I controlli Asl sembrano dare esito positivo. Cosa è accaduto allora?

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Proseguono i controlli della Asl Foggia all’interno del Don Uva di Foggia, la struttura sanitaria finita nei giorni scorsi al centro dell’inchiesta della Procura e dei Carabinieri, denominata New Life.

30 i dipendenti coinvolti, tutti operanti all’interno del reparto femminile dell’ex istituto ortofrenico, con le accuse, a vario titolo, di violenze sulle pazienti, sequestro di persona e abusi sessuali. Per 7 sono scattati gli arresti in carcere, per 8 la misura cautelare ai domiciliari e per gli altri 15 il divieto di dimora e avvicinamento alle vittime. Per molti di loro sono già diventati esecutivi anche gli annunciati licenziamenti ed è entrato in servizio il nuovo personale.

Al momento le ispezioni non hanno fatto emergere particolari criticità, dal punto di vista tecnico, amministrativo e infrastrutturale è tutto a posto, fanno sapere dalla proprietà. Anche il numero di addetti impiegati, tra operatori socio sanitari e infermieri (su cui molto si è discusso nei giorni scorsi) sembra essere rispondente ai criteri fissati dalla legge e quindi l’ipotesi che potesse essere a rischio persino l’accreditamento regionale sembra allontanarsi.

Se, come sta emergendo, la struttura aveva e ha tutte le carte in regola per erogare quegli specifici servizi, come è potuto verificarsi quello che è risultato dalle indagini? Molti osservatori e addetti ai lavori hanno chiesto chiarezza rispetto a tutta la filiera dei controlli a partire da quelli regionali, fino a quelli interni alla struttura, proprio alla luce del numero così alto di indagati coinvolti.

Fu lo stesso Procuratore capo Ludovico Vaccaro a sottolineare, durante la conferenza stampa con cui illustrò l’operazione, che erano in corso accertamenti per chiarire se ci fossero eventuali profili di responsabilità nella gestione della struttura.

Il Decreto legislativo 8.06.2001 n. 231 ha introdotto, per la prima volta nell’ordinamento italiano, la previsione di una responsabilità personale e diretta dell'ente collettivo (intendendosi come tali sia gli enti forniti di personalità giuridica e le società e associazioni anche prive di personalità giuridica) per la commissione di una serie di reati da parte delle persone fisiche ad esso legate, che abbiano agito nell'interesse o a vantaggio dell'ente.

La stessa norma stabilisce le responsabilità del datore di lavoro e dell’azienda in caso di illeciti compiuti dai propri dipendenti. In tali casi il datore di lavoro può tutelarsi da azioni legali se può dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

L’“antidoto” per evitare il coinvolgimento dell’azienda o dell’ente, invocando l’esclusione o la limitazione della propria responsabilità derivante da uno dei reati previsti dalla legge, è dotarsi in primo luogo di un adeguato modello organizzativo ed affidarsi ad un organismo di vigilanza che ne controlli l’attuazione.

In concreto le aziende si liberano di eventuali responsabilità se, tra le altre cose, definiscono il proprio livello di rischio correlato a ciascuna delle voci di reato previste dal decreto; se elaborano un adeguato modello organizzativo, improntato alla sicurezza, idoneo a prevenire gli illeciti da parte dei propri dipendenti e collaboratori.

Proprio dell’“ombrello” del modello organizzativo si è fatto cenno su queste colonne a proposito di Universo Salute e della sua governance, che secondo questo schema dovrebbe essere al riparo da eventuali responsabilità rispetto ai fatti accaduti nell’ex ortofrenico.

Il modello organizzativo prevede la distribuzione di una serie di compiti a diverse tipologie di dirigenti secondo una gradualità, per così dire, piramidale. Nel caso di specie, esclusa la responsabilità dei vertici aziendali che hanno in ogni occasione ribadito la massima collaborazione con l’autorità giudiziaria, indiscrezioni riferiscono che siano diventati “osservati speciali” il direttore sanitario della sede di Foggia, Eugenio Iorio, già medico di medicina generale, noto in città per il suo impegno politico e per aver ricoperto la carica di consigliere comunale e il suo vice Tommaso Vitale, che contemporaneamente è anche direttore dell’area ospedaliera, dell’area territorio e dell’area disabilità, ovvero dell’ex reparto ortofrenico. Vitale è un neurologo, storico medico della struttura già ai tempi della Cdp.

