Ci sono partite che valgono più dei novanta minuti. Foggia-Potenza di domenica prossima è una di queste. Perché prima ancora di essere una sfida d’alta classifica in Serie C, è un viaggio dentro una memoria che appartiene a entrambe le città. Foggia e Potenza, a braccetto, sono state infatti protagoniste anche in Serie B, seppure più di 60 anni fa: bisogna risalire alla stagione 1963-64, per la precisione, quando il calcio del Sud cominciava a conquistare uno spazio nuovo nel panorama nazionale. Era un calcio ancora lontano dai riflettori di oggi, fatto di presidenti appassionati, trasferte interminabili, campi difficili e uomini capaci di costruire autentici miracoli sportivi.
A Foggia quel miracolo aveva il volto di Domenico Rosa Rosa e la voce ruvida di Oronzo Pugliese, il “mago di Turi”. I rossoneri, dopo essere tornati in B nel ‘62-63, preparavano il salto che avrebbe cambiato per sempre la storia del club. Nel 1963-64 chiudevano infatti al terzo posto e conquistavano per la prima volta la Serie A. Davanti, a trascinare i satanelli, c’era Cosimo Nocera, centravanti dal fiuto del gol e simbolo di quella squadra. In quel campionato ne avrebbe segnati 14, contribuendo in maniera decisiva alla promozione.
Dall’altra parte c’era un Potenza che non aveva ancora la dimensione della favola, ma ne stava già scrivendo i primi capitoli. I rossoblù erano arrivati in Serie B proprio nel ‘63, al termine di una straordinaria cavalcata dalla Serie C, guidati in panchina da Egizio Rubino, premiato con il Seminatore d’oro come miglior allenatore della categoria. E dietro quella squadra c’era un uomo che aveva intuito prima di altri che il pallone poteva diventare anche uno strumento di identità e riscatto: l’avvocato Francesco Petrullo. Presidente dal ‘57 al ‘65, accompagnò il club nella scalata dalle categorie inferiori fino alla Serie B. Nel 1965 sarebbe diventato sindaco di Potenza, alla guida della prima giunta di centro-sinistra della città.Il destino, poi, aveva deciso di rendere ancora più particolare la sfida a distanza fra Foggia e Potenza.
Pugliese e Rubino non erano soltanto due tecnici di talento: erano cognati. Avevano sposato due sorelle, Adelina e Ada. Due panchine distanti poco più di cento chilometri, due uomini legati dalla famiglia e divisi, sul campo, dalla professione. Il primo appuntamento in B allo Zaccheria arrivò il 29 dicembre 1963. Il Potenza passò avanti con un’autorete di Bettoni, ma il Foggia reagì e ribaltò tutto: 3-1, con Lazzotti e, manco a dirlo, la doppietta di Nocera. Una partita che oggi sembra appartenere a un’altra epoca, ma che racconta già molto di quelle due realtà meridionali capaci di affacciarsi, quasi contemporaneamente, ai piani nobili del calcio italiano. Il Foggia, alla fine di quella stagione, avrebbe festeggiato la conquista della A. Il Potenza avrebbe chiuso nono, a metà classifica, ma proprio quel campionato sarebbe stato il trampolino verso l’impresa più grande.
Nell’estate del 1964 arrivò infatti in Basilicata un giovane attaccante dell’Inter: Roberto Boninsegna. Rubino ne intuì le potenzialità e contribuì a trasformarlo in un centravanti capace di segnare con continuità. Fu l’anno del “Potenza Miracolo”. La squadra partì con qualche difficoltà, poi cominciò una rimonta entusiasmante fino a inserirsi nella corsa per la promozione. Chiuse quinta, a soli pochi passi dalla Serie A, e con 55 gol realizzati stabilì il miglior attacco della Serie B.
Boninsegna, Bercellino, Rosito e compagni trasformarono il piccolo club lucano in una delle storie più belle del calcio italiano di quegli anni. Boninsegna, a Potenza, segnò nove reti in quel torneo. Sarebbe poi diventato uno dei grandi centravanti del calcio italiano, protagonista con Inter, Juventus e Nazionale, fino al Mondiale del 1970. Ma il suo passaggio in rossoblù rimase legato per sempre a quella stagione irripetibile, quando una provincia del Sud arrivò a guardare negli occhi le grandi del calcio nazionale.
Erano anni nei quali Foggia e Potenza, ciascuna a modo proprio, dimostravano che anche il Mezzogiorno poteva produrre calcio di vertice. Non soltanto passione, non soltanto appartenenza: organizzazione, competenza, uomini e una capacità quasi visionaria di credere nell’impossibile. Domenica lo Zaccheria torna a mettere di fronte rossoneri e rossoblù. Non c’è più la Serie B di allora, non ci sono più Rosa Rosa, Petrullo, Pugliese, Rubino, Nocera o Boninsegna. Ci sono però due società che, dalla Serie C, provano nuovamente a risalire la china. Ed è forse questo il filo più bello che unisce quella domenica del 1963 a quella di oggi: la storia cambia, le categorie cambiano, gli uomini cambiano. Ma certe sfide restano. E, soprattutto, resta la voglia di riscrivere una storia che per Foggia e Potenza, più di sessant’anni fa, sembrava già impossibile da superare.
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