Fabrizio Tatarella: “L’intuizione di Oltre il Polo conserva ancora oggi la sua attualità, bisogna aprirsi”

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Il centrodestra cerca spazio fuori dai partiti. Ma aprire le porte significa anche decidere quanto potranno contare quelli che le attraversano. Nel dibattito sul civismo, Fabrizio Tatarella, vicepresidente della Fondazione Giuseppe e Salvatore Tatarella, individua una prospettiva che viene da lontano: l’intuizione di suo zio Pinuccio, “Oltre il Polo”. Una coalizione capace di parlare a persone estranee alla storia della destra, ma disponibili a condividerne un progetto di governo.

Il centrodestra torna a discutere di civismo. Da dove dovrebbe cominciare per rendere concreta questa apertura?
Dal riconoscimento che esistono persone capaci di identificarsi in una proposta di governo senza appartenere ai partiti che la sostengono. Mio zio Pinuccio aveva intuito la possibilità di incontrare questi mondi e costruire una casa politica più ampia. Il centrodestra deve saper parlare anche a chi ha una storia differente, cercando valori e obiettivi sui quali costruire un percorso comune.

L’intuizione di “Oltre il Polo” può ancora offrire una risposta?
La sfida che mio padre si era posto, ancor più dopo la morte di mio zio Pinuccio era quella di guardare a un’Italia moderata, cattolica e conservatrice, che non coincideva interamente con l’elettorato dei partiti della coalizione. Entrambi volevano dare a quella parte del Paese una prospettiva politica. Oggi quel ragionamento conserva la sua attualità: ci sono persone che possono riconoscersi in Giorgia Meloni pur non provenendo dalla tradizione della destra. Bisogna rendere possibile questo incontro. L’obiettivo è dare rappresentanza a sensibilità che possono sentirsi vicine alla coalizione senza trovare una collocazione nelle sue strutture. Il progetto di Pinuccio teneva insieme questa apertura e l’ambizione di costruire un centrodestra capace di governare.

Per coinvolgerle serve necessariamente una nuova lista?
Una lista è una delle forme possibili. Può esserci anche una formazione che accompagni la coalizione e raccolga persone con una propria riconoscibilità professionale, culturale o imprenditoriale. Il punto è offrire una possibilità di partecipazione. Una proposta deve poter suscitare interesse anche tra chi guarda alla politica attraverso il proprio lavoro e i bisogni quotidiani. La formula organizzativa deve servire al progetto, permettendo a esperienze diverse di portare un contributo.

Il rischio è cercare i civici soltanto quando servono i loro voti. Quale ruolo dovrebbero avere?
L’apertura ha senso se si riconosce il valore delle persone che si vogliono coinvolgere. Imprenditori, professionisti e rappresentanti delle associazioni conoscono bisogni e ambienti con i quali la politica deve confrontarsi. Occorre costruire un rapporto che dia continuità a questa partecipazione. Le competenze acquistano un significato politico quando aiutano a leggere i problemi e a elaborare risposte.

In Puglia il civismo incontra equilibri locali spesso complessi. Quale criterio dovrebbe guidare la costruzione delle alleanze?
Il punto di partenza è una direzione politica condivisa. E per riuscirci serve anche la cultura politica: senza idee, confronto e una visione comune, anche l’apertura rischia di restare un’operazione elettorale. È il lavoro che la Fondazione porta avanti da anni, per superare la convinzione che l’elaborazione culturale sia una prerogativa della sinistra. La destra ha un patrimonio di pensiero da valorizzare e la responsabilità di farlo vivere nel confronto con la società.

Una destra che rivendica la propria identità può aprirsi senza indebolirla?
L’identità è il punto di partenza del dialogo. Pinuccio lavorava per portare la destra al governo e collocarla in una dimensione europea e conservatrice. Nella mia lettura, Giorgia Meloni ha proseguito quel percorso. Proprio perché rappresenta quella storia, può incontrare elettori che provengono da altre esperienze. La capacità di allargare il campo è parte della forza politica di una leadership.

Oggi chi potrebbe dare credibilità a questa apertura?
Figure della società civile: giornalisti, imprenditori, intellettuali, persone dell’associazionismo. Personalità che abbiano una propria autorevolezza e sappiano risvegliare interesse per la politica, soprattutto tra i giovani. I partiti hanno bisogno anche di persone capaci di rendere una proposta politica vicina ad ambienti diversi. Il contributo può venire da chi ha costruito una reputazione nel lavoro, nella cultura o nell’impegno sociale.

Il civismo può dunque aiutare a raggiungere chi resta fuori dalla partecipazione politica?
Può creare occasioni di incontro. Ci sono cittadini che non appartengono alla storia della destra ma possono condividere una prospettiva di governo. Per coinvolgerli bisogna parlare a un’Italia più ampia, valorizzando persone capaci di interpretarne le sensibilità. Il senso di “Oltre il Polo” è dare a questi mondi la possibilità di riconoscersi in una coalizione più larga.

L’identikit tracciato da Fabrizio Tatarella sembra corrispondere proprio al suo: cultura politica, radicamento e capacità di dialogo. Una ricandidatura alle prossime politiche potrebbe trovare oggi, nella prospettiva di “Oltre il Polo”, tempi più maturi. E riportare in Parlamento un Tatarella: un nome di cui si avverte l’assenza, una lezione politica che avrebbe ancora molto da dire.
(Antonio Cardano - l’Attacco)

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