruppo”.

Molto attiva è ritenuta anche l’ex assessora comunale alla cultura Anna Paola Giuliani, che ha un rapporto diretto con Musumeci.

Di certo quanto sta avvenendo per Palazzo Dogana viene letto in ottica comunali e un esito che nulla dovrebbe avere, a rigore, a che fare con Palazzo di città finisce, invece, per essere importante. “La Lega vuole dimostrare che esiste uno zoccolo duro di destra, ma questo pensiero appartiene a tanti. Anche in FdI molti non sono affatto entusiasti dell’idea di dover votare Gatta, uno che ha governato la Provincia come se si trattasse del Comune di Candela”, ironizzano alcuni beninformati legati ai partiti del Governo Meloni.

“La verità è che, ora come ora, la coalizione non esiste a Foggia: non esiste per le provinciali e non esiste per le comunali. Non c’è stato finora il minimo confronto sulle comunali da parte dei partiti ufficiali, ovviamente nel frattempo gli ambienti legati al centrodestra si muovono”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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