Il silenzio è d’oro. Magari anche scaramantico. Il Foggia che si tappa la bocca nell’immediato post derby e che decide di chiudere sine die il rubinetto delle parole nasce per caso. Dettato dall’emotività del momento e dal desiderio del gruppo di isolarsi da tutti il contesto nel momento decisivo della stagione.
L’input, sia chiaro, non è partito dal club, fosse dipeso da patron Nicola Canonico mai forse come in questo momento avrebbe gradito che dallo spogliatoio si levassero cori di approvazione per un cammino che ora comincia davvero a farsi interessante.
Sta di fatto, però, che al triplice fischio di chiusura che ha sancito il passaggio del Foggia ai quarti di finale dei playoff, dopo aver urlato tutta la sua gioia davanti alle telecamere di RaiSport, la squadra ha optato per il silenzio-stampa. Non parlerà nessuno fino a nuovo ordine, compreso il tecnico Delio Rossi che per la verità anche alla vigilia della sfida decisiva con l’Audace aveva preferito cucirsi la bocca, approfittando del fatto che il Foggia da qualche giorno era in ritiro a Bisceglie.
Sarà anche così in questa lunga vigilia, nessuno è autorizzato a rilasciare dichiarazioni, al limite diritto di parola solo per qualche dirigente al seguito, come è già successo lunedì scorso al dg Milillo che fra il primo e il secondo tempo avventatamente si è lasciato andare al de profundis che per fortuna poi non ha trovato conferma sul campo nei secondi 45’.
A propendere per il silenzio stampa a oltranza sarebbero stati soprattutto i senatori, ancora traumatizzati per quanto accaduto al rientro della squadra da Cerignola: la violenta contestazione e l’aggressione verbale di cui i rossoneri erano stati fatti oggetto nei paraggi dello Zaccheria ha turbato profondamente il gruppo (che temeva la rappresaglia al rientro e che aveva chiesto preventivamente di evitare il rientro in sede, senza tuttavia essere accontentato), che già in campo in occasione dei gol che hanno fissato il risultato sul 3-0 e certificato la qualificazione avevano avuto gesti di disapprovazione nei riguardi della tifoseria.
E che a cose fatte hanno inteso rifugiarsi in un silenzio stampa che stona in un contesto di comprensibile euforia. Ma che va ampiamente giustificato e condiviso alla luce di quanto Di Pasquale e compagni hanno dovuto sorbirsi immeritatamente. Proprio così, perché quanto accaduto a margine del match di andata degli ottavi è deplorevole e richiama le responsabilità di un club che non perde occasione per evidenziare quelli che sono tutti i suoi limiti. Di competenze e organizzativi.
La squadra dopo il cappotto di Cerignola non meritava quel trattamento, più che scaricare la propria rabbia e delusione per quel 4-1 che pareva pregiudicare definitivamente il passaggio del turno, gli scalmanati che si sono assembrati allo stadio invece di prendersela con il tecnico e i giocatori avrebbero fatto meglio a rivolgersi altrove. Bussando a un’altra porta per chiedere delucidazioni di una stagione vissuta sempre troppo pericolosamente e sul filo del rasoio.
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