Il calcio a Foggia è in picchiata. Una discesa verticale senza precedenti. Gli ultimi 30 anni sono stati un autentico supplizio, se dal '94 (coinciso con il ritorno in B e con la conclusione del ciclo aureo di Zemanlandia) ad oggi i rossoneri hanno gravitato stabilmente in C e conosciuto anche tre dolorosi fallimenti (con automatica ripartenza dalla serie D) qualcosa vorrà pur dire. Dopo la gestione illuminata dei fratelli Casillo, Foggia è diventata terra di conquista di avventurieri e faccendieri che hanno calpestato a più riprese la recente storia rossonera.
Ed anche quando l'imprenditoria locale ha avuto uno scatto di orgoglio ed ha provato a restituire al territorio quanto ha sottratto nel tempo, i risultati sotto il profilo squisitamente sportivo sono stati scadenti. Perché, o è mancata una sana ed oculata programmazione, oppure strada facendo sono venute meno le risorse economiche.
E così Foggia che storicamente da sempre ha detenuto lo scettro provinciale calcistico, recentemente ha dovuto prima respingere l'assalto di Manfredonia, che ai principi del terzo millennio ha provato per qualche stagione a metterne in discussione la leadership. Prima di abdicare in tutta fretta. Ora invece all'orizzonte minacciosa avanza Cerignola, la cui escalation nell'ultimo decennio è stata impressionante. Al punto da "rischiare" di diventare punto di riferimento del calcio di Capitanata.
Solo nel ‘14 l'Audace era sprofondata fra i Dilettanti, era in Prima Categoria, e all'epoca fra il Foggia ed il Cerignola c'erano addirittura qualcosa come sette categorie di differenza. Il derby di domenica scorsa del Monterisi che ha visto gli ofantini impartire ai rossoneri una severa lezione, non solo ha detto che il gap è stato abbondantemente colmato (fra andata e ritorno la formazione di Michele Pazienza non a caso ha sottratto 6 punti ai cugini), ma che adesso a Cerignola sono sulla corsia di sorpasso.
A poco più di 30 km dal capoluogo c’è chi in silenzio e con competenza mira in alto
Foggia che rischia seriamente di non essere più capofila di un movimento pallonaro che storicamente l'ha sempre vista avanti anni luce rispetto alle sue antagoniste (o presunte tali) che nel tempo hanno rosicchiato terreno imponendosi come valide alternative, sarebbe uno schiaffo in più da subire. In un frangente che vede anche il calcio da queste parti essere attraversato da una crisi irreversibile. In cui la proprietà di turno (e di passaggio) ci sta mettendo molto di suo per ingarbugliare ancora di più la matassa. Può succedere così che a poco più di 30 chilometri dal capoluogo, Cerignola adesso sia vista come l'isola felice in cui è possibile coltivare il sogno di raggiungere mete impensabili. Realtà tipo Chievo Verona, che sono state capaci di sovvertire ogni regola puntando forte su idee e programmi lungimiranti.
Quelli dell'Audace intimamente ci credono, anche se sanno che ci vuole poco a distruggere il giocattolo costruito con certosina applicazione in tutti questi anni in un contesto in cui sono tante le emergenze quotidiane da fronteggiare. Ma finché la famiglia Grieco regge, nessun traguardo può essere precluso...
Interessante semmai sarebbe capire come è stato possibile mettere su dal nulla il miracolo Audace. Semplice, grazie alla forza delle idee, con alle spalle una proprietà forte e puntando sugli uomini giusti al posto giusto. Catapultati a Cerignola nel momento giusto.
Tornare in C a distanza di 85 anni e doversi misurare con il calcio professionistico dopo aver bazzicato per così tanto tempo fra i dilettanti, ha comportato delle inevitabili scelte. Necessarie per compiere il salto di qualità ed alle quali la famiglia Grieco, che governa ormai il calcio ofantino da un decennio abbondante (tranne una recente brevissima parentesi) non si è sottratta.
