Lo sfogo degli ex dem: “L’irriformabile Pd, dove si bocciano politica e merito in favore della cieca fedeltà”

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Il partito che alle elezioni politiche del 25 settembre scorso era riuscito nella vergognosa impresa di presentare ben 5 capilista uomini e nessuna donna candidata in posizione utile ed eleggibile adesso ha fatto passare per nuovo (anzi per “nuovismo”, come ha stigmatizzato il parlamentare emilianista Claudio Stefanazzi) l’elezione di due donne alle presidenze del Pd regionale e del Pd di Capitanata. Non v’è traccia di sincera esultanza nell’elettorato piddino per i nuovi incarichi andati alla foggiana Lia Azzarone e alla cerignolana Sabina Ditommaso. Due ruoli di mera rappresentanza, non c’è dubbio, ma sono le logiche che hanno determinato tali decisioni a lasciare perplessi, per usare un eufemismo. Per Ditommaso appariva già eccessivamente complicata la presidenza del consiglio comunale, dove non ha mai brillato né convinto. “Non riesce a fare la presidente del consiglio a Cerignola e la fanno presidente del partito provinciale”, commentano a l’Attacco alcuni ex dem.

“La verità è che questo è un partito non riformabile, specialmente a queste latitudini. Non si procede per competenza, questo partito è un ricalco delle logiche di potere regionali. Non esiste politica. Piemontese è uno di quelli che si muove al di là delle correnti, non credo che quella di Ditommaso sia una scelta che abbia reso felice il Pd di Cerignola nel suo attuale assetto. Lei si è messa contro i Dalessandro che in questo momento sono quelli che governano la situazione, ma che non hanno grandi rapporti con Raffaele Piemontese”, è il riferimento al partito cerignolano, che appare come uno dei più autonomi rispetto a Foggia, insieme a Manfredonia.

“La pagina Facebook del Pd di Cerignola non ha neanche riportato la notizia a tre giorni di distanza”. L’analisi degli ex piddini è tranchant: “Azzarone e Ditommaso fanno carriera perché donne che non danno fastidio. Sono funzionali, perfettamente funzionali alla logica di Raffaele”. Insomma, se sei donna ma capace di autonomia e posizioni critiche col cavolo che fai carrriera.

Non che sia meno funzionale e fedelissimo il neo segretario provinciale del Pd di Capitanata, il sindaco di Monte Sant’Angelo Pierpaolo d’Arienzo, successore di Azzarone. Le dimissioni di quest’ultima furono annunciate a ottobre scorso a 5 anni di distanza dall’elezione quale segretaria provinciale del Pd. Si capì subito che non si trattava di una boutade come col passo indietro, poi ritirato, del 2021, quando il Pd si fece ricusare la lista dalle elezioni provinciali. Non era, però, nemmeno immaginabile che il passo successivo sarebbe coinciso con la presidenza del partito regionale. In quei 5 anni i risultati politici dei dem della provincia di Foggia sono apparsi a tanti di gran lunga inferiori a quelli che in termini di appalti pubblici e poltrone hanno registrato i coniugi Lia Azzarone-Luigi Colucci. Già, perché c’è da ricordare anche gli anni che l’hanno vista dal 2016 al 2019 commissaria (pagata) dell’ASP de Piccolellis di Foggia, incarico lasciato al segretario cittadino Pd per candidarsi alle comunali.

Dal momento in cui a fine 2017 Azzarone assunse la guida del Pd di Capitanata ci sono state le elezioni politiche del 2018 e del 2022 (entrambe perse dai dem), le europee del 2019 (perse), le regionali del 2020 (vinte), svariate amministrative comunali e le provinciali di secondo livello (Pd primo partito nel 2019 ma sfida per il presidente persa contro Gatta; un disastro la ricusazione del 2022). La cartina tornasole più recente è quella delle urne del 25 settembre scorso, quando il Pd di Capitanata è andato ben al di sotto delle attese. Se i dem hanno ottenuto uno sconfortante 16% in Puglia e il 19% a livello nazionale, rispetto agli uninominali della Camera il Pd ha raggiunto il 16,26% nel collegio di Piemontese (Cerignola) e il 13,40% in quello di Foggia di Lucianetti. Quanto al Senato, il partito si è fermato a quota 14,16% nel collegio di Foggia (dove era in corsa la cerignolana Cicolella). Una debacle a Foggia città, col disastroso 13,07%. Alle europee del 2019 il Pd di Capitanata fece il terzo peggior risultato nazionale tra le province ordinarie col 14,41%, il dato più scarso in Puglia. A Foggia città il Pd incassò appena 10.129 voti (13,37%), una debacle rispetto ai 24mila voti (31%) delle precedenti europee.

Non va dimenticato come il Pd a guida Piemontese-Azzarone abbia letteralmente buttato fuori la corrente gentiliana, decidendo persino di non rinnovare la tessera al consigliere comunale e candidato sindaco cerignolano Tommaso Sgarro.

C’è poi il capitolo relativo all’impressionante ascesa di General Service Group srl del marito Gigi Colucci. La srl nacque nel 2013 e i primi passi furono nel settore della formazione professionale, per poi dedicarsi a videosorveglianza, impianti, pubblica illuminazione, addirittura dissesto idrogeologico e settore acquedottistico. Già nel 2017 alcuni compagni di partito e imprenditori mugugnavano per la crescita della srl di Colucci ma allora non era niente rispetto a quello che si è visto in seguito. Il totale dell'attivo 2021 è aumentato del 39% circa rispetto all'anno precedente, passando da 4.343.410 a 6.040.376 euro. Il totale del patrimonio netto è aumentato del 56% circa rispetto all'anno precedente passando da 169.456 a 263.716 euro.

Ad ottobre scorso l’Attacco contò appalti per un totale di 14.287.651,69 euro, una cifra che non tiene conto di vari affidamenti diretti. Da allora altre aggiudicazioni si sono aggiunte: l’appalto di Rodi Garganico per i lavori di ripristino camminamento di corso Giannone e di consolidamento del sottostante muro di contenimento, da 730.818,28 euro; l’affidamento dei lavori di mitigazione del rischio idrogeologico lungo la strada comunale Torremaggiore/Lesina, del valore di 1.826.951,20 euro. Il totale fa 16.845.421,17 euro.

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