“Mai visto niente del genere”. Parla perito di parte di D’Alba che ha smontato prova regina dell’interdittiva

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La prova regina alla base dell’interdittiva antimafia: potrebbe essere definita in questi termini la captazione che è stata citata nel provvedimento che ha colpito la cooperativa Tre Fiammelle di Michele D’Alba nei mesi scorsi. Si tratta della registrazione eseguita nella sala d’aspetto della Squadra Mobile presso la Questura di Foggia, l’8 febbraio 2018, della conversazione tra D’Alba, suo figlio Lorenzo e il genero Raffaele De Nittis, convocati in quella sede per essere ascoltati in Sit (Sommarie Informazioni Testimoniali) dagli investigatori, nell’ambito dell’inchiesta, più ampia, relativa ai tentativi di estorsione perpetrati da parte della criminalità foggiana a danno di diversi imprenditori, tra cui D’Alba per l’appunto, che ha tempestivamente denunciato l’episodio.

Pezzi della trascrizione di quella conversazione captata sono stati riportati nell’interdittiva, letti così come sono stati posti lascerebbero intendere che i 3 abbiano concordato il silenzio, un “patto di non parlare” e che sarebbero fondati i sospetti di contiguità con ambienti criminali, tali da giustificare il provvedimento della Prefettura. La captazione è stata così determinante nella scelta del Prefetto Maurizio Valiante che proprio sulla analisi approfondita di quella si è fondata la strategia difensiva di D’Alba. Ciò su cui i legali di Tre Fiammelle stanno battendo è, come detto, la captazione, o meglio una diversa lettura della captazione. E’ emerso infatti che ciò che la Polizia giudiziaria ha trascritto dall’ascolto della registrazione non è ciò che il perito di parte ha trascritto, dopo l’ascolto dello stesso file audio, che la difesa è riuscita ad ottenere, tramite accesso agli atti. 

La consulenza tecnica di parte (Ctp) al vaglio dei giudici amministrativi presso il Tar di Bari è stata eseguita da Gianluca Marzulli, consulente informatico forense iscritto al Ruolo Periti ed Esperti della CCIAA di Roma e Foggia e in più riveste ruoli da Ctu (Consulente tecnico d'ufficio) presso diverse procure e tribunali e con le forze dell’ordine come ausiliario di polizia giudiziaria. Dopo aver pubblicato alcuni stralci della perizia, l’Attacco ha intervistato nuovamente l’esperto alla luce dei più recenti sviluppi della vicenda.

Marzulli, in che cosa consiste il suo lavoro?

Sono un consulente informatico forense, il mio compito è quello di supportare le autorità, Procura o Tribunale, nella veste di Ctu o supportare le parti nel procedimento, nella veste di Ctp con il compito in entrambi i casi di cristallizzare la prova digitale. In altre parole, come ho già detto, il mio compito è la ricerca della verità.

Vorremmo ripartire dal lavoro che ha fatto su quella captazione che noi abbiamo definito in più di una circostanza manipolata. In che modo ha operato? Perché si è reso necessario l’intervento di un Ctp?

Innanzitutto c'è da dire che la trascrizione è il passaggio successivo ad una intercettazione audio che può essere ambientale, telefonica e così via. E’ un’attività finalizzata a trascrivere quello che è il contenuto del registrato. Il lavoro mi è stato commissionato dagli avvocati di D'Alba. Gli stessi avvocati avevano già rilevato delle incongruenze fra l'audio originale e la trascrizione della Pg. Mi preme evidenziare in premessa un elemento, quello relativo alla originalità, tema posto dall’avvocato che difende i funzionari di Polizia: l'audio è originale e non è assolutamente in discussione la sua originalità, bensì la trascrizione dello stesso. Il lavoro svolto è consistito nell’ascoltare la registrazione con le stesse apparecchiature in possesso della Questura al fine di accertare se le stesse difformità si sarebbero ripresentate in ascolto. Tra le due trascrizioni ci sono molte corrispondenze, nei punti fondamentali invece abbiamo trovato in effetti delle difformità.

Lo chiediamo all’esperto: le capita, è capitato in altre situazioni di cogliere queste difformità o incongruenze? Che cosa differenzia quest'ultimo lavoro da altri, da altre prestazioni professionali?

La difformità capita spesso e volentieri. E’ facile che un Pg dopo tante ore di lavoro possa sbagliare, errare è umano.  Nel caso di specie, la trascrizione è stata posta alla base di un'interdittiva, quindi alla base di un procedimento amministrativo di alto livello, è strano pensare che sia stato sbagliato, volontariamente o non volontariamente. Nei punti chiave e nei punti fondamentali, l’audio andrebbe analizzato più e più volte, proprio per evitare l'errore, perché può costare da un lato un'interdittiva antimafia e dall’altro, in maniera accidentale, la carriera di un operatore che magari in tanti anni ha svolto sempre perfettamente il suo lavoro e si può trovare a dover affrontare questo problema.

