Ha destato qualche preoccupazione il grido d’allarme che il neonato comitato ospiti e familiari della Rsa Santa Maria, Universo Salute Opera Don Uva ha lanciato da queste colonne nei giorni scorsi: le tariffe per alcuni degenti della struttura sono aumentate da circa 900 euro al mese ad oltre 1500. L’impennata è stata determinata dalle disposizioni regionali secondo cui la compartecipazione degli utenti passa dal 30 al 50% del totale. Da qui la richiesta del comitato di un tavolo a Bari per addivenire ad una mediazione per alleviare le spese a carico delle famiglie in un periodo già particolarmente difficoltoso dal punto di vista economico.
Il rincaro però non riguarda solo il Don Uva ma altre strutture pugliesi. “C’erano (ma in realtà ci sono ancora) due tipologie di Rsa in Puglia – ha spiegato a l’Attacco Antonio Perruggini, presidente dell’associazione di categoria Welfare a Levante che raggruppa centinaia di gestori di residenze e centri diurni -, una tipologia è quella autorizzata con il regolamento numero 3 del 2005 che prevedeva l'integrazione del 70% della retta da parte del Servizio sanitario regionale e una tipologia ricadente nel regolamento 4 del 2019, che prevedeva la compartecipazione del 50%. A un certo punto la Regione ha equiparato le strutture e i regolamenti stabilendo per entrambe la compartecipazione al 50%. Ora le famiglie giustamente si lamentano e si chiedono le ragioni di questo aggravio. Tuttavia è giusto ricordare che non ne sono responsabili i gestori, è la Regione che ha applicato questo criterio”.
Non si tratta peraltro di un’utenza circoscritta o marginale. “Ci sono tantissimi pazienti in tutta la Puglia – ha precisato Perruggini -, tutti quelli inseriti nelle Rsa, autorizzati con il regolamento 3 del 2005. Però al tempo stesso va detto che la valutazione della compartecipazione in capo alla famiglia di quel 50% viene comunque fatta in base all’Isee, di conseguenza la compartecipazione alla retta dipende dal reddito e se una famiglia può permettersela, pagherà la metà della tariffa, se invece si è in presenza di un nucleo familiare con qualche difficoltà il Comune si sobbarca le spese, nella loro interezza o per una certa quota, sempre in base alla condizione economica della famiglia. Naturalmente non si può negare che una famiglia media costretta a pagare quel 20% in più può avere dei problemi e l’aumento della compartecipazione rappresenta uno svantaggio”.
Ma, come detto, tutto dipende dalla Regione così come un eventuale ripensamento, che secondo gli addetti ai lavori difficilmente potrà verificarsi, considerata la difficoltà di far quadrare i conti nell’ambito sanitario regionale.
Tanto meno le strutture possono applicare sconti o agevolazioni ai loro ospiti. “I gestori sono obbligati ad applicare la norma e quindi a fatturare il 50% della retta alla Asl e il 50% al paziente, oppure al Comune se il paziente non può pagare. Quindi non è accordata alcuna discrezionalità alle strutture e le tariffe non si possono modificare, in quanto stabilite da una delibera regionale. Anche la compartecipazione è stabilita da una norma regionale e nessuno può cambiarla. Se si dovesse verificare un caso del genere sarebbe grave, sarebbe discriminare i pazienti che pagano di più”, ha ricordato il presidente dell’associazione di categoria.
Al momento però sembra che non ci siano altre strutture che in Capitanata abbiano applicato l’aumento della compartecipazione. “Sicuramente non si registrano rincari in tutte le Rsa, anziani e disabili, aderenti alla Lega Coop”, ha tenuto a precisare Carlo Rubino, presidente del consorzio Opus. Ma in Regione non è l’unico tema a tenere banco per ciò che riguarda le Rsa.
“E’ in corso un’interlocuzione per risolvere una serie di questioni – ha aggiunto Rubino -, non ultime quella relativa al riconoscimento dell’Iva in aggiunta alle prestazioni Lea fatturate alle Asl e la risoluzione del problema relativo alla tariffa trasporto dei centri diurni, per i quali la Regione ha già fatto sapere di non avere altre risorse a copertura del servizio rispetto a quelle stanziate lo scorso anno. Il nostro obiettivo è quello di impedire che queste ulteriori spese vadano a gravare sulle tasche dei cittadini e le famiglie che beneficiano di questi servizi. Tanto più che proprio sui trasporti si è già espresso il Tar Puglia a chiare lettere. Ecco perché vorremmo trovare una quadra a Bari ed evitare che si aprano parecchi contenziosi. In attesa che la Regione abbia le sue risposte da Agenzia delle Entrate e ministero anche l’intergruppo composto dalle diverse associazioni di categoria rappresentative dei gestori delle strutture (Agci Sanità, Fimpi Sanità, Lega Coop Sanità e Welfare a Levante) intende chiedere un confronto con gli uffici ministeriali per ulteriori informazioni in merito alle questioni sollevate. Il nostro impegno, in questo e in ogni altro aspetto legato al buon funzionamento delle strutture, sarà massimo”, ha concluso Rubino.
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