Dici Gelbison e gli occhi di Fabio Gallo si illuminano. Di una luce intensa, perché lo riportano indietro di un girone e a quel mese di ottobre che coincise con il suo avvento sulla panchina del Foggia.
Il tecnico di Bollate era stato catapultato in Capitanata da poche ore, giusto il tempo di assistere in tribuna alla qualificazione in Coppa ai rigori contro l’AZ Picerno al fianco del ds Matteo Lauriola, suo mentore, quindi un paio di allenamenti e la prima trasferta a Pagani, che sarebbe coincisa con il terzo ko consecutivo del Foggia in campionato.
Peggio la sua avventura in rossonero non poteva cominciare: finirà 2-0 e il Foggia sprofonderà al penultimo posto: quell’8 ottobre la squadra reggerà solo un tempo, prima di crollare sotto i colpi di una Gelbison tutt’altro che irresistibile, che però approfitterà delle amnesie di una squadra che pure nei primi 45’ avrebbe sciupato tre colossali palle gol per passare, prima di inabissarsi nella ripresa.
Faella e Gilli condanneranno i rossoneri a un nuovo tonfo, il cambio alla guida tecnica sembrava non sortire effetti, niente scossa e la preoccupazione di vivere un vero e proprio incubo cresceva a dismisura. Sembra l’inizio della fine e invece sarà proprio quella la gara che segnerà il principio della risalita.
Perché da quel momento la squadra avrà un moto di orgoglio, il gruppo si ricompatterà attorno al suo nuovo allenatore, ed avvierà la lenta ma progressiva risalita. Che esattamente un girone dopo l’ha portata ad issarsi al quarto posto.
Quel pomeriggio Gallo, che solo 48 ore prima aveva preso in mano le redini della squadra, optava per un inedito 4-3-2-1 che sarebbe durato il breve volgere di un mattino, il sistema di gioco ad albero di natale, infatti, presto verrà rinnegato dal tecnico milanese, che capirà da subito che la prima cosa da dover mettere a posto era la fase difensiva, imbarazzante fino a quel momento.
A scorrere di nuovo i nomi dell’undici schierato quel giorno al Torre, viene da chiedersi come sia stato possibile partorire un progetto tecnico così inadeguato: davanti a Nobile, giocheranno Garattoni, Sciacca, Papazov e Nicolao; Odjer, Petermann e Di Noia formeranno la cerniera di centrocampo; Schenetti e D’Ursi fungeranno da trequartisti alle spalle di Ogunseye.
Uno schieramento approssimativo e con più di una incongruenza, non ci avrebbe messo molto Gallo a ritornare sui suoi passi e ad optare solo sette giorni più tardi per il 3-5-2. Il modulo della svolta. Perché Vuthaj contro quella che in quel frangente era capolista a braccetto con il Catanzaro grifferà la vittoria della svolta.
Da quel momento sarà tutta un’altra storia, il Foggia si metterà a correre a perdifiato per recuperare il terreno perduto. E di strada ne farà davvero tanta, se è vero, come è vero, che i rossoneri hanno recuperato qualcosa come quindici posizioni.
Impossibile sostenere il ritmo del Catanzaro, che corre verso il traguardo della promozione alla media di 2,68 punti a partita, che è superiore persino a quella che tenne la Ternana due stagioni fa (2,50). E che finisce con l’oscurare la performance del Crotone, che viaggia alla media di 2,36 (più alta di quella con cui il Bari vinse l’anno scorso, 2,08). Il Pescara, che è ancora sul podio del campionato, nonostante nelle ultime 10 partite abbia racimolato solo 8 punti, viaggia ad una media di 1,72. L’anno scorso il Palermo finì la regular season al terzo posto con una media di 1,83.
Il che sta a significare, evidentemente, che per salire sul podio nella scorsa stagione bisognava avere un rendimento decisamente migliore. Dopo la 15^ giornata il Pescara aveva un vantaggio di 15 punti sulla quarta, che in quel momento era l’Audace Cerignola, ora ne ha solo 5 sul Foggia, che nel frattempo si è inerpicato fin nei quartieri nobili della classifica.
Il vantaggio è, dunque, diminuito di 2/3 in 10 giornate. E dietro si sono messe a correre? La quarta (il Cerignola) dopo la 15^ viaggiava ad una media di 1,53 punti a gara. Oggi – dopo la 25^ giornata – il Foggia che ha scalzato l’Audace, non è che stia facendo granché meglio, considerato che la sua media si attesta a 1,52. E’ di tutta evidenza, quindi, che è il Pescara ad aver rallentato, e non certo le inseguitrici ad aver accelerato.
La media attuale del Foggia (1,52) è più o meno la stessa di quella dell’anno scorso (1,50), che consentì ai rossoneri di concludere la regular season al 7° posto. Previsioni della vigilia tutto sommato rispettate: le squadre maggiormente accreditate prima del via sono tutte lassù in alto in classifica: Catanzaro, Crotone, Pescara, Foggia, Juve Stabia. L’unica in ritardo è l’Avellino, che al momento è solo decimo.
E’ anche vero, però, che non era pronosticabile che il Catanzaro, dopo 25 giornate, potesse avere quasi 30 punti in più del Foggia. Un’enormità, che però evidentemente rende merito alla stagione stratosferica della formazione di Vivarini.
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