L'impressione che abbiamo avuto, ascoltando quella captazione, è che non si tratti di un semplice errore, come può essere il riportare un nome sbagliato. Abbiamo la sensazione che ci sia qualcosa di sostanziale.

Ci sono dei progressivi molto strani effettivamente, spiego cosa intendo per strani: la captazione serve per registrare un ragionamento, una conversazione, in questo caso una conversazione che si è tenuta all'interno della Questura. Questa conversazione si è svolta tra soggetti. Questi soggetti, parlando, fanno un ragionamento che ha un inizio e ha una fine, durante il discorso, andando proprio nel punto cardine, Raffaele De Nittis dice: “Vado a prendere un succo di frutta”. Michele D’Alba risponde: “Che non esce, tè”, come per dire “tieni, ti servono monete, ti serve qualcosa”, ha senso anche perché si trovano nelle immediate vicinanze di un distributore di bevande che è all'interno della Questura. Successivamente De Nittis risponde dicendo: “No, no, vado al bar” ed è molto chiaro. 

Invece nella trascrizione della Pg risulta, in questo passaggio “No, non parlo”. Come si fa a passare da “No, vado al bar” a “No, non parlo”?

Non c'è una spiegazione plausibile, ci possono essere una moltitudine di spiegazioni, il nostro compito è accertare dov'è la verità, quindi la verità in questo momento è che nel file audio non è presente la frase “Io non parlo”, ma c'è “No, no, no, vado al bar”.

Quanto tempo ci ha messo lei per redigere questa trascrizione?

Quasi due settimane. 

Ci spiega il perché è servito tutto questo tempo?

Voglio premettere che il file audio non è stato scomposto, non ho separato le tracce, non ho eliminato i rumori di fondo, non sono quindi intervenuto praticamente in nulla per manipolare il file audio. Ho analizzato il file audio così come mi è stato consegnato, quindi dal disco originale. Ecco perché non si mette in dubbio l'originalità. Ho semplicemente dato play e ascoltato più e più volte. Il nostro compito come tecnici è proprio quello.

Quanto ci ha messo la Pg a trascrivere l’audio?

Come risulta dal contenuto del disco, sono stati impiegati un paio di giorni.

E come si spiega questa fretta?

E’ probabile che la trascrizione sia stata effettuata da più di un operatore, non è difficile pensare che ci abbia lavorato un gruppo per l’esigenza di accelerare i tempi di trasmissione, probabilmente.

Quanti possono essere gli operatori che contemporaneamente lavorano ad una trascrizione?

Non c'è un limite, se si è di fronte ad un procedimento d'urgenza, non sarebbe strano ad esempio impegnare 6 o 7 uomini, magari non nello stesso momento ovviamente, ma possono alternarsi. Ecco perché spesso è facile che le trascrizioni possano contenere degli errori, per evitare i quali è buona prassi della Pg ascoltare gli audio più volte.

Siamo stati colpiti anche dal fatto che interi segmenti di quella pista audio erano obiettivamente incomprensibili. Come ci si cautela in questi casi?

I punti cardine della captazione a dire il vero risultano chiari. Un altro esempio è quello relativo al momento in cui D’Alba dice, secondo la trascrizione della Pg “Ci siamo messi d'accordo”. In realtà era: “Eravamo rimasti d'accordo, sono io il presidente…”, ovvero “Sono io la persona che deve denunciare”. Anche qui c’è una bella differenza tra le due trascrizioni. E cambia il senso del discorso: diventa un patto di famiglia la combinazione delle due frasi, “ci eravamo messi d'accordo” e “io non parlo”. Se invece si prendono in considerazione le frasi effettivamente pronunciate quella forma non sussiste. E’ la contestualizzazione del momento, in altre parole, che dà il senso compiuto di un discorso. La ragione per la quale è stata autorizzata quella captazione? Sicuramente gli organi di Pg avranno valutato di eseguire questo tipo di intercettazione ambientale per un fine. Stavano seguendo cioè una pista. 

Dicevamo delle forme di verifica che possono essere adottate.

Molte volte vengo chiamato dalle istituzioni per eseguire delle perizie, anche di riconoscimento del parlante, quando in un file audio occorre identificare chi sta parlando in un preciso momento, ovvero l’istituzione ricorre ad un esperto per non incorrere in eventuali errori. Rivolgersi ad un esperto è uno strumento che contribuisce a delineare la verità. Ricorrere anche in questo caso ad esperti del settore, a mio parere, sarebbe stato opportuno. In più, successivamente alla produzione della Ctp di parte, io mi sarei anche rimesso ad una consulenza tecnica di ufficio.

Quindi in questo caso la Pg che cosa avrebbe dovuto fare, rivolgersi a un soggetto terzo?

