Se si dovesse dare un titolo alla vicenda che in queste ore ha scosso i vertici della Asl Foggia potrebbe essere “Corsi e ricorsi”. Si è infatti materializzato una sorta di deja vu in direzione strategica che ricorda molto da vicino un episodio di qualche anno fa. Era esattamente il maggio del 2020 quando l’allora direttore sanitario Antonio Nigri si dimise dalla sua carica, per contrasti e divergenze di vedute con il direttore generale Vito Piazzolla. Ci volle l’intervento di Michele Emiliano in persona per far rientrare l’emergenza, in pieno Covid e tutto tornò a posto. Oggi Antonio Nigri è il direttore generale della Asl Foggia e ha vissuto praticamente quello che allora accadde al suo predecessore. Pur non essendo stata ufficializzata, la notizia delle dimissioni dell’attuale direttore sanitario, Franco Mezzadri, è rimbalzata di cellulare in cellulare per almeno 24 ore.
Il medico originario di Lucera avrebbe detto addio al suo incarico nella tarda mattinata di mercoledì, non a caso. Quel giorno infatti si è tenuto l’incontro presso la sede foggiana dell’Ordine dei medici dedicato alle figure femminili nella sanità, in occasione dell’8 marzo. Erano in programma, tra gli altri, gli interventi dei direttori generali della Asl, del Policlinico Riuniti e di Casa Sollievo accompagnati da una rappresentante della propria Azienda. Con Nigri, per la Asl Foggia, è intervenuta Mina de Gennaro, dirigente infermiera, nota anche per essere stata il braccio destro (e operativo) di Piazzolla.
Beninformati riferiscono che la scelta caduta su una infermiera (pur non mettendo in discussione le qualità professionali di de Gennaro) e non su un medico, in un contesto molto specifico come quello dell’Ordine avrebbe seccato Mezzadri. E non solo il direttore sanitario.
“Una mancanza di stile aver portato una infermiera al nostro Ordine – hanno commentato alcuni medici a l’Attacco -, con tutte le colleghe che ci sono, che rinunciano a stare con le loro famiglie, che praticamente vivono negli ospedali, comprendiamo il disappunto di Franco. Molti medici sono in subbuglio e meditano di lasciare la Asl per gli Ospedali Riuniti”.
Ma questa sarebbe stata solo la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso.
Molto più spinosa ad esempio è la questione relativa al reclutamento dei ginecologi presso l’ospedale di San Severo, pagati a peso d’oro: fece scalpore la fattura da 12 mila euro in un mese come compenso dello specialista, in pensione e richiamato per la carenza di personale in reparto. In quella circostanza dalla direzione generale fecero sapere che si trattava di compensi in linea con le disposizioni fissate dalla legge ma c’è chi solleva più di un dubbio su quel tipo di provvedimento e ipotizza possibili responsabilità a carico dei dirigenti. Su questo, aggiungono i beninformati, ci sarebbero stati molti attriti tra Nigri e Mezzadri.
Chi lo conosce, sa che il medico lucerino, con trascorsi militareschi, ha un carattere poco incline alla remissività e non avrebbe accettato di buon grado le decisioni calate dall’alto. Da qui la scelta di rassegnare le proprie dimissioni. Addirittura pare avesse già trovato un’altra collocazione, nella sanità privata, in una delle cliniche del Gruppo Telesforo che nel suo organico ha già molti medici che dopo il pensionamento dal servizio pubblico hanno deciso di prolungare la loro carriera nel privato.
Numerosi i messaggi di stupore ma anche di stima e solidarietà nei confronti di Mezzadri, che era stato riconfermato alla testa della direzione sanitaria poche settimane fa. Arrivato dal Policlinico, Mezzadri aveva accennato entusiasticamente ai progetti che intendeva porre in essere per rilanciare gli ospedali e la medicina del territorio ma evidentemente qualcosa non è andato secondo i piani.
Le dimissioni però (come accadde a suo tempo per Nigri) non sono state irrevocabili, nel giro di 24 ore pare siano state ritirate e Mezzadri sarebbe tornato alla direzione sanitaria una decisone che però non sarebbe definitiva.
Indiscrezioni rivelano che ci sarebbe stato un confronto tra lui e Nigri e che il dg lo avrebbe infine convinto a restare. Ma si tratterebbe di una sorta di incarico ad interim, almeno fino a che non si troverà un sostituto.
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