Manfredonia, una città nel pallone: Rotice e la rinascita di una città che torna a sognare ad occhi aperti

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Il Manfredonia accelera, aggancia la zona playoff e rilancia le proprie ambizioni. Il 2-0 sull’Ischia, maturato domenica scorsa, certifica il momento d’oro della formazione biancoceleste, protagonista di una risalita che sta restituendo entusiasmo a una piazza desiderosa di lasciarsi alle spalle anni difficili. In Serie D la squadra corre, i risultati alimentano le aspettative e la classifica comincia a dare sostanza a un percorso che, fino a poco tempo fa, sembrava tutt’altro che scontato. Perché alle spalle di questa rincorsa c’è molto più di una striscia positiva: c’è il tentativo di ricostruire dalle fondamenta il calcio sipontino, dopo stagioni tormentate e una crisi che aveva messo a dura prova la fiducia di tifosi e ambiente.È in questo scenario che si inserisce l’opera di Gianni Rotice, patron del club e principale artefice di un progetto di rilancio avviato alcune stagioni fa, quando lo scetticismo nei suoi confronti era diffuso e la piazza viveva una fase di forte tensione. Una scommessa non semplice, portata avanti tra difficoltà, contestazioni e la necessità di restituire credibilità a una società chiamata prima di tutto a ritrovare stabilità. Oggi, a distanza di oltre due anni, i segnali di svolta cominciano a essere evidenti: il Manfredonia ha imboccato una strada precisa, fondata sulla sostenibilità economica, sulla valorizzazione dei giovani e su una struttura societaria che punta sempre più su competenze e professionalità. La zona playoff non rappresenta ancora un punto d’arrivo, ma è un indicatore significativo della direzione intrapresa. Il progetto sta prendendo forma e la squadra, con i risultati, sta contribuendo a ricucire il rapporto con una tifoseria che non ha mai smesso di aspettarsi un futuro all’altezza della tradizione calcistica cittadina. Per Rotice è anche il momento di rivendicare la bontà delle scelte compiute e di guardare avanti, senza nascondere le difficoltà che restano da superare. Tra queste, il rapporto con le istituzioni e il sostegno dell’amministrazione comunale, un tema che potrebbe rivelarsi decisivo per consolidare il percorso e creare le condizioni per ambizioni ancora più importanti. Perché tornare a sognare non costa nulla, ma trasformare i sogni in obiettivi richiede risorse, collaborazione e una visione condivisa. Da qui prende le mosse la nostra intervista a Gianni Rotice, che è venuto a farci visita in redazione: il momento magico della squadra, le basi del progetto, le prospettive del club e il futuro del calcio a Manfredonia. Con una certezza: dopo anni di buio, i biancocelesti sono tornati a far parlare di sé per ciò che accade sul campo. E forse, questa volta, la rinascita non è soltanto una speranza.

Partiamo dalla vittoria convincente di domenica scorsa con l’Ischia e da una classifica che si fa interessante. Peccato solo per il Miramare vuoto, un controsenso in questo contesto...
Non era facile riallinearsi subito dopo una sconfitta pesante nel punteggio, molto meno nella cifra di gioco espressa. Devo dire però che tecnico e squadra hanno saputo voltare pagina in fretta e rispondere sul campo a qualche eccessiva ed ingenerosa critica. La risposta è stata quella di un gruppo coeso che sa trovare dentro di sè le motivazioni per reagire prontamente alle prime difficoltà. Sono davvero molto soddisfatto del mio Manfredonia. Certo, lo stadio vuoto domenica faceva un certo effetto, è la seconda volta che accade, ed è un peccato che la nostra gente non possa essere al nostro fianco a gioire con noi.  

Già, dopo gli episodi incresciosi registrati a margine della gara con l’Ebolitana, vi è toccato giocare due gare a porte chiuse. Al danno anche la beffa, che giunge in un frangente nel quale state profondendo il massimo sforzo per riavvicinare il tifoso, no?
Chi è al nostro fianco fin da quando abbiamo deciso di resettare e ripartire, sa che ci siamo posti fin dall’inizio una mission che perseguiamo con tutti i mezzi. Il Manfredonia è della gente, dei suoi tifosi, dei tanti ragazzi e ragazze che si identificano in questi colori e che da qualche tempo si ritrovano sotto un’unica bandiera. Vogliamo riportare quanta più gente possibile allo stadio, vogliamo al nostro fianco anche le famiglie Mettiamoci alle spalle in fretta questa brutta parentesi, e ripartiamo tutti insieme.  

