“Ancora un ennesimo suicidio, questa volta all’interno della Casa Circondariale di Foggia. Si continua a pensare che il carcere sia una discarica sociale, non affrontando il grave problema del sovraffollamento”, scrive l’ex assessore ai Diritti dell’Uomo Michele Del Carmine.
“Ormai Foggia è al collasso con 650 detenuti su una capienza massima di 300 posti disponibili, situazione spesso denunciata dai sindacati delle guardie carcerarie, che lavorano con turni massacranti e in situazione abbastanza delicate e pericolose essendo pochi rispetto agli ospiti del carcere. Ma su questa situazione nessuno dice nulla, la politica è sorda se non i Radicali che spesso hanno posto le giuste attenzioni a questo annoso problema”, prosegue.
“Come moltissime persone, anch’io sono per la certezza della pena, ma bisogna con urgenza modificare l’attuale sistema carcerario, avviando una serie di azioni finalizzate a focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica su un tema attuale ma molto ostico e non considerato dalla politica perché non produce consenso. I diritti calpestati dalla popolazione carceraria vanno nella direzione di farne una battaglia per i diritti, basta guardare i continui suicidi, dove non esistono solo delinquenti abituali o criminali di professione, ma ci sono tossicodipendenti, malati psichici, ed è evidente che queste categorie rappresentano fasce deboli di cui chi come me si è sempre battuto per i diritti, vuole prendersene cura. Si potrebbe costituire a Foggia la casa dei diritti”, propone.
“Ero stato fiducioso nell’apprendere che era stato nominato il Garante dei detenuti regionale, ma devo dichiarami insoddisfatto su quello che ha prodotto, cioè nulla. Spero tanto che anche a Foggia come già fatto in altri comuni in Italia possa nascere il Garante comunale, svolgendo un supporto alla soluzione di molteplici problemi esistenti, non certo per buonismo ma per rispetto della dignità umana, ricordando a tutti che nel 2013 l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”, afferma.
“L’unico che ha più volte richiamato l’attenzione dei politici sulla questione carceraria è stato Papa Francesco che ne ha denunciato una regressione della funzione del carcere, chiedendo l’esigenza di riprendere il cammino delle riforme finalizzate a un carcere più umano pensando alla necessità di ridurre il sovraffollamento, migliorare le condizioni complessive di vita nelle carceri, di rilanciare percorsi risocializzativi, promuovendo corsi di formazione e opportunità lavorative anche intramurarie”, conclude.
“Occorrerebbe dare attuazione all’articolo 27 della Costituzione che parla espressamente del carcere come un luogo di rieducazione del condannato non solo per essere punito ma che serva anche a mettere in sicurezza la nostra società. Se ciò non avverrà, quello che resteranno saranno solo parole vuote e un muro di indifferenza, che non ci permetterà di osservare le cose da diversi punti di vista”.
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