Stranezze del calcio. Difficili da spiegare e analizzare. Il Foggia che vola in classifica e che sogna a occhi aperti di staccare il pass per i playoff nazionali dopo aver concluso una straordinaria rimonta a spese del Pescara, scopre che se è stato possibile inerpicarsi fin lassù in classifica lo si deve anche (e soprattutto) a una prolificità offensiva che originariamente questo bistrattato gruppo non sembrava avere nelle sue corde.
Solo 4 centri nelle prime 8 giornate (a una media di un gol ogni 180’), coincise anche con il periodo più nero e inconcludente della stagione, 41 nelle successive 22 gare (1,86 gol di media) che hanno rivoltato come un guanto l’annata dei rossoneri. Che da incubo è diventata da sogno. O giù di lì.
Il cambio in corsa in panchina è stato l’elemento che ha determinato l’inversione di tendenza, l’avvento di Fabio Gallo ha infatti consentito alla squadra di ritrovarsi sul piano fisico e mentale e di avviare la lenta ma graduale rimonta.
Anche perché i valori all’interno del gruppo c’erano, ed andavano solo esaltati. E’ stato un crescendo rossiniano, che ha consentito al Foggia nel momento in cui ha raggiunto un equilibrio sul piano tattico con il ricorso al 3-5-2 in luogo dell’iniziale 4-2-3-1 (improbabile da coniugare con le caratteristiche dei singoli a disposizione) e non disponendo in organico di un attaccante dominatore dell’area (avrebbe dovuto esserlo in partenza l’albanese Vuthaj, ma l’esperimento è miseramente fallito) di fare leva sulla sua cooperativa del gol. Che ha portato ad oggi ben 17 elementi della rosa a scrivere il proprio nome nel tabellino dei marcatori.
Il Foggia, che ad oggi può vantare 11 clean-sheet, solo in sei occasioni è rimasto all’asciutto in campionato senza trovare la via della rete (nell’ordine con AZ Picerno, Pescara, Taranto, Gelbison, Catanzaro e Virtus Francavilla).
Mentre almeno un gol lo ha puntualmente realizzato contro tutte le altre avversarie del girone: 5 ne ha rifilati al Latina (record stagionale), 4 al Pescara, 3 alla Fidelis Andria, al Potenza e alla Juve Stabia, e 2 alla Viterbese, al Monopoli, all’Audace Cerignola, al Giugliano, alla Turris, all’AZ Picerno e al Taranto.
Smentendo così chi ha, forse tropo frettolosamente sostenuto, che questa squadra avesse le polveri bagnate e non disponesse di un potenziale offensivo all’altezza del ruolo che era chiamato a svolgere.
Sta di fatto che ad oggi il Foggia vanta il secondo miglior attacco del girone con 45 reti all’attivo, seppure in coabitazione con il Crotone che può far leva su bocche di fuoco che rispondono al nome di Chiricò e Gomez (12 centri a testa) alle spalle solo del Catanzaro-monstre che ha fatto il vuoto e che con i suoi 82 gol (37 in più dei rossoneri) viaggia a una media fantasmagorica di 2,73 gol a partita. Iemmello (22) Biasci (16) e Vandeputte (10) in tre hanno segnato già più del Foggia. E tanto basta e avanza per capire che il raffronto con i giallorossi calabresi è improponibile.
In casa rossonera, viceversa, si fa leva sulla cooperazione che sta funzionando a meraviglia, segnano tutti (o quasi) gli uomini ora a disposizione di Mario Somma, a non aver provato ancora l’ebbrezza del gol in una rosa composta da 23 elementi sono solo in 6: Kontek, Markic, Leo, Vacca, Odjer e Bjarkason. In realtà ne sarebbero solo 4, atteso che Vacca e Markic finora non sono ancora scesi in campo.
Tutti gli altri hanno fatto centro almeno una volta: a guidare la speciale classifica è la coppia inedita Ogunseye-Garattoni con 7 centri a testa. Se per il primo si tratta di una piacevole sorpresa (oggettivamente in pochi lo accreditavano alla vigilia nelle vesti di goleador ed è ad una sola lunghezza dal suo limite personale stabilito con la maglia dell’Olbia), per il secondo è una primizia assoluta, nessuno come lui da laterale di fascia segna così tanto, è il difensore più prolifico di tutta la C, nella stagione in corso spesso e volentieri sa trovarsi al punto giusto nel momento giusto per togliere le castagne dal fuoco al Foggia.
Alle spalle del duo-meravigliao ecco Davide Petermann, che è a quota 5 (con due rigori all’attivo): il 29enne play romano ha già fatto meglio della scorsa stagione (quando si fermò a 4 reti) ed ha stabilito il suo record personale, davanti dunque ha ancora altre 8 gare per migliorarsi ulteriormente.
A tre gol ecco il terzetto Costa-Di Noia-Vuthaj, con quest’ultimo che da gennaio ha fatto le valigie per tornare al Novara dal suo mentore Marchionni, il primo che oltre a spingere sulla fascia sa trovare anche i tempi per arrivare alla conclusione, ed il secondo che inaspettatamente oltre a giocare con regolarità all’occorrenza sa essere anche decisivo sottomisura.
Sono in 5 ad aver realizzato, invece 2 reti: si tratta di capitan Di Pasquale, di Frigerio, di Nicolao (passato nel frattempo al Gubbio), di Peralta (con un rigore) e di Schenetti. E sono proprio questi ultimi due, a cose fatte, ad essere mancati ad oggi in fase realizzativa, magro il loro bottino per il potenziale tecnico di cui dispongono.
Chiudono il conto con un centro a testa Beretta, D’Ursi (ora al Crotone), Iacoponi, Rizzo, Rutjens e Tonin (ceduto al Monterosi).
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