Foggia, Russetti: “Marcone all’inutile assessorato alla legalità, perché dico no”

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Nei giorni scorsi è stato pubblicato su questo giornale un durissimo intervento dell’avvocato Cerisano sul fatto che sia stata attuata una operazione sostanzialmente ingiusta ai danni della collettività cittadina di Foggia attraverso lo scioglimento della sua amministrazione comunale per asseriti condizionamenti mafiosi e, più a margine, sul fatto che le misura di prevenzione rappresentate dalle interdittive antimafia alle imprese siano a loro volta caratterizzate da valutazioni troppo discrezionali e fumose da poterle ritenere compatibili con un autentico sistema garantistico di tipo liberale.

Il lettore che avesse seguìto i nostri interventi da oltre trenta mesi a questa parte sulle medesime tematiche sa che queste posizioni sono del tutto coincidenti con le nostre; anzi, sa anche che più di recente (l’Attacco del 30 ottobre), noi abbiamo compendiato le nostre riflessioni in un lungo scritto nel quale, oltre che ricapitolare criticamente alcuni dei vari aspetti di quelle materie, abbiamo sostenuto la tesi che il carattere estremo e illiberale di quelle normative speciali che sospendono e contraddicono alcuni fondamentali diritti civili del nostro sistema sociogiuridico non siano spiegabili su base strettamente razionale - tale non potendosi considerare la generica esigenza di contrastare le organizzazioni criminali mafiose in quanto tali “a ogni costo” (tipica impostazione di tipo bellicistico, da tempo di guerra) - ma siano spiegabili solo ricorrendo al meccanismo interpretativo di considerare la ideologia dell’antimafia, in quanto tale, una forma di “Religione” a stante, che a sua volta è tracimata e ha finito per condizionare il legislatore nell’emanare normative speciali illiberali e poi anche la interpretazione e applicazione, in senso ancor più illiberale, da parte della giustizia amministrativa.

Fatta questa lunga premessa dobbiamo però esprimere un certo rammarico: non certo sui contenuti di quelle considerazioni (fors’ancora troppo benevole nei riguardi del fenomeno generale dell’abbruttimento normativo e applicativo generato dalla ideologia dell’antimafia), ma piuttosto sulla tardività di questi sfoghi. Ci spieghiamo. Quando ancora era in corso il procedimento istruttorio avviato del prefetto di Foggia per lo scioglimento del Comune per mafia ai sensi dell’art. 143 Tuel, noi immediatamente denunciammo la incongruità e gravità di quello che stava succedendo ai danni della intera collettività cittadina: infatti i nostri primi interventi su questo giornale datano 5 e 12 giugno e 24 luglio 2021, laddove il provvedimento di scioglimento fu emanato il 4 agosto a ombrelloni di spiaggia aperti. In sostanza fummo i primi a protestare già in anticipo, e per molti mesi successivi restammo anche gli unici a farlo.

Infatti si dovette attendere qualche mese per registrare le prime perplessità - blande, per carità, caso mai qualche Autorità poi si fosse offesa - che ebbero i cognomi dell’avvocato penalista Vaira (settembre 2021) e del commercialista Mainiero poi (gennaio 2022), tra l’altro incentrate non tanto sulla bruttura dello scioglimento del Comune in se stesso ma piuttosto sul fatto, oggettivamente abbastanza diverso dal concetto-base dello scioglimento, che il commissariamento straordinario poi seguito stava cominciando a provocare più disservizi, danni e malumori di ciò che fosse stata la situazione preesistente. Dopo di allora, nulla da parte di nessuno.

Ora, che un ottimo professionista della nostra città si sia deciso a togliersi il rospo dallo stomaco a scoppio ritardato di 30 mesi, va comunque bene perché meglio tardi che mai in certe battaglie ideali. Anche perché, escluse quelle pochissime voci critiche, neppure i personaggi politici locali si sono mai esposti pubblicamente per denunciare l’assurdità del provvedimento di scioglimento del Comune di Foggia, ed eguale silenzio si è registrato anche da parte delle rappresentanze degli imprenditori e delle altre categorie produttive e professionali, sebbene il fatto li avesse danneggiati gravemente e in modo diretto sul piano reputazionale.