In base alle mie esperienze, maturate da ausiliario di polizia giudiziaria, posso dire che in certe situazioni è naturale che io venga contattato proprio dalla Pg che abbisogna di un esperto con determinate competenze, previa autorizzazione da parte del magistrato, c'è tutta una trafila che può variare da sezione a sezione ma tutte le Pg, volendo, possono chiedere l'ausilio di un esperto.

E’ procedura di routine questa, nel senso che la Pg il più delle volte si affida a un consulente esterno?

Non sempre, ci sono delle situazioni borderline quasi, per le quali la Pg, per sua tutela, ha bisogno di un esperto, proprio per rendere la prova cristallina.

La captazione è stata effettuata l’8 febbraio 2018, quando viene materialmente trascritta?

Esattamente, da quanto emerge dal disco contenente la captazione, depositato in Procura, nei log risulta come ultima data di elaborazione, da parte della Pg, il 10 febbraio 2018 alle ore 16 circa. Sempre nel disco, c’è traccia certa degli operatori di Pg che hanno materialmente effettuato la trascrizione, attraverso il file “lista accessi” sono presenti gli username Tanzi, Russi, Lopriore, Scopece. E’ presente anche l'indicazione relativa a chi ha effettivamente validato la versione rimasta poi definitiva con il “Io non parlo”, e il resto che poi è diventato il “patto di famiglia” alla base dell’interdittiva. Nel dettaglio, le note positive contenute nel disco con la dicitura “modificata la nota di una comunicazione” sono attribuite nei log a Lopriore e Scopece e riguardano rispettivamente i progressivi numero 4 e 3 contenti gli elementi più significativi della captazione, oggetto della mia perizia. Va precisato che per “nota positiva” si intende il riscontro positivo ad una ipotesi, in questo caso il patto di famiglia. La cosa che susciterebbe qualche perplessità è come mai questa captazione del 2018 sia stata utilizzata oggi, a distanza di 5 anni, tempo durante il quale a Foggia si sono celebrati due importanti processi: DecimAzione e Decima Bis nei quali di fatto D’Alba è stato considerato una vittima, al pari degli altri imprenditori coinvolti.

Come si sarebbe comportato se fosse stato lei operatore di Pg in questo caso? Avrebbe chiesto una consulenza esterna?

Lo dico sempre a tutti e le carte lo dimostrano. Quando presto la mia opera come ausiliario di Pg, lo faccio comunque a titolo gratuito, a supporto delle autorità locali, cercando di aiutarle nel miglior modo possibile. Nel caso di specie, di fronte ad un audio del genere, ripescato a distanza di anni, alla base di un procedimento così impattante, consapevole che all’epoca dei fatti le attrezzature non assicuravano la qualità audio oggi disponibile, avrei ritenuto opportuno far periziare la captazione da un esperto del settore per cristallizzare la prova.

Su questo argomento, abbiamo ipotizzato che le tecnologie in dotazione alla Questura di Foggia non consentissero una più approfondita analisi di questo tipo di prova. Qual è la sua opinione?

Effettivamente non dispongono di apparecchiature professionali, ad esempio di uno studio di registrazione, è facile quindi ipotizzare che non si riesca a trascrivere, come in questo caso, il reale contenuto della traccia audio. E molte volte, nelle parti in cui non si riescono a comprendere determinate parole della conversazione, ci si affida all’interpretazione per filo di ragionamento, per dare comunque alle frasi un senso logico e compiuto, fatta eccezione per i passaggi incontrovertibilmente incomprensibili. Fatta questa premessa, è doverosa un’osservazione. Se si analizzano le frasi precedenti al famoso “Io non parlo”, emerge in maniera inequivocabile che De Nittis si stesse rivolgendo al suocero dicendo “Vado a prendere un succo di frutta”.  D’Alba replica: “Che non esce, tè”, e poi ancora De Nittis: “No, no. Vado al bar”. La conversazione così ha un senso logico. Senso logico che escluderebbe dal contesto la frase “No, io non parlo”. A questo punto, c’è qualcosa che non torna, ma non perché si stia accusando un operatore di Pg, come qualcuno sta insinuando. Banalmente si può essere in presenza di un errore, determinato da diversi fattori ad esempio, dal fatto che magari in quel preciso momento sia cambiato l’operatore che ha maturato una diversa visione di contesto.

Perché ha accettato l’incarico di perito di parte nella difesa di D’Alba?

La base del mio lavoro è sempre perseguire la verità. Quando gli avvocati dell’imprenditore mi hanno accennato di una trascrizione strana, nella quale c'erano delle incongruenze, sono stato più che altro incuriosito dal capire di cosa si stesse parlando. Mi sono quindi ritrovato ad analizzare un disco, originale della Procura, carente del codice di decifratura, ragione per cui mi sono dovuto interfacciare con l’ispettore Francesco Paolo Tanzi, il quale prontamente mi ha fornito quello di cui avevo bisogno, in tutta tranquillità e con la massima disponibilità, come normalmente accade tutte le volte che mi rivolgo alla Pg.

