Di padre in figlio. Da Nicola Canonico ad Emanuele Canonico il passo è stato breve. Dopo essere stato travolto dalla bufera giudiziaria che dallo scorso 26 ottobre lo ha messo in un angolo, il maggiore azionista del Foggia in attesa che venga chiarita dalla magistratura la propria (scomoda) posizione ha abdicato. In favore del primogenito, nelle cui mani ha affidato il club rossonero. Costretto dagli eventi.
Formalmente l’imprenditore di Palo del Colle nei giorni scorsi avrebbe rassegnato le proprie dimissioni per passare il testimone nelle mani del figlio. Che com’è noto è stato il grande ispiratore dell’operazione-Foggia, colui che fin dal primo momento si è invaghito del club rossonero, invogliando a più riprese il padre nel giugno del ‘21 a rilevare il sodalizio dalle mani di Maria Assunta Pintus.
Emanuele Canonico dopo l’investitura non ha perso tempo per calarsi nei panni dell’alter ego del padre e, fin dai giorni immediatamente successivi al provvedimento restrittivo che ha raggiunto il presidente rossonero, si è catapultato al capezzale del Foggia, facendosi notare a più riprese spettatore interessatissimo agli allenamenti della squadra, al fianco degli altri dirigenti.
Ma non disdegnando di frequentare anche la sede sociale di via Gramsci per il disbrigo di alcune questioni di natura amministrativa. Essendo, nel frattempo, diventato proprio lui il nuovo rappresentante legale del club dopo l’uscita di scena del padre.
Anche se al riguardo non è stata diffusa alcuna comunicazione ufficiale. Se ne sono guardati bene dal farlo sia il dg Milillo, che il neo amministratore delegato Ingravallo, come anche il consigliere Todaro, ovvero gli uomini più vicini al presidente, anche per non dare all’esterno la sensazione che siano in atto sostanziali (ed indifferibili) cambiamenti nella governance rossonera. Che di fatto, però, continua a gravitare attorno alla figura di Nicola Canonico, che nella forma e nella sostanza resta figura apicale del club.
E questo per quanto resti sospesa la convocazione dell’assemblea dei soci che avrebbe dovuto tenersi lo scorso 3 novembre, e che invece è andata deserta per l’indisponibilità dell’amministratore unico di Corporate Investments Group Carbotti. Un nodo che prima o poi andrà sciolto, perché all’ordine del giorno ci sono accapi urgenti quali la decadenza dell’attuale CdA con il reintegro del consiglio di amministrazione in carica nell’agosto del ‘21, secondo quanto ha stabilito il recente lodo arbitrale che ha dato ragione a Davide Pelusi. Rimettendo clamorosamente in sella i soci di minoranza. Con l’esclusione proprio di Canonico padre e figlio.
Un bel rompicapo, rispetto al quale bisognerà trovare una soluzione che alla fine non scontenti nessuno. Nel frattempo, il patron per la Lega risulta inibito, e quindi federalmente non può ricoprire alcuna carica all’interno del Calcio Foggia 1920.
E’ in castigo e dietro la lavagna, e chissà quando e come sarà riabilitato. Non devono essere giorni sereni per Nicola Canonico, che ha appena festeggiato (si fa per dire) i 50 anni immerso fra i suoi pensieri, e che lunedì sera davanti alla tv ha seguito con interesse il suo Foggia. Che con l’avvento di Fabio Gallo in panchina ha cambiato passo, e che probabilmente in uno dei frangenti più complicati della sua vita, è fra le poche cose che lo riescono a tenere su di morale.
Non deve infatti passarsela granché bene il presidente, che lo scorso 2 novembre è stato interrogato dinnanzi al gip del Tribunale di Bari nell'ambito del blitz Valenza nel quale sono finiti in manette, tra gli altri, anche la consigliera comunale di Bari Francesca Ferri, e il compagno di quest'ultima, Filippo Dentamaro.
Gli inquirenti sostengono che Canonico avrebbe messo su, assieme a Ferri e Dentamaro, un presunto sistema corruttivo che avrebbe sostenuto l'elezione della stessa Ferri nell'assemblea cittadina barese (entrata con la lista Sport Bari e passata da un po' di tempo in maggioranza con Italia Popolare), pagando dai 25 alle 50 euro alcuni cittadini per ottenere il loro voto.
Nel corso dell'interrogatorio, Canonico avrebbe risposto a tutte le domande del gip, affermando di essere totalmente estraneo alle accuse dell'inchiesta. Almeno così sostiene il suo legale Michele Laforgia, che in queste ore attende il riesame del provvedimento a carico del suo assistito, la richiesta di revoca dell’istanza di scarcerazione è ancora al vaglio del PM, che dovrebbe pronunciarsi ad horas.
Ed imminente sarebbe anche il dispositivo che dovrebbe fare una volta per sempre chiarezza sugli assegni messi a garanzia dal patron rossonero per rilevare il Foggia, e che Pintus aspetta di mettere all’incasso già da diverso tempo. Si tratta di un altro fronte caldo nel quale è chiamato a divincolarsi Nicola Canonico, che ha sempre sostenuto finora di essere l’unico padrone del Foggia. In virtù di cosa resta tutto da stabilire.
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