Mariella Di Monte, assessora alle Politiche sociali del Comune di San Severo durante la prima Giunta guidata da Francesco Miglio, rimase in carica appena dieci mesi, da giugno 2014 ad aprile 2015. Durante il suo mandato avviò il progetto di pet therapy rivolto ai bambini con disturbi della relazione rientranti nello spettro autistico e quello degli Orti Sociali, entrambi però affossati in breve tempo. Nella sua dura lettera di dimissioni stigmatizzò un certo modo di amministrare, soffermandosi sulle difficoltà incontrate nel corso del suo mandato. Per comprendere le vicende di oggi, è necessario tornare ad alcuni passaggi di quel documento, le cui parole sembrano conservare ancora una sorprendente attualità. “Ho provato a scardinare, ed è stato il mio personale peccato originale, una consolidata e diffusa concezione dei servizi sociali usati a mo’ di bancomat, per generare e mantenere clientele. Ho provato a imporre, anche al resto dei Comuni dell’Ambito Alto Tavoliere, e in ottemperanza a quanto previsto dalla normativa regionale, la gestione dei servizi in forma associata. Anche questo non è stato gradito. Anche questo, guarda caso, perché mirava a ottimizzare le risorse del Piano Sociale di Zona, con la conseguenza di limitare certi vecchi, ma politicamente funzionali, metodi di ripartizione dei fondi disponibili. In questioni cruciali per l’immagine e la stessa sopravvivenza dell’amministrazione è mancata la capacità di incidere, di dettare un indirizzo chiaro e univoco, di farsi interpreti di quel rinnovamento a cui l’elettorato ci aveva a gran voce chiamati. Forse sono mancate anche le mani libere. Mi rendo conto, obiettivamente, che un conto ero io, arrivata in amministrazione da “tecnico”, senza aver dovuto affrontare una campagna elettorale e senza aver avuto alcun tipo di precedente in amministrazione, un conto parte di voialtri. Eppure, proprio sulla scorta di quell’adesione plebiscitaria che la città aveva prestato al progetto “Bene Comune”, era lecito aspettarsi una maggiore indipendenza da certe vecchie logiche, riemerse invece in maniera prepotente fin dal primo consiglio comunale”. Affermazioni che, a distanza di undici anni, tornano a suonare attuali alla luce dell’inchiesta condotta da l’Attacco. Intervistata da l’Attacco, Mariella Di Monte è tornata a ripercorrere brevemente quei dieci mesi alla guida dell’assessorato alle Politiche sociali, raccontando le idee e i progetti che aveva in mente, ma anche le ragioni che la spinsero a lasciare l’incarico. “Ero stata prestata alla politica poiché cooptata come tecnico. Mi fu chiesto di assumere quella delega e lo feci veramente con grande entusiasmo, avendo tutta una serie di idee, più che dei servizi sociali come bancomat per la collettività, per la strutturazione di progetti volti a contenere e, se possibile, prevenire alcune forme di disagio. Ricordo che all’epoca c’era Michele Emiliano assessore alla Legalità e parlammo di un progetto di repressione non violenta della criminalità, che si articolava in lezioni mirate nelle scuole, con l’aiuto di persone che con la giustizia avevano avuto a che fare e che avevano deciso di cambiare vita. C’è un episodio che non dimenticherò mai. Io provenivo dalla cancelleria penale del tribunale, quindi i nomi di molte persone che avevano scelto la strada opposta rispetto alla mia li conoscevo bene. Venne a presentarsi da me una di queste persone e mi disse: “Assessora, io vorrei portare la mia esperienza nella scuola. Sono stato in galera a lungo, ho studiato in galera, ho capito di aver sbagliato, ho cambiato vita. Vorrei spiegare ai ragazzi com’è che da cose apparentemente banali ci si ritrova poi invischiati in problemi grossi”. Michele Emiliano, felicissimo, disse di sì. Avevo intenzione di strutturare addirittura un Ufficio per la repressione non violenta della criminalità. Avevo cominciato a farlo, ma avevo sottovalutato il fatto che la Realpolitik si dovesse occupare invece di altro. E altro, all’epoca, significava caldeggiare l’elezione a consigliere regionale di uno dei capogruppo dell’allora maggioranza. Allora tutto il mio entusiasmo è venuto meno quando ho capito che si faceva altro, ed è quello che poi è stato fatto per i nove anni successivi. Ho preferito quindi andare via”.
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San Severo, Di Monte: “Servizi Sociali? Un bancomat per la collettività, nessun progetto strutturato”
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