Il fatto curioso, e che deve fare riflettere, è che nella vicina Cerignola si sono ispirati proprio al modello-Foggia degli anni intraprendere la rotta del successo. Sottraendo anche al capoluogo alcune professionalità illuminate che al malandato club rossonero di oggi farebbero tremendamente comodo. A cominciare dal tecnico Pazienza, che è sanseverese e che calcisticamente ha mosso i primi passi allo Zaccheria prima di spiccare il volo in A verso Udinese, Napoli, Juve e Fiorentina. Pazienza in tre stagioni ha rivoltato l'Audace come un guanto, introducendo metodi e sistemi vincenti acquisiti nella lunga esperienza maturata a livello professionistico.
Su di lui ha puntato ad occhi chiusi il ds Elio Di Toro, con il quale condivise l'esperienza di Foggia ai principi degli anni duemila, e al quale i fratelli Sannella nella loro sfortunata parentesi in rossonero, affidarono la gestione del vivaio prima dell'inevitabile eclissi. La coppia d’oro Pazienza-Di Toro sta facendo ora le fortune del Cerignola, a Foggia li avevano in casa eppure se li sono fatti sfilare sotto il naso...
Il patron Nicola Grieco, da imprenditore che guarda lontano qual è, non si è fermato al campo, nel senso che non si è preoccupato solo di rinforzare gli argini a livello tecnico dando carta bianca ai suoi due più stretti collaboratori. Ma ha compreso fin dall'inizio che l'Audace in C avrebbe dovuto strutturarsi anche dietro le quinte. Con una governance di spessore.
Poche figure, ma tutte qualificate. Servivano uomini di calcio affidabili dietro la scrivania, e così la scelta è ricaduta su Gianni Francavilla, dirigente coi fiocchi che è andato a colmare la casella vacante. E che ha permesso di non accusare il gap nel passaggio dal dilettantismo al professionismo. Francavilla al Foggia sarebbe venuto di corsa, già in passato a più riprese ha rivestito incarichi prestigiosi nel club. Ma per riportarlo a casa bisognava aprire i cordoni della borsa. E allora, meglio desistere... Già, Le competenze. Quelle che oggi difettano al Foggia. E che stanno determinando il caos nella gestione Canonico. Il confronto di domenica scorsa per il Foggia è stato ingeneroso anche sul piano squisitamente tecnico-tattico: ad occhio nudo sivedeva lontano un miglio che lì c'è una idea di gioco che ha una sua ragione di essere, quì invece c’è molta approssimazione.
E poi ancora: nell'Audace gli investimenti sono stati mirati, il collettivo esalta le qualità dei singoli: profili come Ruggiero, Achik, Malcore e Capomaggio, tanto per fare dei nomi fanno la differenza. Si tratta di talenti veri, che possono in qualunque momento consentire al club gialloblù di realizzare plusvalenze non di poco conto.
Nel Foggia, invece, si continua a brancolare nel buio, poche le invenzioni di stagione (forse i soli Frigerio e Leo) e poi tanti profili già affermati, che in C dovrebbero fare la differenza. Dovrebbero. In teoria. È dunque la progettualità a lasciare molto a desiderare dalle parti di viale Ofanto, e con questi chiari di luna chissà mai quando si arriverà ad una svolta da queste parti che riporti tutti i tasselli al loro posto. Riordinando anche le gerarchie.
Comunque vada, a fare la differenza in favore del Foggia ci sarà sempre, unica consolazione, il bacino di utenza di cui può disporre: in tempi di vacche grasse come quelli attuali, al Monterisi si potranno vedere al massimo 5mila tifosi sugli spalti. Non oltre.
Allo Zaccheria, viceversa, basta poco per fare scattare la scintilla e riportare allo stadio il pubblico delle grandi occasioni.
Chissà se a Nicola Grieco staranno fischiando le orecchie...
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