L’interrogativo è quindi netto: se dal punto di vista tecnico e amministrativo è tutto a posto, la proprietà ha delle riserve sulla efficienza della catena delle responsabilità dei dirigenti? In altre parole, ritiene che le responsabilità siano solo ed esclusivamente di coloro che avrebbero commesso i fatti o si valuta l'ipotesi che ci siano altre responsabilità?

“E’ palese che le responsabilità contestate siano di natura prettamente personale – risponde l’Ad di Universo Salute, Luca Vigilante a cui l’Attacco ha rivolto il quesito -. I reati di cui si parla hanno ontologicamente l'essenza di una deliberata azione volta a commettere un'offesa. Non parliamo di una struttura fatiscente, ragione per cui un operatore avrebbe consentito che un paziente si facesse male o di un'omessa vigilanza e così via. Al contrario qui c'è una struttura tecnicamente, infrastrutturalmente, tecnologicamente, come dicono tutti i verbali, ottimale; c'è uno stato di igiene, di pulizia, di nutrizione e di stato generale di ciascun paziente ottimale. E poi ci sono delle persone che, con piena coscienza e volontà, commettono dei reati, delle offese anche gravissime, a danno di persone in un luogo nel quale avrebbero dovuto esercitare tutt’altra attività”.

Due infatti i possibili profili di illegittimità rilevati dall’azienda: “Il primo riguarda l'offesa, quello più grave del reato – evidenzia il manager -; il secondo è quello di carattere giuslavoristico, laddove chiaramente quei fatti non saranno sconfessati dagli avvocati. Anziché erogare la prestazione di lavoro, avrebbero utilizzato il tempo contrattualizzato con l'azienda per fare altre cose che, dice la Procura, integrano un reato di carattere penale. Partendo da queste basi, ci riteniamo abbastanza sereni: nelle intercettazioni, nelle captazioni sia dirette che indirette, non si evince mai una responsabilità dell'organizzazione. E per organizzazione non si intende solo l’amministratore delegato ma anche i medici: non si registra mai una lamentela del dipendente nei confronti del medico, che fosse stato assente o terribile, oppure nei confronti del caposala che ha messo in difficoltà i lavoratori, niente di tutto questo. Quindi per tornare alla domanda se la proprietà abbia delle riserve, vorrei precisare che comunque abbiamo costituito una commissione interna (con membri esterni alla sede foggiana) composta dall’Odv e dalla 231 per comprendere esattamente, ascoltando tutta la filiera dell'organizzazione, se in effetti vi possano essere stati dei cortocircuiti. Al momento non ne abbiamo registrati ma continueremo a tenere alta l’attenzione, più che altro per far sì che l'eventuale criticità intercettata serva a prevenire ulteriori situazioni. Non tocca a noi fare un'indagine volta ad accertare le responsabilità, c'è la Procura, la Pm e il sostituto procuratore e l'azione penale la esercitano loro. In conclusione, sì, pensiamo che le responsabilità siano solo in capo a chi avrebbe commesso i fatti, si tratta di offese talmente specifiche e di appannaggio esclusivo di chi intende commetterle che l'azienda in tutto questo non può c’entrare assolutamente niente”. 

Una responsabilità tanto personale al punto che alcuni degli indagati che avrebbero dovuto essere trasferiti in altri reparti per il turnover avrebbero usato i sindacati per continuare a restare in ortofrenico, a dispetto di alcune difese che vorrebbero dimostrare lo stress degli operatori.

“Questo la dice lunga su quella che appunto è la responsabilità personalissima di chi ha commesso quei fatti e che sta ledendo pesantemente il livello reputazionale dell'azienda. Capisco che molta gente, non avendo accesso agli atti, possa pensare che in effetti vi siano situazioni organizzative deficitarie ma, lo ripeto, io al momento le escludo, e dico al momento per mantenere le dovute cautele”, ha concluso Vigilante.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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