Da febbraio 2022 alla guida di uno degli ospedali più importanti della Puglia, il secondo Policlinico della regione dopo Bari, dapprima come commissario straordinario e poi confermato dal presidente Michele Emiliano come direttore generale, Giuseppe Pasqualone è il manager che sin da subito ha messo in chiaro le sue intenzioni e la sua mission a Foggia, con dichiarazioni che hanno destato non poca sorpresa tra gli addetti ai lavori e non. Rimettere a posto il disordine generale per assicurare ai cittadini cure e assistenza all’altezza: questo in estrema sintesi l’obiettivo che Pasqualone sta perseguendo. In una fase in cui gli amministratori sono chiamati a restituire credibilità e dignità ad una Azienda ultimamente attraversata da terremoti giudiziari non di poco conto. l’Attacco lo ha incontrato in ospedale per affrontare con lui alcuni dei temi che più stanno a cuore all’opinione pubblica. Nelle scorse settimane questa testata ha pubblicato un’inchiesta giornalistica relativa a infiltrazioni criminali nella sanità di Capitanata. E’ emerso che, a differenza di altri contesti e altre regioni, la malavita non abbia affari in questo settore della pubblica amministrazione pure molto ricco.
Ad esempio, qui al Policlinico avete dovuto gestire appalti con imprese colpite da interdittive antimafia? Lei che idea si è fatto in generale?
Quanto alle interdittive abbiamo dovuto gestirne due, che hanno riguardato piccole imprese. Per una l'appalto era in fase di aggiudicazione ed è stata esclusa dal consorzio, quindi non ha neanche iniziato a lavorare con noi; anche con l'altra impresa abbiamo interrotto immediatamente i rapporti. I controlli antimafia vengono effettuati sempre e quindi non risultano criticità. È vero che abbiamo molti affidamenti ancora in proroga però, nell’ambito dell'area patrimonio in particolare, abbiamo chiesto di effettuare a qualsiasi rinnovo (le procedure ancora non sono state tutte definite) tutti i controlli antimafia e non abbiamo finora avuto riscontri da questo punto di vista. Se poi ci sono dei fenomeni molto particolari di cui noi non riusciamo a sapere o a controllare, questo riguarda attività che vanno oltre le nostre competenze, quindi di appannaggio delle forze di polizia.
Parlando con alcuni dipendenti dell’ospedale, non si è avuta la percezione che ci possano essere lavoratori riconducibili a certi ambienti criminali della città in servizio al Riuniti. Un elemento confermato a l’Attacco anche dal coordinatore del Nirs, Antonio La Scala che, al contrario di Foggia, ha dichiarato di aver riscontrato maggiori criticità a Bari e Brindisi.
Durante il Covid c'è stato l’ingresso di diverse unità nei servizi, queste persone non sono più qui al lavoro con noi. Ovviamente avevo chiesto alle forze di polizia di tenere alta l'attenzione anche in quel frangente, sono state fatte quindi delle verifiche e non abbiamo avuto riscontri neppure nel reclutamento del personale. Quanto a quello che succede altrove, in premessa va detto che il Policlinico non ha una società in house come la Sanitaservice che appunto a Bari e Brindisi ha effettivamente creato dei problemi. A Foggia questo non è accaduto perché, a mio avviso, funziona bene, al di là di quelli che potevano essere certi fenomeni, la Sanitaservice è stata gestita con attenzione, si è creduto nel sistema delle società in house. Ci credo anche io, peraltro, la vedo come una grande opportunità e se gestite con oculatezza sono una grande risorsa. A Brindisi trovai una situazione nella quale molti di quelli che lavoravano in Sanitaservice venivano dal contrabbando. Ci sono stati anche degli arresti importanti, su mia segnalazione, nel 2016 (Pasqualone è stato per due mandati consecutivi dg alla Asl Brindisi, ndr), relativamente a furti di farmaci e altro materiale. Ecco perché bisogna sempre tenere alta l'attenzione ed evitare questi fenomeni, quegli stessi fenomeni che sono legati ad un interesse di qualcuno ad approfittarsi della pubblica amministrazione, qualcuno che a Brindisi apparteneva a famiglie malavitose. In questa provincia, almeno per quanto riguarda il Policlinico, non abbiamo allerte o allarmi particolari. Il malaffare, come è noto, c’è stato ma non legato alla criminalità organizzata.
Quanto conta la presenza dell'università, una realtà giovane, un ambiente in teoria vitale? Funge da anticorpo anche in questo contesto?
