Ucciso La Pomarda, legato ai fratelli pentiti Baffino. Nove mesi fa le nozze. Bisceglia: “Avanti senza paura”

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Un agguato in piena regola, con colpi alla schiena. E’ morto così, nelle campagne di Mattinata della propria azienda agricola, il 28enne allevatore Bartolomeo La Pomarda, noto alle cronache per un precedente e per la vicinanza ai fratelli Antonio e Andrea Quitadamo, alias Baffino, attuali collaboratori di giustizia. Il cadavere è stato scoperto dai carabinieri riverso nel terreno in contrada San Martino - Tagliata, intorno alle ore 20.00 di lunedì scorso, dopo che i familiari ne avevano denunciato il mancato rientro a casa. Nel corso della notte, l’Arma dei carabinieri, su incarico della Procura della Repubblica di Foggia, ha eseguito alcuni stub per rilevare la presenza di polvere da sparo su pelle e indumenti, oltre a perquisizioni a carico di pregiudicati locali.

Inoltre sono state interrogate le persone vicine all’uomo per ricostruirne gli ultimi spostamenti. Nell’azienda agricola non ci sono telecamere né sistemi di videosorveglianza che possano aiutare gli inquirenti, un fatto di certo noto al killer. Si è in attesa dell’esame autoptico che dica di più rispetto alle ferite da arma da fuoco nella zona della schiena e del busto.

La Pomarda, classe ’95, si era sposato soltanto nove mesi fa, a ottobre scorso, con la giovanissima madre dei propri figli. Ieri mattina è stato convocato immediatamente, in Prefettura, il Comitato provinciale ordine pubblico e sicurezza, cui ha partecipato anche il sindaco di Mattinata Michele Bisceglia, che aveva anche parlato telefonicamente dell’accaduto col vescovo Franco Moscone, da sempre vicinissimo alla comunità della “farfalla bianca del Gargano” di cui ha seguito il percorso di rinascita dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose nel 2018 e l’emersione del ramo mattinatese del clan Romito-Ricucci-Lombardi.

Un gruppo mafioso cui appartengono anche i fratelli Quitadamo, cui oggi si ricollega una delle piste investigative. La Pomarda nel 2016, a soli 21 anni, aggredì, armato di accetta, un giovane compaesano, Antonio Pio Prencipe, dopo i litigi continui per lo sconfinamento dei pascoli in terreni altrui. Avvenne in maniera plateale: nel pieno centro del paese, lungo corso Matino che ne è la via principale, davanti ad una pizzeria.

Con La Pomarda c’erano anche Andrea Quitadamo e Fabio Di Mauro, incastrati dalle telecamere e in seguito condannati anche in sede civile, con risarcimento della vittima. Nel 2017, per convincere Prencipe a ritrattare l’accusa di tentato omicidio, si mossero Giovanni La Torre (pregiudicato vicino al gruppo mafioso di Macchia che era guidato da Fic Secc, ovvero Pasquale Ricucci, ucciso nel 2019 e a capo della costola macchiaiola del clan Romito-Lombardi-Ricucci-La Torre), Giuseppe Impagnatiello e Mario Scarabino (detto lo zio). I tre picchiarono a sangue Prencipe finendo poi arrestati per intralcio alla giustizia e lesioni personali dolose.

All’indomani dell’omicidio c’è chi a Mattinata ricorda il caso degli sconfinamenti e quello di Prencipe, ma il pensiero corre soprattutto alle rivelazioni che i Baffino stanno facendo da quando hanno accettato di collaborare con gli inquirenti.

Il gruppo di Mattinata vedeva proprio in loro due nomi di primo piano, ma al vertice dopo l’assassinio di Francesco Pio Gentile (cugino del boss manfredoniano Mario Luciano Romito) c’era Francesco Scirpoli (detenuto). La guerra col clan avverso dei Montanari (Libergolis-Miucci) è tornata negli ultimi anni a insanguinare il Gargano, nonostante la forte azione della Squadra Stato abbia decapitato parecchi gruppi criminali, compresi quelli degli alleati viestani (gruppo Perna-Iannoli coi Montanari, gruppo Raduano col clan del Golfo).

Parole forti sono state espresse dopo l’omicidio di La Pomarda dal sindaco Bisceglia, che anni fa – quando era un privato cittadino e si occupava dell’impresa di famiglia, la nota gelateria Gabrielino, fu vittima di una tentata estorsione da parte di Baffino senior, prontamente denunciata.  Un paese che aveva ritrovato la serenità e dove ora torna alto il livello di allarme.

“Questo atto sconsiderato, violento e disumano è la riprova che i nostri sono territori difficili, complessi, di mafia”, ha detto il quarantenne primo cittadino. “Noi mattinatesi condanniamo con forza questa barbarie. Noi mattinatesi siamo e rappresentiamo una comunità ospitale e laboriosa. Con coraggio e decisione chiamiamo questa gente come merita: vigliacchi assassini.  Nulla può giustificare tutto questo. Abbiamo tutti il dovere di continuare il nostro percorso di emancipazione dalla mafia e dalla sua inaudita violenza. Senza timore alcuno, senza omertà alcuna chiamiamo per nome questa feroce nefandezza. Noi non abbiamo paura. Mattinata non ha paura e reagisce con la forza e il coraggio della sua gente. Sono sindaco di una grande comunità operosa e dinamica, capace e onesta. Non saranno pochi criminali a cambiare la nostra storia. Confermo e confermiamo la nostra fiducia nell'operato della magistratura, delle alte cariche delle forze dell'ordine, nel lavoro quotidiano di Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, ringraziando il prefetto Valiante e l'arcivescovo Moscone per la loro vicinanza alla nostra comunità”, ha concluso Bisceglia. “ Abbiamo fatto tanto cammino assieme, non ci fermiamo proprio adesso. Coraggio Mattinata”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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