Non si nasconda dietro il dito, ci dice qual è l’obiettivo reale che Rotice coltiva sottotraccia?
Come ormai ripeto dall’inizio non poniamo limiti alla divina Provvidenza, per ora godiamoci in serenità il momento, e continuiamo a remare tutti nella stessa direzione. Nessuno può dire dove arriveremo, la classifica per il momento dice zona playoff, ma sarebbe presuntuoso pensare che di quì in avanti saranno tutte rose e fiori. Arriveranno i momenti difficili, ed è lì che dovremo essere bravi a gestirli. Per il momento siamo ben oltre le aspettative della vigilia...

Il progetto di rilancio del calcio sipontino a che punto è?
Direi al 50%, non di più. Tanto è stato fatto, molto resta ancora da fare. Aver riportato 2000 persone al Miramare è un traguardo incoraggiante, ma siamo ancora lontani dai numeri che mi piacerebbe raggiungere. Le domeniche da noi da qualche tempo sono un momento di festa e di condivisione, si sta creando un bel clima attorno ai colori del Donia. Obiettivo di stagione è arrivare almeno a 3mila presenze domenicali, il Miramare ne può contenere un massimo di 5mila, con un progetto sostenibile che punta alla valorizzazipone dei giovani potremmo anche sperare si riempirlo, ma non dovremo mai fare il passo più lungo della gamba. Ecco, il nostro impianto andrebbe migliorato, riuscissimo con il supporto dell’amministrazione comunale già a migliorare l’illuminazione esterna,  faremmo un bel passo in avanti. Perchè la cosa ci consentirebbe, ad esempio, di giocare le nostre gare casalinghe non più alle 15, come accade ora, ma di differirle alle 17.30. Il che ci porterebbe innegabili vantaggi sul piano delle presenze e degli incassi. Ai nostri amministratori llocali non abbiamo mai chiesto sostegno sotto il profilo economico, chiediamo però di facilitarci nel nostro percorso di crescita, sorreggendoci in maniera diversa.

Anche perchè il cassiere al botteghino non fa certo salti di gioia...
Beh, direi proprio di no. La gestione del Miramare è particolarmente onerosa, diciamo che al momento riusciamo a malapena a coprire le spese di organizzazione delle gare interne. Ma per fortuna ho tanti amici che sono al mio fianco e che ci consentono coi loro sforzi di restare a galla in una categoria nella quale ci sono piazze blasonate che non badano a spese pur di tentare il salto in C. Vorrei citarli tutti, ma sicuramente farei delle omissioni, e allora rivolgo loro un unico grande ringraziamento.    

Oggi Rotice ha ritrovato il feeling con la tifoseria locale, che ne ha compreso le buone intenzioni e ne sorregge gli sforzi. Quanta strumentalizzazione c’era dietro la contestazione ad oltranza nei suoi confronti dal momento in cui decise di rompere i ponti col passato e di percorrere una nuova strada?
Riconosco che i primi tempi non sono stati per nulla semplici, perché quando vuoi invertire la rotta sorgono sospetti e pregiudizi in tanti. Convengo, c’è stata tanta premeditazione nei riguardi del sottoscritto, sottotraccia c’è stato chi ha fatto di tutto per destabilizzare l’ambiente. Ma alla fine per fortuna hanno prevalso il buonsenso ed il bene del Manfredonia.

E così la città è tornata a stringersi attorno alla sua squadra. La considera, questa, la personale vittoria di Rotice?
Assolutamente no, questa è la vittoria di un gruppo di lavoro che è appassionato e che lavora nell’unico interesse del club. Io, da parte mia, ci ho messo sicuramente del mio, ma non mi piace arrogarmi troppi meriti. L’importante è aver trovato la quadra del cerchio. Nell’unico interesse della sopravvivenza del calcio locale.

In Serie D Manfredonia rappresenta l’unica realtà di Capitanata che, fra alti e bassi, continua a frequentare con buona regolarità questa categoria. Ad un certo punto, l’estate scorsa, sembrava che la corrente potesse essere la stagione nella quale tornare addirittura a misurarvi con il Foggia. Poi, però, sappiamo tutti com’è  andata... Il calcio dei centri della nostra provincia conferma il suo periodo di crisi nera, anche se San Severo dà qualche segnale di incoraggiante risveglio. A Lucera, viceversa è notte fonda. Si tratta solo una questione di mancanza di risorse, o c’è dell’altro?
Il calcio ormai da tempo è un’azienda a tutti gli effetti. Che quasi sempre però produce debiti, e non ricavi. In quarta serie è dura sopravvivere se non ti strutturi in un certo modo: grossi centro come San Severo e Lucera non possono continuare a restare nell’anonimato, ci sarebbe bisogno di qualche imprenditore illuminato che sia disposto a fare uno sforzo per dare un segnale in  controtendenza. Non escludo che a ruota se ne aggiungerebbero altri. Serve però che qualcuno si faccia finalmente avanti con il primo passo.  

