È una richiesta urgente di continuità assistenziale quella avanzata da Roberto Falcone, residente a Vieste e padre di Sara, diciassettenne affetta da una grave patologia genetica, la ceroidolipofuscinosi di tipo 7, portatrice di tracheostomia e PEG. Il genitore ha inviato una formale diffida alla Asl Foggia e alla Direzione del Distretto socio-sanitario 53 Vico del Gargano per scongiurare l’interruzione del servizio di anestesia domiciliare, indispensabile per garantire alla figlia le cure necessarie. Al centro della vicenda c’è la sostituzione mensile della cannula tracheostomica, una procedura medica particolarmente delicata che, secondo quanto riferito dal padre, richiede necessariamente l’intervento di un medico anestesista. Fino a oggi la prestazione è stata assicurata direttamente a domicilio grazie al servizio del Distretto 53, svolto da una dottoressa la cui disponibilità, tuttavia, terminerà entro la fine di dicembre 2026. A preoccupare la famiglia è l’assenza, al momento, di garanzie sulla prosecuzione dell’assistenza dal prossimo gennaio. Nella diffida, Falcone evidenzia che non risulterebbero pubblicati bandi, definiti monte ore o predisposti piani organizzativi per assicurare la sostituzione dello specialista. Una situazione che, se non affrontata tempestivamente, potrebbe lasciare scoperto il servizio nell’intero Distretto socio-sanitario 53. Il problema assume particolare rilevanza per Vieste, territorio che sconta una condizione di isolamento geografico e una notevole distanza dai principali presidi ospedalieri della provincia di Foggia. Per il padre, costringere la giovane a raggiungere mensilmente una struttura ospedaliera in ambulanza, con il necessario impiego di personale sanitario, al solo scopo di effettuare una procedura che finora è stata eseguita a domicilio, rappresenterebbe una soluzione irragionevole, oltre che economicamente inefficiente e potenzialmente rischiosa per la sua stabilità clinica. La richiesta è dunque quella di garantire la continuità delle cure nel contesto domiciliare, evitando che una carenza organizzativa si traduca in un ulteriore disagio per una paziente particolarmente fragile e per la sua famiglia. Nell’atto, Roberto Falcone richiama l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo, e il Dpcm 12 gennaio 2017 sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), con riferimento alle prestazioni domiciliari destinate alle persone con bisogni assistenziali complessi.
Il genitore ritiene che un’eventuale sospensione del servizio possa compromettere il diritto della figlia a ricevere le cure necessarie e richiama anche la possibile rilevanza dell’articolo 340 del Codice penale, relativo all’interruzione di un pubblico servizio.
Con la diffida, Roberto Falcone chiede alla Asl Foggia e alla Direzione del Distretto socio-sanitario 53 Vico del Gargano di adottare tempestivamente tutti i provvedimenti necessari per assicurare il servizio di anestesia domiciliare a partire dal 1° gennaio 2027, senza alcuna interruzione dell’assistenza.
Il padre domanda inoltre un riscontro formale scritto entro 15 giorni dalla ricezione dell’atto, con l’indicazione delle misure organizzative individuate per risolvere il problema.
In assenza di una risposta o qualora il servizio dovesse effettivamente interrompersi, Falcone annuncia la possibilità di rivolgersi alle autorità competenti, compresa la Procura della Repubblica, e di segnalare la vicenda al Difensore civico regionale e al Tribunale per i diritti del malato.
L’obiettivo è scongiurare che la scadenza di dicembre si trasformi in un vuoto assistenziale dal quale dipendono cure essenziali per la salute di una minore gravemente malata.
Ascoltato da l’Attacco, Roberto Falcone ha aggiornato sugli sviluppi della vicenda a un giorno dalla diffusione della diffida: “Una mezza risposta c’è stata. Lunedì avremo un incontro con la dirigente del Distretto socio-sanitario 53 Vico del Gargano, Cinzia Piccaluga. Vedremo se si muoverà qualcosa. Comunque, i tempi sono lunghi, perché non si fa tutto in un mese o due. Ma si sapeva prima, quindi avrebbero potuto provvedere a risolvere questa situazione ben prima. Io ne sono venuto a conoscenza un mese fa e ho immediatamente informato chi di competenza, che però poi ha detto di non essere stato informato”.
Il padre di Sara non ammette compromessi e ribadisce la necessità di individuare una soluzione concreta per garantire la continuità del servizio: “Se non dovessi ricevere una soluzione o un’ipotesi di soluzione, che bisogna trovare per non tenere scoperto il servizio, provvederò a segnalare la vicenda alle autorità competenti. Non possono tenere le persone in un limbo”.
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