Punti opachi indagine che portò a interdittiva antimafia nei confronti della coop Tre Fiammelle (5 anni dopo)

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Potrebbero riservare non poche sorprese gli sviluppi che recenti nuove indagini si stanno profilando dall’analisi delle carte delle ormai note operazioni DecimAzione e Decima Bis. Fonti investigative ascoltate da l’Attacco parlano di valutazioni in corso su alcuni episodi che sono emersi dalle intercettazioni ambientali e telefoniche, da tempo agli atti, e che potrebbero gettare nuova luce sugli accadimenti legati a quell’inchiesta.

Il contesto

In particolare, si guarda ai tentativi di estorsione perpetrati nei confronti degli imprenditori Michele D’Alba, Paolo Telesforo e, del medesimo gruppo di quest’ultimo, dei fratelli Luca e Cristian Vigilante, tutti, stando a quanto riportato nelle carte di DecimAzione “destinatari di gravi e reiterate minacce a contenuto estorsivo” da parte di due noti pregiudicati Ernesto Gatta e Francesco Tizzano.

Non a caso, i due esponenti della Società foggiana avevano rivolto le loro attenzioni a questi specifici imprenditori che nell’ottobre 2017 avevano annunciato la nascita della Universo Salute per l’acquisizione del polo sanitario del Don Uva. Di lì a pochissimo Gatta ha cercato un contatto con Luca Vigilante, in quel momento vicepresidente del consiglio di amministrazione della società: Gatta aveva chiesto ad un intermediario un appuntamento con il manager tramite L.D.N., con precedenti di polizia per estorsione ed associazioni di tipo mafioso gravitante, secondo le ricostruzioni delle forze dell’ordine, nella batteria Moretti, Pellegrino, Lanza, la stessa consorteria mafiosa in cui militano Tizzano e Gatta. All’epoca dei fatti L.D.N. era istruttore presso la struttura sportiva frequentata anche da Luca Vigilante. Nei giorni successivi anche i familiari di D'Alba, tra cui moglie, il figlio Lorenzo e il genero Raffaele De Nittis hanno ricevuto una serie di telefonate e messaggi dal contenuto chiaramente minatorio.

L’incontro in Rssa

Risale all'11 gennaio 2018 uno degli episodi più significativi, oggetto di pedinamento: quel pomeriggio la Polizia si apposta nei pressi della Rssa Il Sorriso gestita dai Vigilante (non in Universo Salute). Le attività di controllo erano state avviate grazie alla denuncia di Michele D'Alba presentata il 27 ottobre del 2017, dopo la tentata estorsione ai suoi familiari, confluita poi nel più ampio procedimento penale.

Come si evince dalla ricostruzione della Procura, proprio la denuncia di D’Alba ha consentito alle indagini di partire e di disvelare ulteriori dettagli ed episodi dell’attività estorsiva in atto in città. “L’attività di appostamento scaturiva dalla denuncia presentata da D’Alba Michele, in data 27.10.2017, confluita nel procedimento penale 22616/17 mod.44 Procura Foggia”, si legge nell’annotazione della Squadra Mobile di Foggia presente anche negli atti di DecimAzione.

Gli appostamenti avrebbero riguardato diverse strutture sanitarie foggiane tra cui, per l’appunto, Il Sorriso. In quella circostanza i poliziotti Silvano Ammirati, Angelo Sanna e Francesco Paolo Tanzi notano Gatta e Tizzano entrare nella Rssa. Il 14 gennaio, dopo tre giorni, gli investigatori recuperano i filmati registrati dal circuito di videosorveglianza installato all’interno, le immagini, agli atti e contenute nell’ordinanza di Decimazione, documentano l'incontro tra Cristian Vigilante, Tizzano e Gatta.

I fotogrammi mostrano la presenza dei due in reception, dopo un paio di minuti d’attesa vengono accolti da Cristian Vigilante, responsabile del personale della Rssa. Saluti, sorrisi, abbracci e addirittura baci, questi i gesti che i tre si scambiano all’ingresso, tali da lasciar intendere che i rapporti siano amichevoli: è così del resto che ci si approccia tra persone che si conoscono da tempo.  Dopo i convenevoli, il “padrone di casa”, accompagna “gli ospiti” nel proprio ufficio. Lo stesso Cristian non ha fatto mistero della conoscenza dei due, sentito dagli inquirenti ha detto: “Conosco Tizzano Francesco e Gatta Ernesto da molti anni. In particolare di Tizzano conosco la moglie, che è una mia amica di infanzia. Invece Gatta lo incontravo spesso nei locali dove lavoravo, visto che prima mi occupavo della sicurezza all’interno di alcuni locali notturni”.

