All’inferno e ritorno. In una annata irrazionale all’ennesima potenza, dove può succedere di ritrovarsi ad un passo dal Paradiso dopo aver attraversato il mare tempestoso di una stagione sotto certi versi irripetibile, ci mancava solo Zdenek Zeman. Già, proprio lui, uno degli allenatori più amati da queste parti, e che mai come negli ultimi mesi ha spaccato in due la tifoseria.
Il boemo dopo il divorzio da Foggia è tornato in sella al Pescara a campionato in corso, ed ora è pronto a sbarrare la strada ai lanciatissimi rossoneri di Delio Rossi in quella che si preannuncia come una doppia sfida da cuore batticuore.
Proprio così, il destino si è divertito beffardamente e quasi in dirittura di arrivo a riservare nelle Final Four al Foggia la formazione dalla quale è divisa da una rivalità storica. E che in panchina è guidata dal tecnico che solo una stagione fa era tornato all’ovile per provare ad aprire un nuovo ciclo. Prima che in tutta fretta la scorsa estate facesse dietrofront per insanabili contrasti con la proprietà.
Incrocio pericoloso quello di domenica e di giovedì prossimo, che rischia di portarsi dietro strascichi polemici per un addio che fece molto discutere e che ha aperto una crepa nei rapporti fra il boemo e l’ambiente rossonero.
Anche (e soprattutto) per questo, Zeman di questa semifinale contro il suo più recente passato avrebbe fatto volentieri a meno, non a caso mercoledì sera a margine del match con la V. Entella a chi gli ha espressamente chiesto cosa pensasse dello scherzo proposto dal calendario, il tecnico biancazzurro con una smorfia ha replicato: “A Foggia ho tanti amici, ma mi sa che ora me li ritroverò tutti contro”. Inevitabile che accada, anche se il passato non si cancella e il tecnico di Praga per il Foggia potrà essere tutt’al più un avversario da sfidare e possibilmente battere. Mai un nemico. Perché in caso contrario significherebbe rinnegare una delle parentesi più significative di storia rossonera.
Per fortuna i 180’ che si caricano fin da ora di mille contenuti e significati sono ancora abbastanza lontani, ci sarà spazio e tempo per prepararli al meglio, in casa Foggia in queste ore più che il pensiero rivolto al Pescara a prevalere è la soddisfazione per la qualificazione strappata a Crotone in rimonta, con una seconda frazione di gioco che ha rimarcato le qualità di un gruppo che non vuole arrendersi mai. E che, più si va avanti, più ci sta prendendo gusto a stupire. Impressionante la vitalità che i rossoneri hanno messo in campo per non interrompere anzitempo il sogno play-off, ancora una volta decisivi i minuti finali che confermano il singolare trend della formazione di Delio Rossi di trovare spesso e volentieri sui titioli di coda il guizzo vincente che ribalta la scena.
Era già accaduto contro il Potenza nel primo turno ad eliminazione diretta col pallonetto liftato di Di Noia al tramonto del match (e con i rossoneri sotto di un gol). La storia si era ripetuta puntualmente ancora allo Zaccheria nel derby con il Cerignola con i due gol-qualificazione arrivati in pieno recupero (93’ e 96’). Anche a Crotone mercoledì sera il timbro del definitivo 2-2 di Beretta è giunto a soli 5’ dall’epilogo, quando ormai i padroni di casa già pregustavano il passaggio del turno. In emergenza e con più di qualche effettivo a scartamento ridotto, il Foggia è riuscito invece a domare il superfavorito Crotone che nei rossoneri ha trovato la sua bestia nera di stagione (in 5 gare 3 sconfitte e due pari) , che l’ha costretta ad abbandonare in anticipo la corsa verso la serie B.
Nella notte magica dello Scida che ha esaltato le qualità temperamentali di una squadra che non muore mai, sono saltate altre due teste di serie oltre a quella dei calabresi: anche Virtus Entella e Pordenone (rispettivamente contro Pescara e Lecco) hanno interrotto anticipatamente il loro cammino. In lizza restano ancora una seconda (Cesena), due terze (Lecco e Pescara) ed una quarta. Che è il Foggia, che contro ogni previsione si è issata fin lassù a margine di un paio di remuntade pazzesche che adesso ne fanno la mina vagante di queste prossime Final Four che bussano alle porte.
Sarà un Foggia-Pescara fantasmagorico, che già accende la fantasia ed il cui esito resta in bilico. Gli abruzzesi si lasciano preferire per l’organizzazione, la brillantezza del loro gioco e per una qualità dei singoli (soprattutto a metà campo e in prima linea) di prim’ordine; il Foggia invece ha dalla sua l’esperienza e una forza interiore d’acciaio che la rende avversario assai scorbutico per chiunque.
Strano il calcio, molto strano: rossoneri e biancazzurri già in campionato hanno fatto faville: 0-4 allo Zaccheria per il Pescara, 0-4 all’Adriatico per il Foggia. Pari e patta su tutti i fronti. Un equilibrio sostanziale che i prossimi 180’ dovranno fatalmente spezzare. All’andata c’erano Boscaglia da una parte e Colombo dall’altra; al ritorno Gallo e sempre Colombo (ancora per poco).
Ora le due panchine di Foggia e Pescara sono di proprietà di Delio Rossi e di Zdenek Zeman. Un lusso per la C. Si sfideranno i due attacchi più prolifici del raggruppamento C (dietro il Catanzaro-monstre). Fioccheranno gol e spettacolo come già successo in campionato: 0-4 all’andata e 0-4 al ritorno. E in semifinale?
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).