Insistiamo. Si aspettava di cogliere tutte queste difformità? Le è capitato in passato nel suo lavoro?

Sì, mi è già capitato: punti difformi, argomenti mancanti, errori e sviste, causati da stanchezza o pressioni per trasmettere l’atto in tempi brevi, o ancora, l’effetto di un lavoro a più mani.  Se dovessi elaborare una possibile spiegazione razionale alle difformità che ho riscontrato, sinceramente potrei individuarne migliaia anche se tutti potrebbero smentirle tutte. Ma non è compito mio attribuire eventuali responsabilità, dovrebbe essere compito delle istituzioni competenti far luce sulla vicenda.

Il giornale ha parlato espressamente di manina: è una nostra libera interpretazione, una forzatura, un eccesso di sintesi, a suo avviso?

E’ una delle mille spiegazioni di cui parlavo in precedenza, come pure può trattarsi semplicemente di un caso isolato, ribadisco che non è compito nostro entrare nel merito.

Ha particolari motivi di acredine o di risentimento nei confronti di quel personale di Pg?

Non ho mai avuto contatti con i soggetti in questione, non li conosco né tantomeno penso che loro conoscano me. Forse hanno sentito parlare di me. In ogni caso non ho mai avuto risentimenti nei confronti di nessuna istituzione.

Si sente un uomo delle Istituzioni?

No, sono semplicemente uno dei professionisti che opera a supporto delle istituzioni, a tutela della legalità.

Rispetto a una situazione così delicata, un’interdittiva antimafia è un provvedimento drammatico per un'impresa, non casualmente viene definita l'ergastolo delle imprese, sarebbe servita più cautela, secondo lei?

Non posso mettermi nei panni di chi ha potere decisionale. Posso solo dire che in tutti i casi, anche quelli che sembrano di minor rilevanza, è sempre auspicabile disporre di una prova certa, che si ottiene solo sottoponendola ad esperti del settore che di certo non si espongono al rischio di compromettere la propria carriera dichiarando il falso.

Lei in questa vicenda si sta esponendo in prima persona.

Sì, ritengo di aver assolto al mio compito di Ctp in maniera corretta, spendendo tutte le mie competenze e know how, giungendo, ad ulteriore conferma della mia tesi, ad una conclusione condivisa da molti, compresa questa redazione che ha avuto modo di ascoltare l’audio, i cui contenuti sono parsi evidenti anche ad orecchie “profane”.

Ha la sensazione di essersi esposto troppo?

No. Confido che la verità venga a galla e non penso che in queste circostanze si giochi a guardie e ladri, come da bambini. Penso che la cosa più importante in questo momento sia scoprire la verità.

Lei ha la sensazione che ci siano pezzi di Questura, diciamo così, che sono collegati a interessi privati e che non hanno fatto il loro mestiere?

Io ritengo che una Pg, un poliziotto, un carabiniere, un finanziere e chiunque indossi una divisa debba operare in nome della verità e della legalità a tutela dei diritti dei cittadini. Non voglio assolutamente pensare si sfrutti la divisa per scopi personali. Ecco perché è fondamentale in questo momento che le autorità competenti indaghino sulla vicenda per far luce e chiarezza sulle difformità emerse che sono elementi chiave del provvedimento di interdittiva.

Ha la sensazione che ci sia incamminati sulla via della ricerca della verità dopo tre settimane dalla pubblicazione dei nostri articoli?

Io sono sicuro che per quello che è stato scritto su queste colonne qualcosa si sia mosso e sicuramente qualcuno avrà ascoltato la captazione, rilevando le stesse difformità. Se la mia perizia fosse stata considerata “falsata”, ci sarebbero state delle conseguenze a mio carico, quanto meno sarei stato destinatario di richieste di spiegazioni, cosa che ad oggi non è accaduta, questo è il mio pensiero. Ciò non toglie che debbano essere fatte una serie di valutazioni ed è dovere delle istituzioni verificare i fatti e le prove, non voglio assolutamente pensare, come detto, che qualcuno abbia anteposto interessi personali al proprio lavoro, in caso contrario sarebbe legittimo chiedersi: chi controlla? Invece io so, per il lavoro che faccio, che i controlli ci sono, prima o poi arrivano. Alcuni degli interessati hanno denunciato per diffamazione l’Attacco ed è giusto in certi casi, venire a capo della verità e questa può essere un’occasione.

Le è mai capitato di vivere una situazione di questo tipo in passato?

In tanti anni, mai.

Piero Paciello e Cinzia Celeste

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testatina dillo al direttore WEB

 

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