Una sala quasi piena all’Hotel Cicolella per una delle prime assemblee foggiane di Sud Chiama Nord, il movimento autonomista fondato in Sicilia da Cateno De Luca, che ha aperto l’incontro con un videomessaggio. “Foggia: mettiti in gioco” il titolo scelto, che è anche il metodo proposto: mettere i cittadini di fronte ai problemi della città e chiamarli a farsene carico.
A condurre il confronto il direttore de l’Attacco Piero Paciello, che ha richiamato il declino demografico della provincia: secondo proiezioni Istat, entro il 2039 tutti i comuni della Capitanata rischiano di imboccare la via dello spopolamento strutturale. Attorno a questo allarme si sono innestati alcuni interventi.
La commissaria provinciale Giusy Di Tullio, 27 anni, ha rivendicato la scelta di restare a Foggia; il commissario regionale Donato Amoruso ha parlato di “civismo puro” e di investimento sui giovani; la segretaria della CLAAI Alessia Di Franza ha criticato la “cultura della lamentela”, invocando la responsabilità di cittadini e imprese. Miriam Ventura, dell’APS Puzzle d’Amore, ha chiesto di guardare alla disabilità come “risorsa economica”, mentre l’imprenditore Massimiliano Di Fonso ha raccontato il passaggio dal posto fisso al fare impresa in città.
A chiudere la presidente nazionale Laura Castelli, già viceministra dell’Economia, che ha rivendicato il profilo “post-ideologico” del movimento e il modello Messina, lanciando alla platea l’appello finale: solo “uomini e donne libere” possono cambiare una città.
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