Sicuramente. L'università che ho trovato quando mi sono insediato è una realtà giovane, brillante che ha voglia di fare e che ha a cuore non solo l'aspetto della didattica, della formazione e la ricerca ma anche quello che riguarda l'assistenza. Era (ed è) anche un'università con un rapporto consolidato e stretto con le istituzioni. Questo è un passaggio importante, perché il Policlinico è un'istituzione, come credo lo sia anche la politica. E le istituzioni, al di là di chi le rappresenta, vanno sempre rispettate. Quindi questo sì, ha funzionato non solo come anticorpo ma ha anche qualificato il lavoro di questo ospedale, ne sono convinto. Ovviamente c’è un equilibrio che va sempre gestito: l'università ha la tendenza a privilegiare l'aspetto della ricerca e della didattica. Noi abbiamo il dovere di garantire l’assistenza, essendo tra l’altro l'ospedale più importante della provincia e uno dei più importanti della regione; non possiamo, come dire, lasciare dietro la porta i cittadini.
Non a caso, ci sono molte aspettative sul Policlinico Riuniti di Foggia.
Vero, infatti è la cosa che continuo a ripetere a tutti e devo dire che la risposta che stiamo avendo è molto buona. Ci auguriamo di chiudere il 2022 con dei risultati importanti, proviamo ad aprire il nuovo anno con ulteriori investimenti e un’ulteriore crescita di questo ospedale. Insomma, questo è il mio compito, senza togliere niente a nessuno, ogni manager deve gestire la propria Azienda, con l’obiettivo, quantomeno, di lasciarla meglio di come gli è stata consegnata.
Dopo un anno e mezzo di permanenza nel capoluogo daunio, che idea ha maturato della città e del ruolo dell’ospedale per Foggia e per la provincia?
Il ruolo di questo ospedale è rilevantissimo, sotto vari profili: da quello sociale a quello assistenziale, senza tralasciare quello occupazionale, considerato che il Policlinico dà lavoro a tanta gente. Foggia è una realtà che soffre ancora tanto: questa è la percezione che ho. Non vivo la città, però lo si avverte. Proprio su questo elemento, secondo me, la politica deve incidere maggiormente, anche a livello nazionale, anche nella scelta dei candidati. Credo che per far crescere questa città occorra cambiare rotta e vedo che si sta facendo ancora fatica da questo punto di vista. Dal canto loro, le istituzioni sono coese, unite, stanno lavorando. Purtroppo si ha una percezione sbagliata dei tempi, bisogna tener presente che per recuperare una situazione che per vent'anni è stata lasciata disattesa, serve molto tempo. Questo non significa che non si stia facendo un lavoro certosino, complicato. Un lavoro che riguarda da un lato certamente la criminalità organizzata, però si deve tener presente che questa criminalità può essere a vantaggio (e anche alimentata) di una situazione di malaffare diffuso che ovviamente riguarda la pubblica amministrazione e un pezzo di imprenditoria. Le due questioni finiscono per intersecarsi e vanno affrontate e risolte insieme. Su questo credo che le istituzioni stiano lavorando, un lavoro che deve essere riconosciuto perché altrimenti il cittadino si perde, finisce per perdere completamente la fiducia, che invece deve sempre conservare, nei confronti delle istituzioni.
A proposito di investimenti e crescita, cosa succederà nei prossimi anni al Policlinico?
A partire dai primi di ottobre iniziamo a riaprire le 8 sale operatorie, quelle famose oggetto dell'inchiesta. Sicuramente partiranno quelle che si trovano al primo piano del plesso, abbiamo completato la procedura di autorizzazione all'esercizio, non appena arriverà, le prime 4 sale diverranno operative; il mese successivo toccherà alle restanti, alle quali mancano ancora alcune attrezzature, però i lavori sono stati effettuati. In questi giorni pubblicheremo le gare per il completamento delle sale operatorie del Deu, il progetto è stato consegnato e stiamo controllando gli ultimi dettagli. È in fase di validazione il progetto esecutivo, che pure ci è stato consegnato, per il Monoblocco: pensiamo che la gara per abbattimento e ricostruzione, dal valore di 50 milioni di euro, potrà essere bandita entro fine anno.
A proposito di Deu, come sta procedendo il contezioso con Althea, la società che aveva proposto il project financing per il completamento degli ultimi due piani del dipartimento emergenza urgenza, poi venuto meno, per volontà di questa direzione generale?
