Di nuovo in sella al Foggia. Per riannodare una storia bruscamente interrotta quel 3 marzo del ‘96, nel tumulto dello Zaccheria che segnava l’epilogo amaro della sua breve parentesi in rossonero proprio contro la sua ex Salernitana.
Delio Rossi 27 anni dopo si riaccomoda su quella panchina che più di tutte ha inseguito e che ha sempre sperato prima o poi tornasse sua. Il debutto-bis è di quelli che mettono i brividi, si va nella tana di un Messina che è in piena corsa per evitare i playout, il Foggia viceversa deve dare segnali di ripresa e rialzarsi dalla doppia rovinosa caduta con Audace Cerignola e Monterosi che l’hanno fatta precipitare al sesto posto.
La cura-Rossi è appena agli esordi, due giorni di full-immersion non possono permettere al tecnico riminese di risolvere tutti i problemi con un tocco di bacchetta, ma almeno nello spogliatoio adesso si respira un’aria diversa, e c’è la consapevolezza di potersi rimettere in carreggiata dopo l’inutile e controproducente parentesi Somma.
Al San Filippo-Scoglio i rossoneri si presentano in emergenza, in un sol colpo danno forfait Di Pasquale, Di Noia e Peterman. Rossi recupera Costa e si affida al 3-5-2 per arginare l’emorragia. Si rivede Schenetti dal 1’ ed è questa la novità di rilievo nell’undici di partenza, mentre sono Kontek e Odjer i prescelti a sostituire gli assenti con Iacoponi che in avanti è preferito a Peralta per supportare Ogunseye.
Fase di studio iniziale in cui il Foggia prova a prendere le misure al Messina, la partita la fanno i peloritani che si trovano a loro agio su un terreno di gioco in pessime condizioni, i ritmi sono sostenuti, le due squadre fanno densità e di conseguenza le occasioni latitano.
Così devono trascorrere 21’ per assistere alla prima emozione, a regalarla è il Foggia che va vicino al gol con la doppia chance di Schenetti ed Ogunseye che si fanno ipnotizzare dall'ex Fumagalli protagonista di due interventi salva-risultato, quindi sul capovolgimento di fronte (22’) è il Messina a divorarsi il vantaggio con Fofana che a centro area spedisce clamorosamente sul fondo quello che è un rigore in movimento.
La gara improvvisamente si sveglia dal torpore iniziale, niente di trascendentale, ma se non altro le due formazioni danno l'impressione di volersi superare. Al minuto 26 poi si spezza l’inerzia del match, a passare sono gli ospiti che trovano il vantaggio con una repentina ripartenza di Iacoponi che serve un corridoio al bacio per Frigerio che dal vertice sinistro infila Fumagalli in uscita.
Il vantaggio scuote il Messina che si riversa nella metà campo avversaria concedendo però praterie al Foggia, che quando riparte è sempre minaccioso. I giallorossi si fanno vivi dalle parti di Thiam al 34' con Grillo e al 36' con Ragusa senza tuttavia graffiare. Ma è il Foggia a fare il bello e il cattivo tempo con uno scatenato Iacoponi che e una spina nel fianco della difesa siciliana, l’attaccante svaria su tutto il fronte offensivo e non dà riferimenti ai difensori di casa che spesso e volentieri lo perdono di vista. Si va al riposo con gli ospiti in vantaggio, si riparte e Raciti opta per un doppio cambio: escono Celesia e Fofana per Fiorani e Versienti, rinforza gli argini la formazione di casa, che nei secondi 45’ vuole rimettere in piedi l’esito della sfida.
Ma in sostanza succede davvero poco, il Foggia controlla la gara senza mai dare l’impressione di andare in affanno, il Messina ci prova al 66’ con Grillo su punizione (Thiam si rifugia in angolo), poi al 72’ con Curiale (subentrato a un opaco Balde) che viene rimpallato sottomisura. La squadra di Delio Rossi presidia bene gli spazi e non disdegna le sortite offensive con Iacoponi che crea sempre la superiorità numerica ed anche con Beretta (subentrato ad Ogunseye) che potrebbe chiudere i giochi in solitudine al 75’, poi al 91’ Peralta in diagonale esalta ancora Fumagalli, l’ultimo ad arrendersi in casa siciliana.
Vince il Foggia e con merito: l’avvicendamento tecnico in panchina sortisce gli effetti sperati, il ritorno di Rossi è coi fiocchi e forse per il terzo posto non è ancora detta l’ultima parola. Chissà...
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