A poco meno di tre anni dalla fine dell’esperienza di assessora alla cultura a Foggia, Anna Paola Giuliani torna in campo nella propria città, San Severo. L’Attacco l’ha intervistata.
L’evento odierno è da intendersi come finalizzato alla candidatura a sindaca?
Questo evento non serve ad annunciare una candidatura a sindaca, non rappresenta una investitura. Nasce con l'idea di spiegare cos'è questo raggruppamento di civiche e partiti che ormai da sei mesi stanno svolgendo un percorso comune e stanno incontrando moltissimi cittadini. “San Severo ritornerà bellissima” nasce da uno sguardo al passato. Non diciamo di certo che oggi la città sia brutta ma vogliamo che torni ai fasti di un tempo, quando eravamo più numerosi e attivi a livello commerciale, quando la città visse momenti molto importanti. Ogni relatore avrà un tema da sviluppare e il mio sarà “Ripartiamo dalla cultura”.Chi interverrà oltre a lei?
Ci saranno un parroco, una ragazza diversamente abile, una professoressa, una sociologa, persone della società civile che racconteranno le proprie esperienze. Non interverranno politici, l'unica ex amministratrice sarò io. Non c'è alcuna ambizione di dare un taglio politico a questo evento.
Quali forze fanno parte del raggruppamento?
Ci sono UdC, Puglia Popolare, Io Sud, Nuovo PSI, Associazione vittime di ingiustizia. Ne faceva parte anche il gruppo Italexit che si è poi sciolto. E poi ci sono persone comuni. Ripeto: non è una fuga in avanti, piuttosto a pochi mesi dalle elezioni abbiamo sentito la necessità di raccontarci. Vogliamo presentare alla città quello che è c'è dietro un raggruppamento che per qualcuno rappresenta un mero cartello elettoralistico.
Alcuni big del centrodestra di Capitanata sono pessimisti rispetto all’esito del voto a San Severo e Manfredonia, dove la coalizione non è ad oggi coesa. E lei?
Non sono pessimista rispetto alla possibilità che il centrodestra arrivi compatto alle urne. E’ è normale che ciascuno abbia una propria sensibilità e rivendichi il proprio spazio ricordando l’operato degli scorsi anni. Bisogna trovare un comune denominatore pur nel rispetto e nell’elogio delle differenze. Ci unisce l'idea di un centrodestra coeso, che sappia affermarsi.
Nemmeno alle comunali precedenti ci fu vera unità nel centrodestra.
Nel 2019 furono svolte le primarie, che sono sempre un terno al lotto. Lo si fece perché mancava un’idea di unità. Ma nessuno abbandonò la nave, tutti rimasero saldi nel centrodestra e credo che si debba ripartire da lì. Ricordo che le primarie furono vinte da Marianna Bocola eppure Rosa Caposiena, sconfitta, restò dentro la coalizione.
Quanta voglia di discontinuità avverte nella comunità?
San Severo ha voglia di essere governata da persone che abbiano un'idea precisa di città. Credo che la discontinuità sia anche fisiologica dopo dieci anni. Quanto alla parola cambiamento penso sia un termine forse abusato. Bisognerà misurarsi sulla base dei programmi, senza demonizzare gli avversari. Non sarebbe dignitoso. Al di là dello scoraggiamento di qualcuno, noi dall'interno sentiamo che c'è un clima diverso.
C’è chi dice, nel centrodestra, che il candidato sindaco del campo largo Angelo Masucci non sia il nuovo che avanza, visti i rapporti antichi con Miglio, Damone, Giuliano. Che ne pensa?
Conosco Masucci sin da quand'era un ragazzo, oggi è un professionista apprezzato. Non ho nulla contro di lui e sono convinta che farà una campagna elettorale garbata, nei modi e nei contenuti. Non ne conosco i rapporti politici.
Che giudizio dà dei dieci anni di governo del sindaco Francesco Miglio?
Non voglio dare pagelle. Mi rendo conto da ex amministratrice che è impossibile non sbagliare, solo chi non fa non sbaglia. Ha governato per un decennio perché la città decise di rinnovargli il mandato di fiducia. Bisogna saper riconoscere le cose fatte bene, non sono per i giudizi radicali e strumentali. A giudicare l’operato di Miglio e della sua squadra di governo saranno gli elettori alle urne. Certo negli scorsi anni ho assistito a molte critiche strumentali che non ho condiviso. La strumentalizzazione politica non va mai bene, né a destra né a sinistra. Strumentalizzare il momento politico o accadimenti che non hanno nulla a che fare con l'amministrazione non fa di noi dei buoni politici.
Qualcuno ha rimproverato a Miglio il refrain della legalità, ripetuto costantemente negli scorsi anni tra i molteplici omicidi in città e i vari casi di consigli comunali sciolti altrove per infiltrazioni. San Severo è rimasta l’unica grande città di Capitanata non interessata da tale provvedimento.
Non ho mai pensato che Miglio volesse ingraziarsi la Squadra Stato. Tutti, maggioranza ed opposizione, siamo stati felici del fatto che San Severo non sia stata interessata dal minimo sospetto di rischio di infiltrazioni mafiose. Non c’è stata preoccupazione al riguardo.
Cosa risponde a chi, nel centrodestra, ritiene che sia inopportuna la sua candidatura per aver fatto parte della giunta Landella?
Non ho piacere di parlare di tale vicenda. Quello che posso dire su Foggia è che io personalmente, rispetto al lavoro fatto e alle persone incontrate negli scorsi anni, non ho alcun atto di abiura da compiere. Sono stati anni bellissimi e indimenticabili, sarà sempre molto forte il mio legame con la città capoluogo a cui devo tantissimo. Sono candidabile e non ho nessun carico pendente.
La commissione di accesso al Comune di Bari ha provocato un netto cambio di prospettiva nel centrosinistra e nello stesso M5S rispetto alla normativa sugli scioglimenti per mafia.
E’ cambiata la sensibilità. Per Decaro si è mobilitato il mondo, compresa l'intera maggioranza comunale di Foggia. Per Foggia, invece, non si mosse nessuno. Ricordo il caso Roma, il cui consiglio comunale non fu sciolto dopo l’arrivo della commissione d'accesso, e ritengo che anche per Bari sarebbe folle paralizzare la città. Creerebbe danni ovunque. Non tifavo per lo scioglimento a Foggia e non sono una tifosa adesso per Bari, non vedo perché dovrei trasformarmi ora in una giustizialista quando non lo sono mai stata. Penso, piuttosto, che questa possa essere l'occasione per mettere mano alla riforma della normativa.
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