Una delle conseguenze dalla pandemia Covid è stata quella di far sospendere diversi processi decisionali, anche nel mondo della scuola dove ora si ricomincia a parlare con una certa convinzione di un nuovo programma di dimensionamenti degli istituti. E in effetti la questione ha già preso vita a livello nazionale, visto che dal ministero dell’Istruzione hanno ipotizzato un nuovo parametro per il mantenimento dell’autonomia di una scuola, vale a dire tra 900 e 1.000 alunni.
Il numero è stato già fortemente contestato a praticamente tutte le latitudini, anche se molti non sanno che il ragionamento dei burocrati del dicastero non è focalizzato (come sarebbe invece naturale) sulle esigenze degli alunni, bensì sulle figure apicali dei dirigenti e dei direttori amministrativi. Il meccanismo lo spiega bene a l’Attacco Riccardo Tibelli, il capo dell’istituto comprensivo Mandes, con sede a Casalnuovo, e con plessi anche a Casalvecchio e Castelnuovo.
“A Roma hanno sostanzialmente preso il numero totale della popolazione scolastica di una regione e lo hanno diviso per quello da loro fissato – ha riferito – e il risultato finale è quello dei dirigenti e Dsga da dislocare sui territori. Come? Questo poi lo può decidere ogni singola regione, interpretando e applicando le esigenze che possano emergere dai suoi territori a livello provinciale, comunque di concerto con i Comuni o con la Province che dispongono delle strutture e possono realizzare propri piani specifici. In altre parole, non è detto che venga soppressa una scuola con 600 alunni solo perché non raggiunge la quota indicata, perché magari quella ha una copertura territoriale molto più ampia rispetto a un’altra più popolosa ma più ristretta nella sua collocazione”.
Al momento, al netto delle decisioni che non sono state ancora prese, la situazione sui Monti dauni conta quattro entità pubbliche: oltre a quella di Casalnuovo, esiste il comprensivo Roseti di Biccari, con competenza anche su Alberona e Roseto e guidato da Diana Riccelli, e poi il “Monti dauni” di Celenza Valfortore che abbraccia anche Carlantino, San Marco la Catola, Volturino e Motta, al momento retto dalla stessa Riccelli. Numericamente i primi due stanno oltre i 500, mentre l’ultimo supera di poco le 400 unità, e sarebbe proprio questo il più a rischio di smembramento, come peraltro era stato già indicato a dicembre scorso in una apposita delibera della Giunta regionale. Il progetto dovrebbe prevedere la distribuzione dei plessi tra gli altri due superstiti, vale a dire Celenza, Carlantino e San Marco al Mandes, mentre al Roseti andrebbero Motta e Volturino, il cui sindaco Francesco Di Pasqua, però, ha chiesto l’accorpamento a un qualsiasi istituto di Lucera, ritenuto più idoneo per comodità logistica e per la maggiore pertinenza con l’Ambito del Piano sociale di zona.
Per settembre, comunque, nulla si muoverà perché è stata la stessa Regione ha esprimere il rinvio al 2024 per “l’eventuale soluzione della criticità, alla luce delle nuove disposizioni della Legge di bilancio 2023”.
Discorso a parte, comunque, fa l’istituto omnicomprensivo di Bovino, nato nel 2019 e diretto da Ottone Perrina. Al suo interno frequentano dall’infanzia fino alla secondaria di secondo grado, a sua volta suddivisa nei licei scientifici di Bovino e Accadia, e i professionali di Bovino e Deliceto, ma con i livelli inferiori conta strutture anche a Panni e Castelluccio dei Sauri.
A Lucera, invece, i tre istituti comprensivi galleggiano abbastanza agevolmente sopra il parametro, di poco superiore al Bozzini-Fasani e ampiamente sopra i mille al Manzoni-Radice e Tommasone-Alighieri.
La situazione più complessa riguarda la secondaria di secondo grado, anche se non certamente il liceo Bonghi-Rosmini che offre gli indirizzi del classico, scientifico e scienze umane e artriva a toccare quota 1.100 alunni, diretti da Matteo Capra.
Discorso diverso è per gli altri due, vale a dire il Convitto Bonghi (di cui proprio Capra ha la reggenza), con le sue proposte a carattere professionale, che si attesa poco meno della 600 unità, e l’Itet “Vittorio Emanuele III” con i suoi indirizzi commerciali, tecnico e tecnologico che supera di poco i 500 alunni. E in effetti l’istituto di Viale Dante aveva già perso l’autonomia nel recente passato, poi “recuperata” grazie all’abbassamento del parametro a 500 disposto nel 2021 dal Governo Conte e guidato da Laura Flagella. Ora è possibile che tutto torni di nuovo in discussione, con l’ipotesi più accreditata dagli esperti di unire le due scuole e formare un unico grande contenitore di tutte le altre attività non umanistiche.
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