Un sistema complesso nel quale si incontrano risorse pubbliche, affidamenti, associazioni, società private e istituzioni. L’accoglienza dei migranti è molto più di una rete di strutture destinate a ospitare persone in difficoltà. In Capitanata - dove l’emergenza abitativa dei braccianti si trascina da anni e i grandi progetti di riqualificazione convivono con insediamenti precari - la distanza tra gli obiettivi dichiarati e la realtà quotidiana degli ospiti resta una questione che non può essere elusa.
Le due storie di oggi aggiungono nuovi elementi al lavoro d’inchiesta che l’Attacco sta portando avanti. Una ricostruzione che - partendo dai CAS di Alcantara Service a San Giovanni Rotondo e Manfredonia, passando per AGH Resort e seguendo i percorsi di Pierfrancesco Mirarchi e Mohammed Elmajdi - sta mettendo in relazione strutture, protagonisti e passaggi amministrativi.
Torretta Antonacci riporta indietro le lancette, là dove si collocano alcune delle prime tracce della presenza di Mirarchi nel sistema dell’accoglienza in provincia di Foggia e dove testimonianze raccolte dalla redazione sollevano interrogativi sulla gestione della foresteria affidata ad ANOLF Puglia.
Borgo Mezzanone, invece, conduce l’inchiesta verso il presente: fotografie di ambienti igienici in condizioni problematiche, una struttura gestita con risorse pubbliche e un nuovo Villaggio dell’Accoglienza che avanza a pochi passi da alloggi ancora utilizzati dai braccianti.
Vicende diverse, che tuttavia sono dentro la stessa domanda che accompagna da mesi il nostro lavoro: chi gestisce concretamente l’accoglienza, chi ne controlla il funzionamento e chi risponde quando qualcosa non va?
Tra le periferie dei ghetti e i palazzi delle istituzioni, è necessario chiarire fin dove arrivano le responsabilità dei soggetti coinvolti. E dove finiscono. Perché lì comincia il silenzio.
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