Proprio in virtù di questo rapporto di vecchia data “lui si era proposto di parlare con me prima che iniziavano i ‘boom e i baam’”, ha riferito ancora Cristian Vigilante, che ha sottolineato, sempre agli inquirenti, di aver provato un sentimento di preoccupazione di fronte alle evidenti minacce. La conversazione non si dilunga e dopo meno di 10 minuti il primo ad uscire dall'ufficio è Gatta che si allontana, subito dopo le immagini mostrano Tizzano accompagnato verso l'uscita della struttura dallo stesso Cristian che non appare turbato o impaurito: volto rilassato, mani in tasca ha continuato a chiacchierare fino alla fine con quello che poi è stato dallo stesso indicato come il suo estorsore.

I sit

Il 16 gennaio, dopo 5 giorni dai fatti alla Rssa, Cristian Vigilante viene convocato in Sit (Sommarie Informazioni Testimoniali rese da persone convocate dalle forze dell’ordine), in questura presso gli uffici della Squadra Mobile a Foggia. Durante la deposizione parla dell’incontro e del fatto che conoscesse già Gatta e Tizzano, i quali senza troppi preamboli hanno fatto subito riferimento al pagamento di un pizzo. Alla domanda degli inquirenti, Cristian Vigilante risponde di aver parlato a suo fratello Luca dell'incontro con i due: “Lui mi ha detto che sarebbe venuto a denunciare il tutto, penso che sia venuto in questura anche se non so cosa ha fatto. Per questo motivo non capisco perché mi avete chiamato per farmi queste domande” ha detto. In quel momento non risulta esserci alcuna denuncia.

All'indomani dell'incontro ci sarebbe stata la messa per l'inaugurazione del Don Uva recentemente acquisito dal gruppo D'Alba-Telesforo: “Tizzano mi diceva che quando Telesforo si recava alla messa doveva ricevere un messaggio da parte mia o di mio fratello Luca in cui si diceva ‘questa palla se la deve tenere D’Alba’ – ha raccontato ancora Cristian Vigilante agli inquirenti -, io capivo che con questo messaggio Tizzano voleva dire che D'Alba doveva continuare a pagare il pizzo visto che faceva parte della lista”. Su questo passaggio, addetti ai lavori fanno notare come sia inconsueto che gli estorsori rivelino ad altri i nomi delle proprie vittime, tenendo piuttosto riservato questo genere di informazioni e tendendo ad usare per lo più soprannomi, non le vere generalità di coloro di cui stanno parlando.

Il 27 gennaio (dopo 16 giorni dalla tentata estorsione alla Rssa) tocca a Luca Vigilante essere convocato in Sit. L’imprenditore ha confermato di essere stato messo a conoscenza dal fratello Cristian dell'incontro avuto con i due malviventi e di aver riferito tutto dopo alcuni giorni al suocero Paolo Telesforo: “Mi disse che era intenzionato ad informare la questura di questa cosa. Lui, a quanto ne so, non è venuto e io nel frattempo sono stato fuori Foggia. Oggi mi avete convocato e sto rispondendo alle vostre domande”. Insomma, ancora in questa fase, non risulta una denuncia del tentativo di estorsione. Luca Vigilante ha parlato agli inquirenti anche del tentativo dell’istruttore della sua palestra di fare da intermediario tra lui, Gatta e Tizzano risalente all'ottobre del 2017, L.D.N. è anche il marito di una dipendente de Il Sorriso. “Io sapevo dalle cronache cittadine chi era Gatta e dissi a L.D.N. che non volevo parlare con questa persona e che se si permetteva a contattarmi in qualsiasi modo mi sarei recato immediatamente in questura. Da allora non mi menzionò più Gatta Ernesto. Tizzano non lo conoscevo”, ha riferito Luca Vigilante agli inquirenti, manifestando quindi la consapevolezza di quale potesse essere il motivo per cui i due volessero incontrarlo.

Dopo 35 giorni dal tentativo di estorsione, il 16 febbraio del 2018 viene convocato Paolo Telesforo, lui in Procura a differenza degli altri due e ascoltato dal magistrato, il procuratore aggiunto Antonio Laronga, accompagnato da alcuni poliziotti di alto grado: il sostituto commissario Silvano Ammirati, l’ispettore superiore Angelo Sanna, il dirigente della Squadra Mobile, Roberto Pititto, il sovrintendente Francesco Paolo Tanzi. L'imprenditore in quella sede conferma di essere a conoscenza di ciò che era accaduto nella Rssa l'11 gennaio, avendolo saputo da Luca Vigilante. Dopo aver ripercorso i dettagli dell'episodio, il resto del Sit si è incentrato quasi esclusivamente su Michele D'Alba, il che ha suscitato qualche perplessità negli ambienti investigativi, essendo questo estraneo ai fatti occorsi alla Rssa del Gruppo Telesforo. L'unica domanda che a parere degli addetti ai lavori doveva essere fatta a Telesforo era: perché ancora non era stata presentata la denuncia per la tentata estorsione?

