Avellino non fa più rima con... fatale. Già, fino alla scorsa stagione quando al Foggia toccava di incrociare sulla sua strada i lupi irpini, puntuale alla mente tornava la domenica bestiale del 17 giugno ‘07, in cui Rivaldo spense in dirittura di arrivo le speranze di promozione di Salgado & co. Che incredibilmente ad una manciata di secondi dal trionfo e dal ritorno in B si ritrovarono invece all’inferno. Chi altri, se non Zdenek Zeman, poteva cancellare l’onta e vendicare quella dolorosa macchia di storia rossonera? Non ci fosse stato lui la trasferta che bussa alle porte sarebbe vista ancora come un autentico spauracchio da tutto l’ambiente.
E probabilmente anche dalla squadra ora affidata alle cure di Mario Somma, che domenica deve difendere a denti stretti il terzo posto appena conquistato e che, ironia della sorte, adesso divide proprio con il tecnico boemo, passato nel frattempo a guidare il Pescara.
Solo la stagione scorsa nel secondo turno playoff Zeman, contro ogni previsione, si rendeva protagonista di una impresa che seppe riaccendere l’orgoglio rossonero, mettendo in un cantuccio (sempre solo per un attimo) i dissapori fra l’allenatore e la proprietà, ormai in rotta di collisione. Era il 4 maggio, e il Foggia si regalava una notte magica che valeva l’accesso alla fase nazionale degli spareggi-promozione: nel catino ribollente di un Partenio-Lombardi gremito all’inverosimile, si compiva la grande rimonta, avanti di un gol l’Avellino nella ripresa sarebbe caduto sotto i colpi di Merola e Nicolao ed avrebbe così abbandonato anzitempo i playoff.
Quindici anni dopo quel nefasto 17 giugno si consumava la vendetta, anche se una cosa è vedere sfumare la B sui titoli di coda, altra aggiudicarsi una sfida sentitissima, ma che comunque rappresentava solo uno step intermedio.
Aver sfatato una specie di tabù, mette in ogni caso ora il Foggia nella condizione di guardare alla trasferta in Irpinia con meno ansia di quanto non lo sia stato recentemente, a ritrovarsi nuovamente sotto pressione (proprio come avvenne circa un anno fa lo furono i biancoverdi di Gautieri) sarà la formazione di Rastelli. Che è a digiuno ormai da 4 turni, e che di questo passo rischia addirittura di ritrovarsi estromessa dagli spareggi. Sarebbe un fallimento su tutta la linea, soprattutto per gli investimenti fatti sul mercato di riparazione che dovevano dare la stura definitiva alle ambizioni dei campani.
E invece il campionato sta dicendo altro, l’Avellino è scivolato addirittura al tredicesimo posto, in una posizione anonima che ha fatto piombare nel pessimismo più acuto la tifoseria irpina. Motivo per il quale è pressocchè scontato attendersi domenica prossima una prova di orgoglio da parte degli irpini, che contro la terza forza del girone vorranno dimostrare di essere in evidente ripresa, e di poter rientrare dunque a pieno titolo nella corsa playoff.
Il Foggia, dalla sua ha la recente tradizione. Che è positiva e che gli lascia dormire sogni moderatamente tranquilli.
Prima del clamoroso dispetto del maggio scorso, infatti, già nella stagione regolare i rossoneri al Partenio si erano resi protagonisti di un’altra rimonta materializzatasi al tramonto del match: era il 19 dicembre, e a pochi istanti dall’epilogo erano avanti 2-1 gli uomini di Piero Braglia, poi però Ferrante all’ultimo assalto avrebbe strozzato l’urlo in gola ai tifosi di casa e regalato ai suoi un punto insperato. Prima del promettente risveglio dello scorso anno, ad Avellino era stata quasi sempre notte fonda per il Foggia.
Umiliato prima 4-0 il 17 febbraio ‘21 sotto la gestione Marchionni, e precedentemente in B sepolto sotto una messe di gol (5-1) il 9 settembre del ‘17 con Stroppa allenatore. Ancora con quattro gol sul groppone i satanelli anche 5 anni prima, il 18 marzo del ‘12, in C quando sulla panchina degli irpini c’era l’ex rossonero Giovanni Bucaro.
Dopo l’eclissi del ‘07 nella finalissima playoff ed il 2-0 del 18 febbraio dello stesso anno durante la regular season, e il 4-2 del 20 febbraio ‘05 sotto la gestione Morgia, bisogna addirittura risalire al 26 febbraio del ‘99 per rivedere il Foggia andare a punti ad Avellino: sotto la luce dei riflettori finì 1-1, era il giorno in cui sulla panchina dei rossoneri esordiva Fabio Brini dopo l’esonero di Mancano, sarebbe stato Oshadogan su rigore ad evitare l’ennesimo sconfitta in terra irpina. Ma l’epilogo di quella stagione sarebbe stato amarissimo con una dolorosa retrocessione in C2 maturata nel doppio playout con l’Ancona.
Dopodomani il Foggia si ripresenta al Partenio, e stavolta a rischiare di più saranno i padroni di casa, che non possono permettersi ulteriori passi falsi se non vogliono compromettere anzitempo la loro controversa stagione. E non certamente chi potrà permettersi finalmente il lusso di guardare l’avversario dall’alto verso il basso.
No, Avellino non è più fatale.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).