Non che se ne avverta un particolare bisogno. In fondo la stagione volge al termine, quel che è fatto è fatto. E ciò che è stato detto, resta. A futura memoria. In casa Foggia però da qualche tempo un pò tutti si sottraggono alle luci dei riflettori. Ci mancava solo il silenzio stampa ad amplificare un distacco che, però, era e rimane più nella forma che nella sostanza.
Anzi, paradossalmente l’idillio con l’ambiente si è rafforzato proprio da quando la squadra ha deciso di trincerarsi dietro un “mutismo” che ha le sue mille ragioni. E che, anche per una buona dose di scaramanzia, si protrae dal post-gara di Cerignola. E da quel tonfo coi cugini gialloblù che scatenò l’insulsa reazione di un isolato gruppo di scalmanati che prese di mira la squadra al rientro dal Monterisi. E così, oltre a non poterli seguire dal vivo nel corso degli allenamenti per una precisa scelta del club, Di Pasquale e soci evitrano di far sentire la propria voce.
Una tendenza che da queste parti sta diventando abitudine, atteso che anche in tempi di normalità a parte le conferenze pre e post-gara della sfilza di tecnici che si sono succeduti in panchina, poi nel corso della settimana le occasioni per ascoltare i protagonisti son diventate sempre più rare. Con un interesse che è scemato via via fino ai minimi storici: comprensibile, viste anche sempre le stesse domande e sempre i soliti 4 gatti presenti nella sala-stampa “Antonio Fesce” dello Zaccheria. Che noia...
Che il silenzio-stampa finisca indirettamente per unire è una novità che a Foggia trova sempre maggiori consensi, un altro di quegli eventi inspiegabili di questa annata dalle mille e una notte che alla fine un pò tutti porteranno nel cuore. E dire che il silenzio stampa dovrebbe essere un'iniziativa per mezzo della quale non vengono diffuse notizie o concesse interviste agli organi di informazione, ricordava Enzo Biagi che al tempo del fascismo “vigeva il silenzio stampa sistematico. Arrivava alla sera nei giornali il foglio con le disposizioni: ignorare, minimizzare, non prendere in considerazione. Lì il silenzio stampa veniva teorizzato e praticato”.
In ambito sportivo, invece, la prima applicazione si è avuta nel calcio, a partire dagli anni '80. Divenne una forma di protesta verso le critiche, ma in realtà rappresentava un espediente per mantenere la concentrazione in vista di eventi importanti.
La più nota circostanza in cui si è registrato un silenzio stampa avvenne nell’82, quando la Nazionale italiana, reduce da una stentata prima fase ai campionato mondiale di calcio, poi vinto dagli azzurri, delegò al capitano Dino Zoff i rapporti con gli organi d'informazione. In generale, però, questa è una scelta che è spesso stigmatizzata e che in taluni casi prevede anche delle sanzioni: a livello continentale, ad esempio, l'UEFA punisce il silenzio stampa con ammende economiche.
Accadesse anche in C la scena sarebbe ben diversa. E invece tutti muti in casa Foggia, parla solo il presidente Canonico, anche se solo attraverso delle note ufficiali.
Dopo aver già fatto sentire la sua voce nel post-gara dello Zaccheria col Crotone, il patron è tornato alla carica nell’immediata vigilia del ritorno tramite la pagina Instagram del club: “Forza ragazzi, stringete i denti. Tenete duro. La fatica e il dolore sono temporanei, la gloria dura per sempre. Date tutto ciò che avete, non risparmiatevi. Foggia desidera mostrare all’Italia e al mondo intero di non essere seconda a nessuno e domani spetta a voi esaudire questo desiderio. Io credo in voi e sono certo che voi crediate in voi stessi e nella possibilità di regalare una grande gioia ai tifosi foggiani. Siate muro invalicabile e forza dirompente. Forza Foggia!”.
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