Lavori in corso. Il pari con l’Avellino, che allunga a quota 5 la serie positiva di Fabio Gallo sulla panchina dei rossoneri, restituisce la sensazione che il Foggia, riveduto e corretto in corsa dal suo allenatore, resti una bella incompiuta. Una squadra cioè, che per quanto si sia messa alle spalle il periodo di impasse che l’aveva fatta sprofondare sul fondo della classifica, strutturalmente sia inadeguata per competere per certi obiettivi.
LIMITI STRUTTURALI. Riemergono, in tal senso, i limiti che hanno punteggiato il primissimo scorcio di stagione dei rossoneri. E che Gallo è stato abile a mascherare grazie ad un nuovo sistema di gioco e ad una migliore organizzazione d’assieme che ha saputo dare ai suoi.
Ma il Foggia era e rimane un gruppo eterogeneo, carente in alcuni ruoli-cardine. E dunque abbisognevole di alcuni aggiustamenti. Gli ultimi 90’ con l’Avellino sono stati estremamente indicativi in questo senso: fosse finita ai punti il successo avrebbe premiato Di Pasquale e soci, che oltre ad aver spezzato l’inerzia del match dopo soli 2’ su rigore, hanno poi costruito almeno altre 4-5 nitide e ghiotte palle-gol. Vanificate però nell’ordine da Garattoni (palo), Costa (rasoiata finita di centimetri a lato), Vuthaj (doppia conclusione ravvicinata), e soprattutto D’Ursi (conclusione finita sull’esterno della rete da posizione ottimale).
Una squadra assemblata per competere per i primi posti, la gara con gli irpini alla luce di quanto prodotto l’avrebbe portata a casa. Senza se e senza ma. E invece il Foggia alla fine ha dovuto accontentarsi di una prestazione generosa e volenterosa, ma condita da troppi errori. In chiave offensiva. Ma anche sul piano squisitamente difensivo i rossoneri hanno lasciato a desiderare.
ERRORI. Come in occasione del pari degli ospiti firmato da Russo. Che dal vertice sinistro non avrebbe dovuto mai trovare la traiettoria che ha ingannato la disattenta retroguardia rossonera e sorpreso anche il portiere Nobile. Errore di posizionamento in difesa. E di mira nell’area avversaria, che hanno giustamente spinto Gallo nel post-gara a mettere l’accento sulla quantità di occasioni da rete che il Foggia ha dilapidato.
Nel match in cui finalmente la squadra si è sbloccata nei primi 45’ di gioco (primizia di stagione) e che pure alla fine ha regalato il primo pari interno, ad emergere sono le ricorrenti amnesie di una squadra che per quanto si sforzi di dare l’impressione che il peggio è ormai alle spalle e che davanti c’è tempo e spazio per recuperare il terreno perduto, conserva alcuni difetti congeniti. Che probabilmente potranno essere corretti soltanto intervenendo nella finestra del mercato di riparazione.
I CORRETTIVI. Un mese abbondante a contatto con il gruppo è stato più che sufficiente a Gallo e al ds Matteo Lauriola per capire a fondo quali siano pregi e difetti di un organico che, se vorrà essere competitivo e puntare dritto ad un posto al sole nei playoff, dovrà essere adeguatamente puntellato.
Il passaggio dal 4-2-3-1 di Boscaglia al 3-5-2 del neo-allenatore milanese impone inevitabili correttivi in un organico che così com’è strutturato non è funzionale alle esigenze del caso. A balzare agli occhi è soprattutto la sterilità offensiva: ad oggi degli 11 gol realizzati in campionato, solo 5 portano la firma degli attaccanti, 2 li ha realizzati Vuthaj, uno a testa D’Ursi, Ogunseye e Schenetti.
Tutti gli altri hanno fatto scena muta, ma aspetto più preoccupante, nessuno dei componenti il reparto ha le caratteristiche per garantire la cifra di reti che necessiterebbe ad una formazione che ha dichiarate ambizioni playoff. L’albanese Vuthaj, pur portandosi dietro la fama di goleador, si sta confermando acerbo per la categoria, Ogunseye non graffia nell’area di rigore, e alle loro spalle né D’Ursi, né tantomeno Schenetti e Tonin vedono la porta con regolarità.
Non è però solo in prima linea che il Foggia necessita di ritocchi: in difesa, ad esempio, va completata la batteria di centrali che è al momento striminzita e che con il passaggio ad un nuovo sistema di gioco necessita di essere rinfoltita soprattutto dopo il grave infortunio occorso al bulgaro Papazov (legamenti) che lo costringerà a una lunga e forzata assenza. Rizzo e Leo stanno dimostrando di potersi adattare a fare i braccetti, ma non basta. Serve nel reparto un giocatore di temperamento e forte nel gioco aereo che sappia guidare l’intera difesa. Qualcosa, infine, andrà fatta, anche a centrocampo, dove serve un interno che oltre ad avere gamba, dia profondità alla manovra e veda la porta.
SCENARI. Il ds Lauriola è già sulle tracce dei profili che potrebbero fare al caso del Foggia. Di più, li avrebbe già individuati e bloccati. Anche perché è questo il frangente nel quale si fissano gli obiettivi del mercato di riparazione. La strategia è chiara ed è stata messa a punto per tempo. Resta una variabile, ancora tutta da decifrare: con quella che è l’attuale situazione in seno al club, e con le restrizioni che riguardano il maggiore azionista di riferimento Nicola Canonico, ci sarà possibilità di operare sul mercato senza intoppi? Saperlo...
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