Motivo di interesse è stato anche il Sit che ha riguardato Michele D'Alba qualche giorno prima, vale a dire l'8 febbraio, tenutasi in questura, di fronte a due degli stessi agenti che avevano ascoltato Telesforo, Sanna e Tanzi. D’Alba conferma che già il 27 ottobre del 2017 ha sporto denuncia dopo aver ricevuto richieste estorsive. Ha anche riferito di averne parlato con Paolo Telesforo il 13 gennaio 2018 e quando quest'ultimo gli ha raccontato dell'episodio accaduto nella Rssa “io - puntualizza D'Alba ai poliziotti - immediatamente gli dicevo di aver sporto denuncia per delle telefonate a carattere ritorsivo che avevo ricevuto”.

Fonti vicine alla difesa di D’Alba riferiscono i dettagli di quella conversazione. Oltre ai due imprenditori erano presenti anche Luca Vigilante e Lorenzo D’Alba. “Dobbiamo denunciare anche noi”, sarebbero state le parole di Telesforo dopo aver saputo che D’Alba aveva già fatto partire la denuncia. A quel punto Luca Vigilante avrebbe manifestato tutte le sue preoccupazioni: “Dottore (rivolto al suocero, ndr), quella è gente pericolosa”, con voce incerta. In questa fase, le forze dell’ordine hanno già prelevato i video girati nella Rssa Il Sorriso, ragione per cui i Vigilante e lo stesso Telesforo erano a conoscenza dell’indagine; ne hanno quindi parlato con D’Alba, prima che con ogni altro.

Questo dialogo sarebbe stato rievocato da D’Alba e i suoi familiari anche nella sala d’attesa della questura. Si tratta di quello stesso dialogo captato e usato a fondamento della interdittiva che ha colpito di recente Le Tre Fiammelle. Durante il Sit gli inquirenti hanno voluto anche sapere se Telesforo e Luca Vigilante avessero raccontato che all'incontro presso la Rssa Gatta e Tizzano avessero parlato di D’Alba, questi ha risposto: “Mi dissero che avevano fatto riferimento a me ma non ricordo in quale termine”. Ha aggiunto anche che non ricordava se avessero citato la frase: “la palla Telesforo la doveva passare a D’Alba”. “Ma quando hanno iniziato a parlare dell'argomento e io ho capito a cosa si stavano riferendo ho interrotto tutto dicendo che avevo sporto denuncia per l'episodio”, ha sottolineato l’imprenditore.

Alla domanda su come mai avesse riferito al socio solo il 13 gennaio delle telefonate ricevute ad ottobre 2017, l’imprenditore ha risposto di aver ritenuto di non allarmare le persone che lavorano con lui. E’ peraltro facile ipotizzare che il riserbo sia stato dettato, come in questi casi accade, da ragioni di opportunità, anche perché le autorità caldeggiano il silenzio per mantenere il segreto istruttorio.

L’interdittiva

Non è passato quindi inosservato il dettaglio della mancata denuncia dell'estorsione di Telesforo&co per quanto gli inquirenti di DecimaAzione mettano bene in evidenza che tutte le vittime di cui trattasi non abbiano ceduto ai ricatti degli estorsori “dei boom e dei baam” minacciati in caso di mancato pagamento, per quanto molto scosse e preoccupate. Così come il fatto che i due noti delinquenti, nonostante fossero conosciuti, fossero stati ricevuti da Cristian Vigilante.

Peraltro il fatto che non siano state presentate denunce assume un rilievo ancora più evidente se si contrappone al contenuto dell'interdittiva che ha colpito Le Tre Fiammelle di D'Alba. Una delle motivazioni a supporto della tesi della contiguità dell’imprenditore ad ambienti mafiosi ha a che fare con “la timidezza” mostrata nel denunciare, avendo fatto passare due giorni dall’estorsione alla denuncia. Sarebbe stato uno solo a dire il vero se il dirigente di Polizia che l’imprenditore aveva chiamato per informarlo della sua volontà di raccontare tutto, non fosse stato in ferie e non avesse rimandato al giorno successivo l’appuntamento in questura per la pratica.

