Ispettori Viminale in Questura, “è solo controllo di routine”. Caso Sanna jr e processo a Mandolfo non c’entrano

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Gli ispettori del Viminale hanno fatto visita nelle scorse settimane agli uffici della Questura di Foggia, in via Gramsci. L’Ufficio centrale ispettivo del Ministero dell’Interno ha il compito di verificare l’esecuzione degli ordini e delle direttive del ministro e del capo della Polizia, riferire sulla attività svolta dagli uffici e organi periferici dell’amministrazione della pubblica sicurezza, verificare l’efficacia dei servizi e la corretta gestione patrimoniale e contabile. L’Ufficio assolve le funzioni di vigilanza in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, con competenza su tutte le aree riservate del ministero dell’Interno e le competenze sia ispettive che di vigilanza.

L’Ufficio prevede un direttore, un corpo di 28 ispettori generali e quattro Servizi: Servizio coordinamento Attività ispettiva, Studi e Proposte (analizza le risultanze delle attività di verifica e predispone le sintesi degli esiti ispettivi, segnalando le problematiche gestionali emerse per le valutazioni del capo della Polizia e delle direzioni centrali competenti, per risolvere le criticità e migliorare sia l’assetto organizzativo che i profili gestionali); Servizio Ispettivo Territoriale (provvede alla pianificazione annuale dell’attività ispettiva e all’istruttoria della stessa, all’analisi delle relazioni ispettive e delle relazioni semestrali sui controlli interni operati dai dirigenti degli uffici della Polizia di Stato; rimette al Servizio Coordinamento Attività Ispettiva, Studi e Proposte le risultanze dell’attività ispettiva); Servizio Affari Generali e del Personale (cura gli affari generali, organizzativi e i supporti tecnico-logistici; la gestione del personale, l’aggiornamento e la formazione; la tenuta della documentazione classificata della Segreteria di Sicurezza; la tenuta dell’Archivio Generale e delle norme relative al trattamento dei dati sensibili); Servizio di Vigilanza (verifica l’osservanza degli adempimenti previsti dalle norme nelle aree riservate del ministero dell’Interno e degli uffici periferici).

Il controllo relativo a Foggia, a quanto pare risalente a un paio di settimane fa, è trapelato all’esterno della Polizia di Stato, facendo sorgere l’interrogativo sulla sua natura: un’ispezione ordinaria, di quelle che il Ministero effettua tramite i suoi uffici ispettivi romani, in tutte le Questure italiane, oppure un’ispezione straordinaria, dettata dalla necessità di verificare situazioni specifiche e particolari?

Dalla Questura foggiana la risposta è netta a l’Attacco: “Si è trattato di una ispezione di routine, normale amministrazione”. Nulla, insomma, che riguardi alcuni casi che hanno fatto chiacchierare negli ultimi tempi. Come quello della figlia dell’ispettore della Squadra Mobile Sanna, Alessandra Anna Sanna, dipendente da qualche tempo di Universo Salute e finita mesi fa tra gli indagati dell’inchiesta sui presunti episodi di abusi e violenze ai danni di pazienti dell’ex ortofrenico Don Uva di Foggia.

Il caso scoppiò a gennaio scorso con ben 30 indagati tra oss, infermieri e ausiliari. In carcere finirono Anna Maria Amodio, Pasquale Andriotta, Angelo Bonfitto, Antonio Melfi, Michele Partipilo, Nicola Scopece e Nicola Antonio Tertibolese. Gli arresti domiciliari, invece, furono disposti per Giuseppe Antonucci, Antonio D’Angelo, Savino Giampietro, Martina Pia Longo, Ciro Mucciarone, Salvatore Ricucci, Aldo Rosiello e Rosanna Varanelli. Misure cautelari minori per altri indagati. Il gip decise il divieto di dimora presso il Don Uva e divieto di avvicinamento alle persone offese per Sanna come pure per Rosa Cocomazzi, Aurelio D’Ambrosio, Francesca D’Angelo, Vittorino De Santis, Damiano Difeo, Gianmarco Pio Gaeta, Lorella Lo Conte, Antonio Macajone, Antonio Pio Pagliuso, Anna Antonietta Perrella, Assunta Santarsiero e Luigi Surgo.  Infine, per Vincenzo Lombardi e Antonio Roberto fu disposta la sola misura cautelare del divieto di dimora presso i locali della struttura sociosanitaria.

Stando ai beninformati tale indagine avrebbe determinato l’arrivo di militari dei Carabinieri presso l’abitazione dell’ispettore di PS Sanna, per notifiche legate alla dipendente del Don Uva, una situazione oggettivamente imbarazzante.

Di tutt’altra natura il procedimento penale che sta interessando un altro agente della Squadra Mobile, Marco Mandolfo. In questo caso c’è stato un esposto anonimo alla Guardia di Finanza, sulla presunta simulazione da parte dell’ispettore del furto della propria auto, una Mercedes, con l’accusa di averlo fatto per frodare l’assicurazione.

Le Fiamme Gialle si sarebbero mosso “con grande dispiegamento di forze” e le indagini hanno condotto al processo per l’uomo. Ma la difesa, rappresentata dall’avvocato Michele Sodrio, è convinta che la vicenda si chiuderà con una sentenza di assoluzione. Serviranno in ogni caso diversi mesi perché il processo, che si sta svolgendo presso il giudice monocratico del Tribunale di Foggia, arrivi a conclusione.

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