Foggia Calcio, quel pensiero che da stupendo è diventato cattivo: Giugliano rievoca tristi ricordi

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Un pensiero stupendo tramutatosi poi in...cattivo. Dici Giugliano e il ricordo corre a quell’ultima sfida che avrebbe potuto conservare il sapore dolce di una vittoria sofferta, di una notte da ricordare, di un nuovo inizio. E che invece, almeno quando si parla di trasferte in terra campana, si è trasformato in un a specie di incubo. Uno di quelli che tornano a bussare proprio quando vorresti averli lasciati alle spalle. Per capire perché, bisogna tornare indietro al 18 gennaio scorso, la notte che sanciva ufficialmente il cambio al vertice del club rossonero, con l’avvento della gestione Casillo-De Vitto. 

Allo Zaccheria c’erano l’entusiasmo, le aspettative e la voglia di voltare pagina. Una nuova proprietà, un nuovo corso, la speranza di rimettere in piedi una stagione complicata. Serviva una vittoria, soprattutto serviva un segnale. Il Foggia riuscì a lanciarlo, ma dovette sudarselo fino all’ultimo respiro.

Finì 2-1, con una doppietta di Petermann, due autentiche perle su calcio di punizione, e una sofferenza finale che sembrava non voler finire mai. Il Giugliano riaprì la partita con Egharevba e nel recupero ebbe l’occasione per strappare un pareggio che avrebbe avuto il sapore della beffa. Dal dischetto si presentò Ogunseye, vecchia conoscenza rossonera. Davanti a lui Perucchini, che con una prodezza gli negò il gol e consegnò al Foggia tre punti pesantissimi. 

Una vittoria al cardiopalma, di quelle che fanno esplodere uno stadio e alimentano la convinzione che qualcosa possa davvero cambiare. Nessuno poteva immaginare fino in fondo quanto sarebbe stato amaro il seguito. Perché gli squilli di tromba del nuovo corso avrebbero lasciato presto spazio a una realtà drammatica. Le difficoltà, le delusioni, le sconfitte. Fino a quella maledetta striscia di dieci ko consecutivi che avrebbe marchiato indelebilmente il precipizio rossonero verso la Serie D. 

E così quella vittoria, che per una notte era sembrata l’alba di una rinascita, è rimasta sospesa nella memoria come una delle poche vere gioie di una stagione da incubo. Giugliano ieri: una speranza diventata, col senno di poi, una dolorosa illusione. C’è poi il Giugliano di oggi. Quello delle trasferte, dei precedenti che si accumulano e di una statistica che pesa come un macigno. Perché se è vero che il Foggia ha ritrovato il sorriso contro i campani allo Zaccheria nel gennaio scorso, è altrettanto vero che lontano da casa la storia recente racconta tutt’altro.

Gli ultimi tre viaggi si sono conclusi tutti con una sconfitta: 4-1 il 12 gennaio ‘24, 2-1 il 31 gennaio ‘25 e 1-0 il 6 settembre ‘25. Tre risultati diversi, un identico verdetto. Ogni volta il Foggia è tornato a casa a mani vuote, senza riuscire a invertire una tendenza che, con il passare delle stagioni, ha finito per assumere i contorni di un tabù. Le statistiche non giocano, naturalmente. Non scendono in campo, non contrastano gli avversari, non decidono chi segnerà il prossimo gol. Ma nel calcio esistono anche la memoria e le suggestioni, il peso dei precedenti e quella sensazione difficile da spiegare che accompagna una squadra quando torna in un luogo dove le cose sono andate ripetutamente male. 

Una serie negativa può diventare un pensiero fisso, insinuarsi nella testa e condizionare anche le partite che devono ancora cominciare. Per questo il Foggia dovrà essere bravo a non trasformare il passato in una condanna. La vittoria di gennaio dimostra che l’avversario si può battere; le sconfitte in trasferta ricordano, però, quanto sia difficile riuscirci proprio sul suo campo. Giugliano oggi: una prova di carattere, prima ancora che una questione di numeri. E poi c’è il domani, che nel calcio non è mai scritto. 

La domanda è inevitabile: Giugliano continuerà a essere un cattivo pensiero oppure il Foggia riuscirà finalmente a cambiare il finale di questa storia? Non si tratta soltanto di aggiornare una statistica. Si tratta di dimostrare che le ferite del passato non sono diventate un destino, che la caduta in Serie D non deve trascinare con sé ogni nuova stagione e che anche i tabù più ostinati possono essere abbattuti.

Servono attenzione, personalità, concretezza. Soprattutto, serve la capacità di restare dentro la partita quando le cose si complicano, senza farsi condizionare dalla paura di rivivere lo stesso copione. La memoria, del resto, è una compagna ingombrante. Ti ricorda quello che hai conquistato e ti rinfaccia quello che hai perduto.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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