In pratica tutte le varie teste pensanti della città, i politici locali, i ceti imprenditoriali e professionali, sono restati tramortiti dal provvedimento di scioglimento al punto tale che non solo non ne hanno mai messo in dubbio la sua giustezza sostanziale (e ve n’era di materia per dubitare...), ma hanno rinunciato anche a sollevare proteste sull’aspetto più ovvio ed evidente della situazione anche partendo dall’assunto che quel gravissimo provvedimento fosse giusto e necessario per davvero: e cioè che si era determinato il paradosso che le vittime delle vessazioni della malavita locale - coincidenti con le decine di migliaia di cittadini onesti di Foggia che avevano dovuto convivere per anni con le (supposte) “infiltrazioni mafiose” - erano state trasformate a loro volta dallo Stato in vittime ulteriori attraverso lo scioglimento della loro amministrazione comunale a causa della incapacità delle Autorità giudiziarie di stroncare per tempo quei fenomeni delinquenziali.

Da questo ragionamento non se ne esce, e sfidiamo chiunque a sostenere che esso sia una forma di dileggio dell’Autorità (o, come una volta è piaciuto dire al Procuratore della Repubblica, una “irriverenza”, quasi i cittadini dovessero inchinarsi a fare le riverenze al Signor Maestro, come si usava un tempo nelle scuole elementari delle suore); mentre ancora resta senza risposta la domanda essenziale e ineludibile di come sia stato possibile che il prefetto e il ministro degli Interni in sede prevenzionale abbiano ritenuto esistente una “infiltrazione mafiosa” negli apparati e negli affari comunali di Foggia, evidentemente incancrenitasi negli anni (secondo quella logica), senza che mai neppure un procedimento penale fosse stato aperto nei confronti di chicchessia da parte dell’Autorità giudiziaria locale in quegli ambiti amministrativi, eccezion fatta per un miserabile impiegatuccio che passava i nominativi dei deceduti a un’impresa di pompe funebri in odore di delinquenza: come a dire una cannonata sparata in sede prevenzionale per motivare lo scioglimento dell’ intero Comune a fronte di una banalità in sede giudiziaria di un abuso d’ ufficio da scalzacani.

Anzi, a essere ancor più precisi, nessun procedimento penale è stato aperto nei confronti di soggetti pubblici neppure dopo, quando i commissari straordinari hanno avuto agio di “bonificare“ (altra cialtroneria linguistica e concettuale ) gli uffici comunali per oltre due anni e mezzo, sicché in astratto sarebbe stato ancor più facile scoprire magagne pregresse attraverso indagini giudiziarie mirate e senza l’impaccio e le vischiosità omertose astrattamente frapponibili da parte del ceto impiegatizio comunale. Ma sta di fatto che non v’è stato nessuno - tranne chi ora scrive - che abbia fatto una considerazione critica di quel genere, sebbene “irriverente”, mentre le teste pensanti e operanti di Foggia hanno continuato a restare acquattate in attesa che passasse la buriana. Il risultato pratico sarà che per mondare la macchia di discredito gettata su Foggia occorrerà una intera generazione, sicché è bene che tutti se ne facciano una ragione sin da subito.

Tuttavia temiamo che forse il quadro addirittura si aggraverà se avesse un qualche fondamento la voce di corridoio secondo cui in buona posizione per la nomina come assessore alla legalità ci sarebbe la vicepresidente dell’associazione antimafia Libera.

Con il che - escluso, per definizione, che quella funzione assessorile particolare avesse un qualche significato sul piano tecnico-amministrativo concreto (e sfidiamo chiunque a indicarcene uno, cioè a dirci cosa concretamente dovrebbe fare quel particolare assessore nel confronti dell’azione amministrativa di tutti gli altri suoi colleghi assessori e della stessa Sindaca) - l’unica attività per giustificare la sua esistenza consisterà nel prodursi nel consueto zum-pa-pa delle liturgie mafiologiche a ciclo continuo nelle scuole e nell’Università, sicché per i prossimi cinque anni sarebbe assicurato il risultato di rinforzare nell’immaginario collettivo, anche nazionale, il gemellaggio Foggia-mafia come un tutt’uno inscindibile. Buona notte.

Salvatore Russetti, ex giudice di Corte d’appello

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