Nessuna denuncia invece dai Vigilante e Telesforo per loro stessa ammissione durante i Sit. Eppure la ghigliottina dell'interdittiva è caduta su Tre Fiammelle, anche per captazioni che nell'ambiente criminale riguardavano una certa lista di imprenditori estorti (redatta dagli aguzzini), con all'interno circa 50 nomi. Tutti evidentemente sono stati considerati vittime del racket, tranne D'Alba il quale, come detto, ha denunciato e nei confronti del quale non è dimostrata nessuna forma di contiguità o conoscenza o frequentazione degli estorsori e a carico del quale non vi sono procedimenti penali per reati ascrivibili al panorama delle condotte mafiose.

C’è infine un ultimo elemento su cui si starebbero facendo valutazioni: risulta, confermato da fonti investigative, che fino a gennaio 2020 erano i Carabinieri ad occuparsi delle indagini relative ai due fratelli Vigilante e ai rapporti intercorrenti tra i soci D’Alba e Telesforo; data dopo la quale il fascicolo è passato alla Polizia, delegata ad occuparsi dell’inchiesta DecimAzione e Decima Bis.

 

Rssa il Sorriso, l’appostamento dei tre dirigenti della Mobile dopo la denuncia presentata da D’Alba

 

Nella ricostruzione dei fatti che il pubblico ministero ha redatto nell’ordinanza delle misure cautelari di DecimAzione è trascritta l’annotazione della Squadra Mobile di Foggia relativa alla visita di Francesco Tizzano ed Ernesto Gatta presso la Rssa Il Sorriso risalente all11 gennaio 2018.

Qui si riporta integralmente: “Il sottoscritto Sost. Comm. Della Polizia di Stato Ammirati Silvano, in data odierna, unitamente all’Isp. S. Sanna Angelo e al Sov Tanzi Francesco Paolo, effettuava, a bordo di autovettura, un servizio di appostamento nei pressi della Rssa Il Sorriso, in viale degli Aviatori, facente capo al Gruppo Telesforo. L’attività di appostamento scaturiva dalla denuncia presentata da D’Alba Michele, in data 27.10.2017, confluita nel procedimento penale 22616/17 mod.44 Procura Foggia, il quale era socio di Telesforo Paolo nella gestione di alcune società. Le attività di appostamento riguardavano varie strutture sanitarie della città di Foggia, tra le quali quella sopra citata”.

“In particolar modo, il giorno 11.01.2017 l’appostamento iniziava alle 17 e alle 17,55 circa, gli operanti notavano i noti pregiudicati Tizzano Francesco e Gatta Ernesto i quali entravano appiedati nella struttura. Presumibilmente, i due erano giunti a bordo di un'autovettura e non erano stati notati al loro ingresso dal personale operante. I due pregiudicati si intrattenevano nella struttura fino alle 18,10 circa, quando venivano visti uscire dalla struttura sanitaria. Subito dopo dal cancello della stessa usciva un veicolo, che a causa della distanza (si evidenzia che gli operanti nel frattempo si erano allontanati ulteriormente dall'ingresso della Rssa) non veniva riconosciuto né nel modello e neanche nella targa dal personale appostato”.

“I redenti in data 13.1.2018 (i video risultano essere stati recuperati il 14, ndr) chiedevano ai responsabili della Rssa le immagini registrate dalle telecamere ivi installate relativamente al giorno 11 gennaio 2018 e dalla visione dei filmati si notavano Gatta e Tiziano che facevano accesso appiedati nella struttura e dopo aver preso contatti con la reception parlavano con uno dei responsabili ivi presenti, riconosciuto nella persona di Vigilante Christian, ex guardia giurata”.

Quello che salta subito all’occhio riguarda l’importanza degli investigatori impiegati nell’appostamento. Operazioni di questo tipo, riferiscono addetti ai lavori, vengono effettuate da agenti ordinari o addetti di polizia giudiziaria, di solito in tre, due ordinari e un dirigente, in gergo chiamato capo pattuglia.  Qui ci sono un sostituto commissario (Ammirati), un ispettore superiore (Sanna) e un sovrintendente (Tanzi). Non è neppure chiaro quale fosse la posizione dei tre, tra cui spiccano nomi noti per la consolidata esperienza e capacità professionale, rispetto all’ingresso della struttura considerato che, per loro stessa ammissione, non avrebbero visto arrivare la vettura con la quale sarebbero giunti i due pregiudicati. Anche alla loro uscita dalla Rssa, la distanza dei poliziotti avrebbe impedito di identificare l’auto alla cui guida erano Tizzano e Gatta, invece riconosciuti.

Singolare anche il fatto che la Polizia stesse monitorando proprio quella struttura all’arrivo dei due estorsori. Inoltre, sebbene i controlli nascessero dalla denuncia di Michele D’Alba (presentata 5 mesi prima del giorno dell’attività in questione), la struttura oggetto di appostamento era quella di Vigilante che non ha alcun legame con il gruppo dell’imprenditore in questione.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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