Il Manfredonia nelle zone nobili della classifica, fa sognare ad occhi aperti. Arriverà prima o poi, secondo Rotice, il momento in cui sarà possibile riabbracciare la Serie C come già successo a metà anni 2000?
Beh, direi che quello è stato un momento storico particolare e, sotto certi versi, irripetibile. Personalmente l’ho vissuto in prima linea, e so quindi di cosa stiamo parlando, soprattutto in termini di apporti economici. Parentesi indimenticabile, ma che è durata troppo poco, com’era facile prevedere. Difficile ipotizzare se nel tempo sarà possibile ripetere quella esperienza, molto dipenderà da tanti fattori esterni che possono entrare in gioco. Noi abbiamo avviato un discorso che è proiettato nel futuro, dovesse accadere ovviamente non ci faremmo trovare impreparati.

Che squadra, nel frattempo, è questo Manfredonia sul piano tecnico e, più in generale, delle individualità che avete assemblato per la stagione in corso?
E’ un gruppo che sta bene insieme, che abbiamo iniziato a forgiare già nella scorsa stagione, e che poi abbiamo migliorato nel tempo. Quest’anno nel motore abbiamo creato il giusto mix fra esperienza e gioventù, i nostri giovani stanno crescendo e pian piano si stanno imponendo all’attenzione generale. La cosa mi lusinga, perché stiamo parlando di Under tutti di nostra proprietà, e questa è forse la vera notizia da sottolineare. A fare da chioccia ci sono poi due volti molto noti dalle nostre parti, che rispondono al nome di Gigliotti e Sainz Maza, che rappresentano il nostro valore aggiunto e che fanno da guida al gruppo. E poi c’è bomber Santarpia, un ragazzo del quale sto apprezzando sempre più le qualità. I due gol con i quali abbiamo steso l’Ischia domenica scorsa li ha realizzati lui, credo che Ciaramella con il suo staff stia facendo un ottimo lavoro. Sul piano della guida tecnica non potevamo scegliere di meglio.

Questo campionato, alla fine, chi lo vincerà?
Difficile fare pronostici, dico solo che ci sono più squadre attrezzate per il grande salto. E che hanno investito tanto per centrare l’obiettivo. Martina, Turris, Bisceglie, Brindisi, sono tutte piazze storiche che meritano il massimo rispetto e che sono costruite per arrivare lontano. Occhio però a non farsi prendere la mano, i recenti casi di Matera e Fasano che quest’anno si sono ritrovate out deve far riflettere.

Domenica prossima andrete a misurarvi con una delle tre formazioni che al momento guida la classifica, la Virtus Francavilla che vi sopravanza di 4 lunghezze. Quindi riceverete la neo-promossa Melfi. Nei prossimi 180’ vi giocate una buona fetta di credibilità...
Non credo, direi invece che ci misuriamo con due realtà che hanno obiettivi opposti, ma che rappresentano due impegni nei  quali la barra della concentrazione dovrà restare altissima. Il 3-0 di Torre del Greco ci avrà sicuramente insegnato tanto, vediamo cosa siamo in grado di fare. Che si tratti della prima della classe o dell’ultima, l’atteggiamento e l’approccio devono essere sempre gli stessi, e non devono mai venir meno. Non vi nascondo che il primo ad essere curioso sono proprio io. Spero solo che per la prossima casalinga non si registrino ulteriori restrizioni e che i nostri tifosi possano tornare in massa.

Dove se lo immagina Rotice il suo Manfredonia a fine stagione? 
Ovviamente il più in alto possibile, perché di certo l’ambizione non ci manca. Per ora viviamo alla giornata, senza farci troppe illusioni e senza soprattutto illudere nessuno. Con la giusta spensieratezza che ci deve contraddistinguere, inseguendo sempre il risultato divertendoci e divertendo i nostri tifosi. Poi il tempo dirà qual è la nostra reale dimensione. Non ci poniamo limiti, laddove ci sarà spazio per coltivare un sogno cercheremo di farci trovare pronti.

Anche perché, aggiungiamo, il calcio, qualche bella favola, riesce a raccontarla ancora... 
 

 

 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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