Cerignola, il Pug che prova a sanare decenni di urbanistica incompiuta: servono oltre 2mila case entro il 2039

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Dal completamento dei quartieri incompiuti alla riqualificazione delle aree rimaste inutilizzate, passando per la salvaguardia del territorio agricolo. Il Piano Urbanistico Generale di Cerignola punta a intervenire su problemi che si trascinano da decenni, cercando di conciliare le esigenze di sviluppo della città con una maggiore attenzione ai servizi e al consumo di suolo. La settimana scorsa il percorso di redazione del PUG è stato al centro di una Commissione Urbanistica aperta alla cittadinanza, alla quale hanno partecipato l’assessore all’Urbanistica Luciano Giannotti e gli architetti Umberto Bloise e Gianluca Andreassi, impegnati nella stesura dello strumento di pianificazione. Tra i nodi da affrontare c’è quello dell’area Sud-Est Fornaci, dove la crescita urbana si è sviluppata in maniera frammentata, senza un disegno organico. L’obiettivo è ricomporre il tessuto cittadino attraverso una pianificazione che accompagni le nuove trasformazioni con strade, infrastrutture e servizi, evitando che gli interventi restino isolati dal resto del territorio. Un’altra questione riguarda le aree sulle quali cittadini e imprenditori hanno investito senza riuscire, negli anni, a ottenere i risultati attesi. Il PUG intende intervenire anche su queste situazioni attraverso strumenti di perequazione e compensazione urbanistica, con l’obiettivo di favorire il superamento delle criticità e garantire ricadute positive per l’intera comunità. Particolare attenzione è riservata all’agro cerignolano, che si estende per circa 58mila ettari e rappresenta una risorsa economica e ambientale fondamentale. La pianificazione punta a preservarne la vocazione agricola e produttiva, valorizzando al contempo il patrimonio rurale e gli spazi urbani già esistenti. Ridurre il consumo di nuovo suolo e recuperare le aree disponibili sono tra gli indirizzi indicati per orientare lo sviluppo futuro. L’incontro si è inserito nel percorso di partecipazione avviato dall’Assessorato, che ha previsto momenti di confronto nei quartieri, nelle parrocchie e nei centri di aggregazione. Resta aperta la possibilità di presentare osservazioni e contributi alla redazione del Piano, in un processo che coinvolge anche diversi enti e richiede approfondimenti tecnici e amministrativi. Le scelte urbanistiche dei prossimi quindici anni dovranno fare i conti con le trasformazioni demografiche e con un patrimonio edilizio che offre ancora margini di recupero. È partendo da queste coordinate che gli architetti Bloise e Andreassi hanno illustrato alla Commissione Urbanistica le previsioni del nuovo Piano Urbanistico Generale di Cerignola, soffermandosi sul dimensionamento residenziale e sugli strumenti pensati per governare lo sviluppo della città.

Le stime demografiche presentate dai progettisti indicano un incremento di 527 abitanti nel periodo considerato. Parallelamente, le elaborazioni prevedono una crescita di 3.213 nuclei familiari entro il 2039, nonostante il decremento insediativo atteso. Una dinamica che porta a distinguere l'andamento della popolazione da quello delle famiglie e che contribuisce a definire le necessità abitative sulle quali calibrare le scelte urbanistiche. La ricognizione del patrimonio esistente individua 650 abitazioni riconducibili al fabbisogno pregresso, quantificato considerando le situazioni di coabitazione e le esigenze di sostituzione degli alloggi. A queste si aggiungono 745 abitazioni potenzialmente recuperabili, comprese quelle libere utilizzabili per finalità turistiche o temporanee, per usi differenti da quello residenziale ordinario oppure interessate da condizioni di fatiscenza. Il quadro comprende anche 1.034 abitazioni derivanti dalle capacità edificatorie residue del Piano regolatore generale vigente. Sulla base di questi elementi, il fabbisogno residenziale complessivo al 2039 viene stimato in 2.084 abitazioni, corrispondenti a 5.210 abitanti teorici.

I numeri costituiscono una base per valutare le necessità future e le possibilità offerte dal patrimonio già disponibile, mettendo in relazione la domanda abitativa con il recupero degli immobili e l'utilizzo delle capacità edificatorie esistenti. Un altro passaggio della presentazione ha riguardato la perequazione urbanistica, concepita per garantire un'equa distribuzione dei diritti edificatori e degli obblighi connessi alle trasformazioni. Tra gli strumenti illustrati da Bloise e Andreassi figura il trasferimento dei diritti edificatori fra aree comprese nello stesso comparto, insieme alla possibilità di accantonare capacità edificatorie per la realizzazione di attrezzature pubbliche, infrastrutture e servizi. Il meccanismo potrà essere utilizzato anche per interventi di riqualificazione ambientale e per aree o immobili privati destinati a servizi attraverso forme di asservimento, convenzionamento o accreditamento. Tra le ipotesi contemplate figura inoltre la maturazione di diritti edificatori conseguente alla demolizione di manufatti incongrui. Per l'ambito urbano, le linee progettuali puntano sulla valorizzazione del tessuto storico e sul recupero del patrimonio edilizio consolidato.

Nei tessuti marginali meno densi viene prospettata la possibilità di completare gli insediamenti, accompagnando gli interventi con le infrastrutture necessarie. Sono previsti incentivi per la rigenerazione urbana e ambientale, meccanismi compensativi per acquisire aree da destinare ai servizi e la possibilità di ampliare le dotazioni territoriali anche attraverso il coinvolgimento di servizi privati convenzionati. Il Piano contempla inoltre l'incremento dell'offerta di edilizia residenziale sociale e il consolidamento degli insediamenti produttivi presenti negli ambiti periurbani. Per le nuove costruzioni che aumenteranno l'impermeabilità dei suoli sono previste compensazioni ambientali. A queste indicazioni tecniche si affianca la visione politica dell'assessore all'Urbanistica Luciano Giannotti, che ha richiamato la necessità di intervenire sulle criticità accumulate nel corso dei decenni e di collegare le trasformazioni private a benefici concreti per la comunità.

"Il PUG non è semplicemente uno strumento che stabilisce dove e quanto costruire, ma una visione complessiva del futuro di Cerignola", ha dichiarato Giannotti. "Partiamo da criticità accumulate in decenni di pianificazione: quartieri incompiuti, aree destinate a servizi mai realizzati, investimenti economici rimasti senza un ritorno concreto. Vogliamo passare dalle previsioni sulla carta a interventi realmente attuabili, recuperando ciò che oggi è inutilizzato e migliorando la qualità della vita dei cittadini. Penso all'area Fornaci, dove occorre ricomporre un tessuto urbano frammentato, ma soprattutto alla necessità di garantire che ogni trasformazione produca benefici collettivi: più verde, servizi, infrastrutture e spazi pubblici adeguati".

Giannotti ha posto l'accento anche sulla tutela del territorio agricolo, considerato una risorsa da preservare nel definire le prospettive di crescita della città. "Una priorità assoluta è la tutela dell'agro, che rappresenta una delle maggiori ricchezze economiche e identitarie di Cerignola. La nostra campagna non è uno spazio vuoto da urbanizzare, ma un patrimonio da proteggere e valorizzare. Per questo puntiamo sul recupero dell'esistente, su un minore consumo di suolo e su uno sviluppo capace di affrontare anche le sfide ambientali e climatiche. Il nostro obiettivo non è costruire di più, ma costruire meglio, riqualificare e dare risposte a questioni che attendono una soluzione da troppo tempo. È su questo che deve essere valutata la portata del Piano". 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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