“Intendiamo andare fino in fondo”. Così commentano a l’Attacco fonti romane di Fratelli d’Italia a pochi giorni dalla mossa dei parlamentari pugliesi di centrodestra, che hanno sollecitato “un approfondimento” da parte del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sull’inchiesta che ha portato all’arresto di 135 persone a Bari e ha svelato i presunti rapporti tra mafia e politica. Dopo la richiesta che gli atti vengano assunti dalla Commissione parlamentare antimafia – che ha i poteri dell’autorità giudiziaria – i parlamentari pugliesi martedì scorso hanno incontrato Piantedosi. Sono saliti al Viminale il viceministro alla giustizia Francesco Paolo Sisto, il vicepresidente della commissione antimafia Mauro d’Attis (entrambi di FI), il sottosegretario Marcello Gemmato e il senatore Filippo Melchiorre (FdI), i parlamentari della Lega Roberto Marti, Davide Bellomo e Rossano Sasso. Dunque la delegazione era composta da tutti i parlamentari di Bari e dai tre coordinatori regionali dei partiti di centrodestra (FI, FdI, Lega). Il refrain di questi giorni è chiaro: per fatti molto meno gravi è stato avviato l’iter di accesso agli atti da parte della Prefettura, come avvenuto nel 2021 per Foggia. Di certo, per ora, il centrodestra intende sollevare la questione politica. “Abbiamo incontrato il ministro Piantedosi”, hanno spiegato i parlamentari di centrodestra, “per rappresentargli quanto sta emergendo dalla lettura dei provvedimenti giudiziari (ordinanza di custodia cautelare e decreto di amministrazione giudiziaria) che conclamano, tra l’altro, l’infiltrazione mafiosa all’interno dell’amministrazione comunale di Bari e di una sua partecipata. Al termine dell’incontro il ministro ha assicurato che compulserà gli uffici territoriali per gli approfondimenti del caso”.
Lo scioglimento del consiglio comunale barese appare improbabile a diversi addetti ai lavori, sia perché si tratta della terza città del sud Italia sia per le parole del procuratore della DDA di Bari Roberto Rossi, che ha sottolineato l’impegno dell’amministrazione Decaro in favore della legalità e contro la criminalità.
Ma al contempo le fonti del partito della presidente del Consiglio fanno notare che, per quanto il voto di scambio sia una fattispecie gravissima di reato, serve il rischio di condizionamento dell’attività amministrativa per spingere il prefetto ad attivarsi.
Opposto il parere dell’onorevole Marco Lacarra del Pd: “Penso che gli atti chiariscano in modo inequivocabile come del resto anche sottolineato dal procuratore Rossi, quanto l’amministrazione comunale di Bari abbia fatto in questi anni per respingere qualsiasi tentativo di infiltrazione criminale al suo interno. Tentativi che sono stati respinti al mittente e credo che l’amministrazione ne esca in maniera intonsa. Mi dispiace che ci sia qualche collega di centrodestra che si preoccupa di distruggere soprattutto quella che è l’aspettativa dei baresi di avere tra qualche mese una nuova amministrazione”.
“Voglio solo segnalare - dichiara il parlamentare barese al quotidiano l’Attacco - che un eventuale scioglimento, che non ha nessun motivo di natura giuridica o fattuale nella realtà della situazione, comporterebbe un rischio che il provvedimento possa avvenire anche dopo le elezioni. E quindi con il nuovo Consiglio Comunale che sarebbe assolutamente ignaro, più di quello attuale, si verrebbe a comminare una sanzione che credo sia davvero una punizione per una città che cresce, una città che in questo momento è al centro dell’attenzione nazionale non certo per le vicende criminali ma per essere un polo turistico e un polo culturale di grande spinta e di grande crescita”.
“Direi - aggiunge Lacarra - che è una offesa ai baresi, uno schiaffo alle persone perbene, soprattutto ai componenti dell’amministrazione attuale che non hanno nessuna colpa e meritano tutta la stima e la considerazione che hanno conseguito sul campo”.
“A mio avviso - ribadisce l’ex segretario regionale del Partito democratico - si tratta di fenomeni assolutamente circoscritti, come è stato detto, che riguardano alcune persone peraltro, e non mi va di fare speculazione politica ma sono costretto a farlo, elette nel centrodestra che poi hanno “simpatizzato” col centrosinistra. Credo che prima di fare del moralismo bisognerebbe anzitempo guardare quando si decidono le candidature e stare attenti. Noi certamente saremo attenti per le elezioni amministrative per fare in modo che le candidature siano tutte al di sopra di ogni sospetto. Mi aspetto dal centrodestra - conclude Marco Lacarra - un impegno di questo tipo piuttosto che gettare fango su chi non se lo merita”.
Replica Davide Bellomo, parlamentare della Lega: “Lo spaccato che emerge è che la più grossa società partecipata del Comune (Amtab) era infiltrata dalla mafia, non un fatto episodico ma controllava con i vertici del clan Parisi una struttura pubblica. Nelle pagine del procedimento si evince che il numero 2 del clan si lamenta del fatto che il presidente Amtab, avrebbe voluto assumere qualcuno dei suoi e questi a sua volta gli fa capire che la società è sua e che quindi loro dovevano determinare ogni cosa si svolgesse all’interno. Non c’era manifestazione pubblica, nulla se non che fosse organizzato da persone che la mafia voleva svolgessero quel tipo di lavoro. E’ uno spaccato ancora più sconcertante poichè c’è il presidente dell’epoca il quale si lamentava che anch’egli a sua volta avrebbe voluto assumere delle persone che gli sarebbero servite per fini elettorali. Decaro poteva anche non sapere ma è più grave il non essere intervenuti. E’ questo un dato inequivocabile”.
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