Le “stranezze” del coordinatore Pierfrancesco Mirarchi: furto documenti immigrati che aveva lasciato nell’auto

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Alcune testimonianze raccolte nell’ambito della nostra inchiesta sull’accoglienza in Capitanata meritano di essere messe accanto alla ricostruzione documentale già realizzata. Le fonti - che hanno chiesto di mantenere l’anonimato - portano il racconto indietro nel tempo, fino a una fase nella quale il nome di Pierfrancesco Mirarchi non era ancora associato ai CAS di Alcantara Service negli hotel di San Giovanni Rotondo o nella Casa della Carità di Manfredonia. Una persona che, però, era già inserita nell’accoglienza dei migranti a Torretta Antonacci. Si ritorna lì perché - secondo la documentazione già acquisita nell’inchiesta – dal Gran Ghetto di Torretta Antonacci la traiettoria di Mirarchi in Capitanata comincia a diventare concretamente leggibile. Nel 2022 la Regione Puglia affidò ad ANOLF Puglia - per sei mesi e per 50 mila euro - il servizio di custodia della foresteria di Torretta Antonacci, all’interno del progetto Su.Pr.Eme. L’attività comprendeva non soltanto custodia e vigilanza, ma anche orientamento socio-lavorativo, informazioni sui diritti, accompagnamento ai servizi e sostegno alle procedure connesse alla regolarizzazione e alla protezione. La ricostruzione che abbiamo pubblicato indicava Pierfrancesco Mirarchi come coordinatore operativo della foresteria. Secondo quanto riferito a l’Attacco, non sarebbe comparso per la prima volta con l’esperienza di Torretta Antonacci. Era già operativo nel precedente sistema di accoglienza, in particolare nell’ambito dei cittadini ucraini. Da lì sarebbe poi passato - o avrebbe iniziato a occuparsene contemporaneamente - alla foresteria dei lavoratori stagionali. Viene descritto come un coordinatore che si muoveva in maniera singolare, che svolgeva attività che non erano percepite come perfettamente sovrapponibili alla funzione formale che gli era stata attribuita. In pratica, mostrava comportamenti difficili da comprendere. Sono valutazioni che hanno interesse giornalistico perché arrivano da chi lavorava nello stesso contesto e racconta di aver progressivamente accumulato dubbi fino a parlarne direttamente con Mohammed Elmajdi, allora presidente di ANOLF Puglia. Non risultano interventi di alcun tipo. Mirarchi è il coordinatore operativo, Elmajdi è il vertice dell’associazione che gestiva la foresteria e, contemporaneamente, dirigente sindacale. Un’esperienza condivisa dentro il sistema migratorio della Capitanata che abbiamo già evidenziato su queste colonne.

Durante quei sei mesi di gestione, i lunghi ritardi nelle retribuzioni erano una norma e le condizioni di lavoro definite particolarmente pesanti. Da quelle condizioni sarebbe poi maturata una denuncia all’Ispettorato del lavoro.

E non è tutto, visto che la situazione infrastrutturale di Torretta Antonacci sarebbe stata in alcuni momenti particolarmente critica. Un grosso problema lo si ebbe con le fosse biologiche, che non venivano svuotate da tempo immemore e che - a causa della pressione dei liquami - stavano creando una situazione di rischio ambientale e igienico-sanitario. Ci sono riscontri circa una segnalazione inviata alla Regione Puglia, proprio perché le sollecitazioni che venivano rivolte a Elmajdi – anche a questo riguardo - non avevano prodotto interventi tempestivi. Dopo quella segnalazione, la Regione ne chiese conto ad ANOLF e, finalmente, fu eseguito lo spurgo. Ma il fornitore ha lungamente lamentato di non essere stato pagato.

Tornando a Mirarchi in quel di Torretta Antonacci, veniva percepito dagli addetti ai lavori come una persona che sembrava “fuori posto” in quel contesto, arrivando a chiedersi per quale ragione fosse stata collocato proprio lì. 

Una persona che era presente riferisce a l’Attacco che, in più di un’occasione, avrebbe toccato le collane d’oro indossate dai giovani africani, facendo commenti e apprezzamenti così particolari da essere stato ripreso vigorosamente dagli operatori del campo. In altre occasioni sarebbe entrato nei container degli ospiti e si sarebbe trattenuto a lungo chiudendo l’ingresso, benché nessun operatore è autorizzato ad accedervi senza una ragione e senza rispettare le necessarie cautele nella gestione dei dati e degli spazi personali. Alcuni ragazzi che erano presenti nella struttura – forse scambiandolo per quello che non era - avrebbero chiesto più volte di Mirarchi come se fosse la persona a cui rivolgersi per questioni riguardanti residenza, documenti e pratiche amministrative.

Mirarchi utilizzava una vecchia Fiat Multipla e l’auto sarebbe stata rubata. Fin qui, una semplice vicenda privata. Il problema nasce perché - secondo le testimonianze rese a l’Attacco -, affermò che dentro la vettura si trovavano fascicoli e documenti riguardanti i ragazzi immigrati ospitati a Torretta Antonacci. Appare inverosimile che i documenti personali di persone fragili siano stati lasciati in una macchina, ma più di una testimonianza lo conferma. Non è noto se i fascicoli fossero realmente presenti, in che quantità, quali documenti contenessero e se fossero originali o copie. Il problema vero è che la gestione dei documenti personali dei migranti e dei richiedenti protezione è materia estremamente delicata. Se davvero fascicoli contenenti dati personali fossero stati conservati in un veicolo privato poi rubato, sarebbe necessario capire chi ne avesse la responsabilità e quali procedure fossero previste.

Partito dalla Calabria e passato attraverso il sistema dell'accoglienza dei lavoratori migranti, i CAS e le strutture di San Giovanni Rotondo e Manfredonia, oggi Mirarchi è arrivato nel cuore del welfare pubblico sociale e sociosanitario dell’Ambito territoriale. Siede nel Consiglio d’amministrazione del Consorzio di funzioni e servizi per l’integrazione e l’inclusione sociale, che riunisce San Marco in Lamis, San Nicandro Garganico, Rignano Garganico e San Giovanni Rotondo. Rappresenta proprio quest’ultimo Comune perché così ha voluto l’attuale presidente del Consiglio comunale, Pasquale Chindamo: corregionale e persona indicata come molto vicina all’ex direttore dei CAS nel paese di San Pio.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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