L’olio crolla, la rabbia arriva in Prefettura: “Porteremo la protesta a Roma, politica e istituzioni ci ascoltino”

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Il nuovo raccolto è alle porte, ma per l’olivicoltura pugliese il futuro pesa già come un conto impossibile da sostenere. L’olio resta nei depositi, le vendite rallentano e il prezzo alla produzione precipita. È questa la crisi che ha portato davanti alla Prefettura di Bari produttori, frantoiani e rappresentanti delle cooperative agricole, riuniti da Orgoglio Olivicolo, il comitato nazionale che raccoglie le realtà di base della filiera. La piazza chiede risposte prima che le difficoltà dei frantoi ricadano sui produttori. Dall’area metropolitana sono arrivati anche i trattori, partiti all’alba. Da Taranto, Brindisi, Foggia e dalla provincia di Barletta-Andria-Trani gli olivicoltori hanno raggiunto il capoluogo in treno, in auto e con pullman organizzati. Presenti anche tanti sindaci e amministratori del territorio. Migliaia le persone mobilitate. Il presidio, iniziato alle 9:30, ha trasformato la sede della Prefettura nel punto di raccolta di una protesta che attraversa territori e categorie: chi coltiva, chi trasforma e chi ogni giorno cerca di collocare sul mercato un prodotto che non riesce più a garantire una remunerazione adeguata. “Servono risposte dalla politica e servono subito”, è il messaggio degli organizzatori. Una delegazione è stata ricevuta dal prefetto al quale è stata presentata una piattaforma di dieci richieste alle istituzioni regionali e nazionali. Quattro le priorità: riconoscimento dello stato di crisi, piena e immediata attuazione del Documento di accompagnamento olivicolo, controlli antifrode e misure di ritiro e stoccaggio del nuovo olio, insieme al sostegno finanziario per i frantoi. A spiegare le ragioni della mobilitazione è Francesco Losito, portavoce di Orgoglio Olivicolo.

“È una crisi che viene da lontano. Già dal mese di maggio, alla Fiera del Levante, abbiamo tenuto una prima assemblea: eravamo oltre un migliaio di persone, abbiamo lanciato un grido d’allarme ed evidenziato le criticità”. La protesta è il risultato di mesi di difficoltà: alla vigilia della raccolta, quell’allarme torna con maggiore urgenza. Il dato più netto riguarda il valore del prodotto. “La vendita dell’olio era completamente ferma e bloccata. Olio che a febbraio veniva apprezzato a sette euro al chilo, oggi si è stati costretti a svenderlo a quattro euro al chilo”, denuncia Losito. Tre euro in meno per ogni chilo: un crollo che, secondo il portavoce, ha già provocato un danno enorme ai frantoi e rischia ora di trasferirsi sui produttori. Le olive stanno per essere raccolte, mentre il mercato dell’olio continua a mostrare segnali di sofferenza: è su questo incrocio che si concentra la preoccupazione della piazza. La prima richiesta è la dichiarazione immediata dello stato di crisi del settore olivicolo e dell’intero comparto agricolo. Losito indica gli interventi che il movimento vuole ottenere: sospensione dei contributi agricoli e dei pagamenti di cambiali e mutui agrari. L’obiettivo è alleggerire la pressione finanziaria sulle imprese e consentire loro di affrontare la nuova campagna.

Il riconoscimento della crisi deve incidere sulle scadenze e sulla liquidità delle aziende. Il secondo fronte è quello della tracciabilità. Il comitato chiede l’attuazione piena del DAO, il Documento di accompagnamento olivicolo annunciato dal ministro Francesco Lollobrigida. Ma Losito solleva dubbi sul testo che, riferisce, sarebbe stato trasmesso venerdì alla Conferenza Stato-Regioni. “È un documento parziale e incompleto. Non si capisce da quando decorra: temiamo dal prossimo anno e questo non va bene”. Per la filiera, uno strumento operativo dopo questa campagna arriverebbe troppo tardi. Il portavoce contesta inoltre quella che considera una lacuna sul controllo delle importazioni.
 “Non si capisce perché non tracci la movimentazione dell’olio estero importato: questo è il primo elemento che deve essere controllato e sottoposto a verifica”. La richiesta si accompagna a quella di un piano straordinario antifrode nazionale, effettivo e verificabile. “Devono partire controlli veri, mirati e sensati”, insiste Losito. La tutela degli operatori passa dalle verifiche sulla provenienza dei prodotti. C’è poi la proposta di ritirare e stoccare parte del nuovo olio per sostenere il prezzo alla produzione.

Losito chiede che Governo e Regione si attivino presso l’Unione europea per ottenere gli strumenti necessari.
 Il ragionamento è sottrarre temporaneamente prodotto al mercato e ridurre la pressione sui prezzi; il portavoce collega questa misura anche all’utilizzo dell’olio nuovo nelle miscele con quello già in giacenza. Alla richiesta di stoccaggio si aggiunge quella di interventi finanziari specifici per i frantoi, alle prese con le conseguenze delle vendite bloccate. La giornata ha avuto un secondo passaggio istituzionale alle 17:00, nella sede dell’assessorato regionale all’Agricoltura: Orgoglio Olivicolo ha partecipato al tavolo della filiera olivicolo-olearia con l’ABI, l’Associazione bancaria italiana, convocato dall’assessore Paolicelli. Nel frattempo, il comitato ha invitato i sindaci pugliesi a portare nei consigli comunali un documento di sostegno alle rivendicazioni. La protesta coinvolge anche Carpino e, annuncia Losito, proseguirà con assemblee nei comuni della Terra di Bari e della BAT. “Continueremo con le nostre manifestazioni fino ad arrivare a Roma”. Prima, spiega, sarà consentito a chi deve ultimare la vendemmia di completare il lavoro. “Non è una battaglia politica, ma una battaglia di buon senso”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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