Altro devastante incendio si porta via 15 baracche. Nessun morto né ferito. “Migranti hanno perso tutto”

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Un altro incendio di vasta portata è tornato a insidiare la vita degli abitanti della cosiddetta “pista”, ovvero il ghetto di Borgo Mezzanone - il cui Comune di Manfredonia è destinatario di oltre 50 milioni di euro della Missione 5 del Pnrr per il superamento di quell’insediamento informale - che ospita oltre 1500 migranti africani. Il rogo si è sviluppato intorno alle ore 22 di giovedì, coinvolgendo poco più di una dozzina di baracche e alloggi di fortuna costruiti in parte in muratura, in parte in lamiere e legno. Le fiamme sarebbero partite in modo accidentale e solo per un caso fortuito non hanno causato feriti né intossicati.

Sul posto, chiaramente, si è reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco, non solo del presidio locale sipontino ma anche dei distaccamenti vicini, che sono infine riusciti, con non poca difficoltà, ad arginare e a spegnere le fiamme di un incendio che, secondo quanto raccontano gli stessi braccianti stranieri, sarebbe durato circa 4 ore. E’ stato anche allertato, a scopo preventivo, il personale del 118. Sull’accaduto sono in corso gli accertamenti della polizia, per un rogo di cui, al momento, gli stessi migranti che l’hanno subìto pare ignorerebbero la causa scatenante. Con le altissime temperature di questi giorni, infatti, basterebbe una scintilla originata da un cortocircuito anche piccolissimo per far divampare velocemente le fiamme.

Per fortuna molti degli abitanti ora rimasti senza un tetto (si tratta di quasi 30 persone) non erano ancora rientrati nelle loro abitazioni quando le lingue di fuoco hanno cominciato a prendere piede. Altri, invece, avvertita la puzza di fumo e fiutata la presenza delle fiamme, sono riusciti a scappare e a mettersi in salvo per tempo. Molti di loro non sono neppure riusciti a prendere alcun effetto personale prima di fuggire, qualcun altro soltanto uno zaino con le cose più essenziali.

A raccontare, ieri mattina, alcuni dettagli dell’accaduto nonché l’aggiornamento della situazione, a poche ore dalla nuova (purtroppo solita) emergenza, Emanuela Mitola della Flai Cgil, il sindacato che da diverse settimane ha inaugurato un presidio fisso di assistenza burocratica, mediazione culturale, inclusione sociale e formazione linguistico-occupazionale (con, tra le altre cose, corsi di italiano e per patenti di guida) a favore degli abitanti del ghetto di Borgo Mezzanone. “Ieri sera – racconta Mitola - intorno alle ore 22.30 mi sono giunte al telefono le chiamate di alcuni nostri iscritti che mi dicevano che era in atto l’incendio, divampato da poco, e che oltre una dozzina di baracche stavano andando a fuoco. Fortunatamente non ci è scappato il morto questa volta, tanto meno nessuno è rimasto ferito. Ma i migranti le cui baracche sono state distrutte dal rogo hanno perso praticamente tutto, compresi i documenti, anche loro bruciati tra le fiamme. Stiamo cercando – spiega la sindacalista, che ieri era regolarmente all’opera nel ghetto per cercare di prestare tutto l’aiuto possibile agli ‘sfollati’ - di raccogliere i nominativi della totalità di persone che hanno perso i documenti a causa dell’incendio divampato all’interno delle loro abitazioni, in modo tale da poter chiedere alla Prefettura un canale preferenziale, più celere, per il rilascio di duplicati, perché altrimenti, di solito, per questo tipo di pratiche si impiegano alcuni mesi solo per ottenere un appuntamento in Questura, dato il sotto organico che notoriamente da tempo attanaglia la sede della polizia di Foggia. Quei migranti – prosegue Mitola – ora sono rimasti davvero senza nulla: hanno bisogno di qualsiasi cosa, vestiti, materassi e tutto l’essenziale per la quotidianità. Ecco perché stiamo pensando di lanciare un appello presso la rete di prossimità territoriale, magari coinvolgendo anche la Caritas diocesana, per tentare di acquisire attraverso donazioni tutto il necessario che possa servire ai migranti per andare avanti in questi giorni difficili. Sono molto arrabbiati – conclude la giovane attivista della Flai Cgil - anche se non si sono persi d’animo e stanno già ricostruendo nuove baracche”.

C’è poi un’altra questione (sempre di natura abitativa) che molto presto i braccianti africani di Borgo Mezzanone potrebbero voler sottoporre in via urgente alla Prefettura di Foggia. “Sono costretti a vivere in misere baracche – spiega sul punto Mitola – quando invece almeno alcuni di loro potrebbero risiedere nei container nuovi di zecca, ma vuoti, a ridosso dell’insediamento. Container mai assegnati da quando sono stati edificati (cioè nel 2020 dalla Regione Puglia per l’emergenza pandemica, ndr). Recentemente ho sentito che si stava lavorando per assegnarli finalmente ai migranti ma non si capisce per quale motivo siano ancora chiusi dopo così tanto tempo dalla loro installazione”.

C’è infine chi segnala che qualche giorno fa all’ingresso della “pista” c’erano roghi di pneumatici, e che, in situazioni del genere, c’è pur sempre da attendersi che da un momento all’altro possa giungere l’evento catastrofico. All’ingresso (ma non solo) del ghetto, infatti, spesso si accumulano enormi quantità di immondizia, abbandonata anche da persone che arrivano dall’esterno o da camion aziendali, come se quel luogo fosse concepito unicamente come una discarica a cielo aperto. Il servizio pubblico di raccolta rifiuti al ghetto di Borgo Mezzanone è praticamente fantasma e dunque ridurre il pattume con il fuoco, per i migranti, a volte, è l’unico modo per fare un po’ di pulizia.

Ovviamente non è la prima volta che la “pista” (così come gli altri insediamenti informali di Capitanata) viene presa d’assalto dalle fiamme, specie nel periodo estivo, con conseguenze anche molto più gravi rispetto a quelle annoverate da quest’ultimo episodio.

A giugno di 3 anni fa le fiamme si portarono via la vita di un immigrato. Si chiamava Ben Ali Mohamed, ma tutti lo chiamavano Bayfall, aveva 37 anni e veniva dal Senegal. Un dramma che ricordò quello di poco più di un anno prima, quando il 26 aprile 2019 il gambiano di 26 anni Samara Saho morì in un rogo divampato nella sua baracca, probabilmente per un corto circuito partito da uno dei tantissimi allacci non a norma del ghetto.  

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testatina dillo al direttore WEB

 

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