Il WWF Foggia torna a far sentire la propria voce sulla gestione fallimentare del verde pubblico lungo la Strada Orbitale (inaugurata in marzo 2025), “un’opera che, nata sotto i migliori auspici anche della "mobilità sostenibile", oggi appare solo come una assolata ed incompleta via di collegamento, trasformata in un triste memoriale per centinaia di essenze arboree sacrificate sull’altare dell’incuria”.

Non c’è pace per la procedura di gara dell’Università di Foggia finalizzata all’affidamento dell'appalto integrato avente ad oggetto la progettazione esecutiva e l’esecuzione di lavori relativi all’intervento di ristrutturazione, rifunzionalizzazione e cambio di destinazione d'uso della ex caserma Miale di piazza Italia. L’importo monstre di partenza è 17.139.858,10 euro, Iva esclusa, e il criterio di aggiudicazione quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa. La prima scadenza, fissata al 15 settembre scorso, fu dapprima prorogata di un mese, al 15 ottobre, e poi nuovamente fatta slittare al 3 novembre, alla luce di ben due rettifiche da parte dell’Area tecnica dell’Ateneo daunio. E’ seguita una lunghissima fase per la verifica sui 28 operatori economici fattisi avanti e ad oggi non sono stati nemmeno pubblicati gli elenchi degli ammessi e degli esclusi. La commissione giudicatrice vede come presidente Fabio Fatiguso, professore ordinario di Architettura Tecnica presso il Dipartimento DICATECh del Politecnico di Bari, nonché presidente nazionale di Ar.Tec. (Società Scientifica di Architettura Tecnica) per il triennio 2022-2025; componenti Andrea Bernieri, professore ordinario presso l’Università di Cassino dipartimento di Ingegneria Elettrica e dell’Informazione, e Ivan Portoghese, ricercatore presso il CNR – IRSA – Istituto di Ricerca sulle Acque – ingegnere civile con indirizzo idraulico. A loro vanno 13.956,47 euro lordi come compenso, 14.654,29 euro lordi nel caso del presidente della commissione. 

Il caporalato continua a cambiare volto, ma non sostanza. Dalle campagne della Capitanata ai cantieri, dalla logistica ai servizi, il sistema dello sfruttamento della manodopera resta una delle principali emergenze del mondo del lavoro italiano. È questo il quadro emerso ieri nel corso della missione istituzionale della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, arrivata a Foggia per una giornata di audizioni e sopralluoghi dedicati proprio al fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori migranti e alle criticità legate al reclutamento della manodopera. La delegazione, guidata dal presidente della Commissione Tino Magni e composta anche dai senatori Ignazio Zullo e Gisella Naturale, ha incontrato in Prefettura magistrati, rappresentanti delle forze istituzionali, organizzazioni datoriali, sindacati e associazioni impegnate sul territorio. Nel pomeriggio, invece, la visita al centro “Ghetto Out Casa Sankara”, realtà simbolo dell’accoglienza e dell’inclusione dei lavoratori agricoli stranieri in provincia di Foggia. Al termine degli incontri, Magni ha tracciato un primo bilancio dell’attività d’inchiesta portata avanti dalla Commissione in diversi territori italiani, indicando proprio nella mancanza di una gestione regolare ed efficace dei flussi di manodopera una delle principali cause dell’illegalità diffusa. “Siamo una commissione d’inchiesta e il nostro compito è fare un lavoro a tutto campo, senza fermarci a un singolo aspetto del problema”, ha spiegato il presidente della Commissione. “Stiamo portando avanti questo lavoro in diverse realtà, tra cui Foggia e la Capitanata, e il leitmotiv è sempre lo stesso. Nei campi ci sono magari più lavoratori africani, mentre in altri settori prevalgono lavoratori dell’Est Europa o asiatici, ma la sostanza non cambia. Il problema è sempre più o meno uguale”. Secondo Magni, il punto centrale riguarda il rapporto tra fabbisogno di lavoratori e strumenti previsti per garantire ingressi regolari e occupazione legale. “In Italia abbiamo bisogno di manodopera e le imprese hanno bisogno di lavoratori. Questo è il primo dato da cui partire. Però questa manodopera dovrebbe essere formata e almeno in parte selezionata. Il decreto flussi è un meccanismo previsto dalla legge, non dai caporali, e quindi dovrebbe funzionare. Invece non funziona. Tra domanda e offerta, quando le persone arrivano sul posto, non c’è corrispondenza. E molto spesso questo produce illegalità diffusa nel nostro Paese”, ha aggiunto. Parole che fotografano una situazione che la Capitanata conosce da anni e che continua a rappresentare uno dei nodi più delicati dell’economia agricola del Mezzogiorno.

Il Comitato Multinazionale per la Moschea di Foggia comunica che “il procedimento amministrativo relativo al progetto del futuro luogo di culto è in corso secondo le disposizioni normative vigenti e non prevede alcuna forma di intervento esterno che possa modificarne l’iter. Le iniziative di raccolta firme attualmente promosse non producono effetti sul procedimento, non essendo previste dall’ordinamento come strumenti idonei a incidere su procedimenti soggetti a competenze pubbliche definite dalla legge”.



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