A metà novembre è prevista la prima udienza al Tar, stiamo preparando una relazione con i nostri legali. Stiamo andando avanti, sempre più convinti di aver fatto una scelta opportuna, nell'interesse dell'Azienda e nell’interesse pubblico, potendo tra l'altro contare su importanti finanziamenti che ci sono stati garantiti dalla Regione Puglia. Noi vogliamo che quel Deu venga gestito dal Policlinico di Foggia, non da un operatore privato.
Un'altra questione che ha dovuto affrontare al suo arrivo riguarda il personale, come si è evoluta nel corso dei mesi?
Direi bene, nel senso che ormai, possiamo dirlo, è rientrata: da un lato abbiamo garantito il rispetto del tetto di spesa, dall’altro abbiamo assicurato 500 stabilizzazioni, che potevamo fare avendo i requisiti di legge. Il nostro budget è addirittura aumentato, vedremo se adesso, raggiungendo dei risultati buoni a fine anno, sia in termini di produzione che di risparmi, o meglio di ottimizzazione delle risorse (mi riferisco alle manutenzioni, servizi, farmaceutica, eccetera), riusciremo a spuntare un tetto di spesa ancora più alto, che è quello che abbiamo fotografato quando è stata fatta la stabilizzazione. Ovviamente questo consentirà all’Azienda di crescere ulteriormente con la previsione di un aumento importante del personale.
Quale sarà l'impatto del Pnrr per questo Policlinico?
Le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza verranno impiegate soprattutto per la sostituzione delle grandi macchine e le attrezzature, ci stiamo muovendo e stiamo rispettando i tempi. Proprio in questi giorni, il ministero ci ha sbloccato anche i fondi sul d’Avanzo e sulle due torri, quindi, anche in questo caso, il progetto (definitivo, non esecutivo) è in fase di validazione. Insomma, stiamo portando avanti anche questo programma.
Sul fronte delle inchieste giudiziarie, come stanno andando le cose, come si sta riorganizzando l'apparato burocratico?
Le due aree più a rischio sono quella tecnica e il patrimonio, nelle quali c’è stato un certo stravolgimento, nel senso che abbiamo chiamato personale nuovo, abbiamo ricollocato quello esistente, abbiamo reclutato collaboratori amministrativi e altri tecnici. Le abbiamo cioè dotate di professionisti e quindi hanno ripreso a lavorare in sicurezza. Poi c'è il direttore amministrativo, Elisabetta Esposito, che sta facendo un grande lavoro. Visiona tutti gli atti che si producono in questa Azienda e ovviamente pubblichiamo solo quelli che riteniamo conformi. Questo è un modo, da un lato, per conoscere sempre meglio l'Azienda. Dall'altro ci consente di impostare il lavoro nel verso giusto.
Quale è il messaggio che vuole trasmettere a questa comunità?
Tengo molto al fatto che si comprenda che noi stiamo lavorando, cercando di garantire in primis la legalità, senza la quale non si può ottenere neanche l'economicità, il buon andamento, nulla. L'abbiamo visto: in poco tempo, migliorando significativamente i servizi, sottolineo significativamente, siamo riusciti a risparmiare tanti soldi. La legalità in altre parole è sinonimo di efficienza del servizio sanitario pubblico. Al tempo stesso stiamo cercando di garantire percorsi e organizzazioni migliori, per soddisfare sempre di più il bisogno di salute, migliorare i tempi di attesa e quant’altro. Su questo siamo fortemente impegnati e devo dire che tutti nel Policlinico hanno capito la nostra volontà di dare un'impronta non solo di legalità ma anche di una gestione volta al merito e all'efficientamento. Anche da questo punto di vista, c'è molto entusiasmo. Ci devono credere anche i cittadini però, i quali devono essere rispettosi, segnalare con i giusti metodi, che ovviamente sono alla portata di tutti, le criticità. Noi siamo sempre pronti ad ascoltare e ad andare incontro al cittadino. Però anche gli operatori del servizio sanitario vanno rispettati, vanno trattati bene quando ci si approccia alla struttura sanitaria. Il messaggio che voglio trasferire è questo: se siamo uniti, se diamo fiducia ai nostri operatori, che a loro volta si impegnano a rispettare i cittadini, potremo crescere in qualità. Se invece ciò non avviene e non si crea questa unione, allora il nostro lavoro diventerà più difficile, spesso si dimentica che quella dei sanitari è una professione particolare, non facile, diversa da tutti gli altri e che tiene impegnati h24.
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