Assume dimensioni sempre più preoccupanti la carenza di medici, gli allarmi si moltiplicano di giorno in giorno come testimoniano le sollecitazioni pubblicate su queste colonne che arrivano da amministratori, politici, da cittadini che affrontano disservizi e ritardi nelle prestazioni. E’ di qualche giorno fa l’intervento della Sindaca di Roseto Valfortore Lucilla Parisi: “E' assurdo come un paese già lontano da comunità con servizi ospedalieri non debba avere un medico di base anche solo per poco tempo. Evidenzio una situazione assurda nella quale, soprattutto in questo periodo, il gran caldo sta determinando una serie di problematiche per gli anziani del paese che non hanno alcun tipo di supporto medico. Mi auguro che si intervenga presto, motivo per cui faccio appello alle istituzioni preposte affinché si ponga fine a questo disservizio”.
Qualche giorno prima era stata la volta di Troia, cittadina che presto perderà due medici di famiglia prossimi alla pensione, come avevano denunciato le forze di opposizione in consiglio comunale. Ma è emerso come si tratti di un problema diffuso e che non riguarda solo la medicina generale. I professionisti scarseggiano su tutti i fronti.
Lo dimostra anche il fatto che il Policlinico Riunti di Foggia non è riuscito a reclutare 5 ematologi, perché nessun candidato si è presentato al concorso, che pure avrebbe assicurato un contratto a tempo indeterminato, nel secondo ospedale più importante della Puglia.
Uno scenario che ben conoscono anche alla Asl Foggia, che da tempo prova a ricorrere ad una moltitudine di soluzioni per trovare i medici necessari a non interrompere l’erogazione dei servizi sanitari. L’emergenza pandemica ha inoltre dato il via libera al richiamo in servizio dei medici in pensione, possibilità che è stata prorogata fino alla fine del 2023. In questo modo sono stati assunti, a termine, numerosi specialisti a riposo, tra i pochi che hanno risposto ai vari avvisi.
Proprio i compensi dei pensionati hanno destato molta sorpresa nell’opinione pubblica per la loro portata, arrivando a toccare anche i 15 mila euro mensili ed oltre. I medici in pensione sono stati richiamati in tutti gli ambiti: ginecologia, anestesia e rianimazione, ortopedia, pediatria, medicina interna e così via.
Di recente è stata la volta dei professionisti da assegnare agli istituti penitenziari della provincia di Foggia. Già l’anno scorso la Asl aveva provato ad indire avviso urgente, finalizzato al reclutamento tramite la formazione di graduatorie aziendali, di medici. E’ emerso che non ci fossero sanitari disponibili all’accettazione degli incarichi in questione.
Alla luce della cronica carenza di personale medico Sias assegnato presso i penitenziari dislocati sul territorio della Capitanata, più volte il direttore del distretto socio-sanitario di Foggia ha sollecitato “l’attivazione con urgenza, di qualsiasi procedura mirata al reclutamento di personale medico, anche al fine di non incorrere in situazioni di inadempimento assistenziale”.
Senza esiti positivi, con successiva deliberazione del direttore generale n. 312 del 20/04/2023 è stato indetto avviso pubblico per la formazione di apposite graduatorie ed elenchi separati, validi per il conferimento di incarichi convenzionali provvisori e di sostituzione, nell’ambito del servizio di assistenza penitenziaria.
Alla luce degli esiti negativi dei succitati bandi, l’ufficio convenzioni ha proceduto all’invio di circa 400 richieste di disponibilità inviate a mezzo pec al personale medico riveniente da graduatorie aziendali destinate a ricoprire incarichi di sostituzione e temporanei di assistenza primaria a ciclo orario e di scelta, dalle quali non è stato possibile reclutare il personale necessario.
Al fine di garantire i livelli essenziali d’assistenza negli istituti penitenziari dislocati sul territorio della Asl della provincia di Foggia, nella seduta del Comitato provinciale aziendale per le attività di medicina generale che si è tenuta nelle scorse settimane, il direttore generale Antonio Nigri ha autorizzato il conferimento degli incarichi con scadenza non superiore al 31 dicembre 2023 attraverso le procedure d’urgenza volte ad acquisire manifestazioni d’interesse per il conferimento d’incarichi di lavoro autonomo per dirigenti medici in quiescenza.
Acquisite agli atti le manifestazioni d’interesse pervenute da parte del dottor Antonio Iuso e del dottor Romolo Cela i due sono stati richiamati in servizio. Una vicenda emblematica che evidenzia la gravità dell’emergenza.
“La cosa più incredibile è che non si formi un movimento di Sindaci, di amministratori, di politici che si ponga il problema della sanità pubblica ormai allo sbando – il commento di Dino Marino, oggi referente di Italia Viva a San Severo, già presidente della commissione sanità in consiglio regionale ai tempi di Nichi Vendola governatore -. Basti pensare che abbiamo una Conferenza dei Sindaci che vale come il due di briscola".
"Questo è il chiaro segnale di una crisi della politica, quella con la P maiuscola è fatta per bene quando è al servizio alla cittadinanza, quando nella buona e nella cattiva sorte, si sforza di mettere i cittadini nelle condizioni di vivere meglio. Una questione si affronta e si va avanti: se questo non avviene vuol dire che la politica è distante anni luce dalle persone che non sapendo più a chi rivolgersi, finiscono per disinteressarsi totalmente della politica e cercano di risolversi i problemi per conto proprio”.
Se da un lato i pensionati di fatto tengono aperti i servizi sanitari, pur pagati a peso d’oro, dall’altro occorre una soluzione più strutturata.
“Va valutata l’opportunità di assumere medici dall’estero – l’idea di Marino -, è necessario trovare personale che ci costi meno dei pensionati, che garantisca continuità e che svolga un servizio diverso da un professionista anziano e stanco. Si potrebbe pensare anche ad una sorta di esternalizzazione, con un controllo del pubblico sulle prestazioni, per assicurare l’assistenza".
"Quel che è certo è che occorre fare qualcosa, il Covid ci ha insegnato che la medicina del territorio è fondamentale e va potenziata, invece è quella che più paga le spese di questa gestione burocratica della Regione che non è in grado di fare una politica per il cambiamento”.
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