Dici Crotone – Foggia e ti viene in mente… Giovanni Stroppa. Si comprende facilmente. Ha allenato, infatti, entrambe le squadre: prima quella rossonera (di cui è stato anche calciatore, in due… tranches) e subito dopo quella rossoblù. No, non molto tempo fa (anche se sembrano passati chissà quanti anni…): il Foggia dal 2016 al 2018 (raccolse – come si ricorderà – il testimone lasciatogli da De Zerbi), il Crotone dal 2018 al 2021 (successore di Zenga).
“Indubbiamente è una sfida particolare per me”, ci dice al telefono. “Sono due club ai quali sono rimasto molto legato. Che hanno segnato la mia carriera di tecnico”.
Stroppa ha lasciato in Puglia come in Calabria tracce indelebili. Lui che è nato al nord, a Mulazzano (paesino vicino Lodi, in Lombardia), 55 anni fa. “Beh, ho vinto sia a Foggia che a Crotone. E’ normale che sia così. Ho un ottimo ricordo delle due città, delle due tifoserie. Il Sud, poi, ti rimane dentro. Ho tanti amici sia a Foggia che a Crotone con i quali ci sentiamo spesso. Ci si lega facilmente alle persone, in meridione”.
Va detto che è assai stimato anche a Monza, nonostante l’esonero dello scorso settembre (dopo solo 6 gare di campionato). E non potrebbe essere altrimenti. Giovanni iniziò proprio lì, vicino casa sua (a poco più di 50 chilometri di distanza da dove è nato) la carriera di calciatore professionista, sul finire degli anni ’80. Era un centrocampista di qualità. Di molta qualità, così tanta che sarebbe stato presto convocato in Nazionale (esordì in maglia azzurra quando giocava proprio nel Foggia, arrivato dalla Lazio, ai tempi di Zemanlandia).
Aveva fatto ritorno in Brianza, due anni fa. Era stato Silvio Berlusconi – che già aveva apprezzato le sue doti di uomo, oltre che di calciatore, al Milan (quando c’era Sacchi) – a volerlo come successore di Brocchi sulla panchina biancorossa. Giuanin (come lo chiamano confidenzialmente gli amici) ha scritto pagine tra le più belle della storia del club brianzolo. Di fatto, ha portato l’A.C. Monza in A ovvero lì dove non era mai stato in precedenza. Ora lo guida Palladino che ne ha preso il posto. E che sta facendo bene.
Stroppa, tuttavia, preferisce glissare sull’argomento-Monza. Torniamo al… derby del Sud, allora. Azzardiamo: Stroppa, per chi sta tifando in questo quarto di finale di play off di serie C? Non ha esitazioni. “Per il Foggia. Di cui sono stato anche calciatore (39 presenze e 9 gol, ndr), oltre che allenatore. Vede, io ho nel cuore solo due club: il Milan ed il Foggia. Insomma, sono solo… rossonero”.
Chi potrà mai dimenticarla – almeno da queste parti – la stagione ‘16/17 dei satanelli (la prima con Stroppa in panchina)? Fu a dir poco esaltante. Il Foggia vinse il campionato di Terza Serie (girone C) con 11 punti di vantaggio sul Lecce. Certo, non mancarono momenti di difficoltà. A Melfi vi fu una sorta di… sliding doors. Poi Mazzeo e compagni furono capaci di collezionare ben 10 vittorie consecutive, roba da record. Così, alla fine, riportarono il club (allora dei Sannella) in B a distanza di 19 anni. Il 23 aprile 2017 fu il giorno dell’apoteosi. Pareggiando a Fondi (2-2), la squadra rossonera ottenne con 3 giornate d’anticipo la matematica certezza della promozione. E poco dopo il triplice fischio, in quindicimila si ritrovarono a Piazza Cavour per i festeggiamenti.
Per guidare quel gruppo (capitanato da Agnelli) il ds Beppe Di Bari scelse Giovanni Stroppa, suo ex compagno di squadra al Foggia (sia nel ‘93/94 che nel ‘04/05). Arrivò a Ferragosto, a stagione iniziata. Dopo la “rottura” del club con De Zerbi (che aveva sfiorato la promozione attraverso i play off due mesi prima). Veniva dall’esperienza con il Sud Tirol, Giuanin. Non esaltante, per la verità (al pari delle precedenti con Pescara e Spezia). A Foggia Stroppa vinse il suo primo (e, finora, unico) campionato. Ma anche la Supercoppa di Lega Pro. E la Panchina d’Oro di Lega Pro.
“Ho ricordi spettacolari, straordinari di quel periodo”, ammette. Quando andò via – a giugno 2018 (dopo aver mancato di 2 punti l’accesso ai play off di serie B) – qualcuno intuì (e lui, forse, lo lasciò intendere) che le cose si sarebbero messe male per il Foggia. E così fu, purtroppo. Salutò tutti ed accettò la proposta della famiglia Vrenna e, dunque, di guidare il Crotone che era appena retrocesso dalla A. “E che voleva subito risalire”, sottolinea.
Inizialmente non ebbe fortuna, Stroppa. Fu addirittura esonerato, dopo pochi mesi. Al suo posto arrivò Oddo. Ma le cose, per gli Squali, non migliorarono più di tanto. Così venne richiamato. La squadra rossoblù non andò, tuttavia, più su di un deludente 12° posto.Tutt’altra cosa avvenne nella stagione successiva, indimenticabile in Calabria. “E per me”, dice sorridendo.
Trascinato da Simy (autore di 20 reti), il Crotone concluse al 2° posto, alle spalle del Benevento di Pippo Inzaghi, centrando l’obiettivo del ritorno in A. Non andò bene, però, l’avventura in massima serie con i rossoblù. Dopo 24 partite il Crotone si ritrovò con soli 12 punti, all’ultimo posto. L’esonero dell’allenatore apparve a tutti inevitabile. Ma Cosmi (che fu chiamato in sua sostituzione) non riuscì ad impedire la retrocessione della squadra calabrese.
Così come a Foggia, anche a Crotone non hanno dimenticato Stroppa. Né potrebbe essere diversamente. Prima di lui, solo Ivan Juric (nella stagione ‘15/16) era riuscito a portare i pitagorici in A.
Crotone o Foggia. Solo una squadra continuerà il sogno della promozione. Sappiamo come vorrebbe finisse dopodomani sera, Stroppa.
(Massimo G. Marsico - l'Attacco)
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).