In questo 2026 è decisamente cambiato tutto il modo di vedere e gestire il bubbone estetico di Piazza Duomo a Lucera, dove da quasi 25 anni fa brutta mostra di sé Palazzo Sant’Anna, ridotto a rudere senza che ben cinque Amministrazioni comunali, tanto meno tre commissari prefettizi, siano riusciti a risolvere la questione. Gli ultimi accadimenti mostrano comunque un’evidente accelerata proprio in questi primi mesi dell’anno in corso, perché a febbraio, per esempio, due funzionari della Soprintendenza erano andati in veste ufficiale sul posto per verificare lo stato dei luoghi. Gli architetti Italo Muntoni e Viviana Baldassarre però non erano potuti entrare fisicamente nell’edificio, perché la proprietà non aveva con sentito loro di accedere dal retro in Via d’Angicourt. Pierluigi Ciccarelli aveva riferito, alla presenza della polizia locale, di non avere con sé in quel momento le chiavi dei lucchetti e quindi gli emissari si sono dovuti accontentare di una ricognizione esterna. Ma si trattava solo di un arrivederci, perché nel frattempo il Comune ha interessato l’autorità giudiziaria che qualche giorno fa ha emesso un provvedimento in cui ha autorizzato l’ingresso con qualunque modalità. In realtà mercoledì mattina non è stato necessario “forzare” nulla, perché il lucchetto era ancora quello apposto a seguito dei recenti lavori effettuati sulla recinzione. Tuttavia l'accesso è formalmente avvenuto sotto la guida dei vigili del fuoco diretti sul posto dal comandante provinciale Giulio Capuano, e alla presenza dei carabinieri della Compagnia e con l'ausilio della polizia locale. Perché questo impulso mai registrato prima? C’è da capire bene quale sia la situazione di conservazione del bene storico-artistico, specie dopo il cambio di approccio da parte di Palazzo Mozzagrugno, sia dal punto di vista edilizio che puramente amministrativo. Per questo secondo filone, l’assessore al Patrimonio Sefora Tetta si è fatta carico nei mesi scorsi di un approfondito studio dell’intero dossier, arrivando alla conclusione che la competenza dell’immobile sarebbe dovuta rimanere sempre pubblica, ritenendo che siano quindi nulle tutte le compravendite succedutesi dal 2002 a oggi, quando l’Ipab che lo gestiva lo cedette a una società di San Severo, dopo essere stato per secoli un orfanotrofio e scuola elementare.